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Docente maltratta alunno: che fare?

2 Marzo 2021 | Autore:
Docente maltratta alunno: che fare?

Quando offese e insulti dell’insegnante a bambini e ragazzi costituiscono reato: dall’abuso dei mezzi di correzione e di disciplina al delitto di maltrattamenti.

Non ci sono solo le botte: i maltrattamenti possono avvenire in tanti altri modi diversi dalle percosse fisiche, come le parolacce o le umiliazioni rivolte ad un bambino, che fanno tanto più male psicologicamente quanto più chi le riceve è in tenera età. Il malessere che ne deriva è profondo e traumatico e può avere serie ripercussioni nella crescita. Così, quando un docente maltratta un alunno, che fare? La giurisprudenza adotta la linea dura e, in alcune recenti occasioni, ha stabilito che tale condotta costituisce reato.

Esiste infatti una precisa fattispecie, prevista dalla legge come delitto, che è volta a reprimere l’abuso dei mezzi di correzione o di disciplina nei confronti dei bambini e ragazzi soggetti all’autorità del loro maestro o professore. Ciò si verifica sia quando è lo stesso insegnante a compierle, sia quando egli istiga gli altri allievi a realizzarle, come nel caso in cui provochi gli altri bambini a denigrare e canzonare il loro compagno. E nei casi più gravi e ripetuti scatta un reato ancora più grave, quello di maltrattamenti.

Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina

Il reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina [1] può essere commesso da qualunque docente, di ogni ordine e grado «in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia». Il reato non è di tipo abituale e, dunque, è sufficiente un solo atto di eccesso dall’uso legittimo dei consueti mezzi di correzione o di disciplina per sconfinare nell’abuso.

Così l’insegnante non può picchiare un alunno con schiaffi, tirate di orecchie o bacchettate sulle dita, ma neppure può offenderlo, umiliandolo ed ingiuriandolo; e se il reato viene compiuto davanti a tutta la classe le conseguenze lesive dell’offesa sono ancora più gravi, per la mortificazione psicologica che evidentemente ne deriva.

La pena prevista è la reclusione fino a 6 mesi «se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente» mentre se si verificano effettive lesioni personali, lievi o gravi, si applicano le più severe pene previste per tali delitti, che possono arrivare a 7 anni di reclusione se la malattia si protrae oltre 40 giorni [2].

Abuso dei mezzi di correzione: quando si verifica

Il reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina prescinde dall’età dell’alunno (che quindi può essere minorenne o maggiorenne, come nel caso degli studenti universitari o degli ultimi anni di scuola superiore) ed è a condotta “aperta”, nel senso che ad integrare l’abuso dei mezzi educativi può essere sufficiente – come ha affermato di recente la Corte di Cassazione [3] – che l’insegnante «umili, svaluti, denigri o violenti psicologicamente un alunno causandogli pericoli per la salute».

La Suprema Corte ricorda a tal proposito che «il potere educativo o disciplinare deve sempre essere esercitato con mezzi consentiti e proporzionati alla gravità del comportamento deviante del minore, senza superare i limiti previsti dall’ordinamento o consistere in trattamenti afflittivi dell’altrui personalità».

Nel caso deciso, una maestra elementare aveva maltrattato psicologicamente e fisicamente un alunno con varie azioni offensive, tutte compiute in ambito scolastico con un «reiterato e sistematico svilimento del minore» che avevano compreso anche «condotte violente poste in essere a suo danno da altri bambini su istigazione della maestra».

La prova del danno riportato dal bambino è emersa nel processo penale dalla constatazione – si legge nella sentenza – «dei segni delle violenze subite e della sintomatologia soggettiva evidenziata dal piccolo», corroborata dai racconti dei testimoni escussi e dai certificati medici acquisiti agli atti.

Maltrattamenti dell’insegnante ai danni degli alunni

In un altro caso, la Corte di Cassazione [4] è stata ancora più severa ed ha qualificato come delitto di “maltrattamenti” verso i fanciulli [5], punito con la reclusione da uno a 5 anni e fino a 8 anni in caso di lesioni gravi, la condotta di un docente che aveva «umiliato ed offeso» un ragazzo dodicenne, «abitualmente apostrofandolo con epiteti e frasi oggettivamente scurrili durante le lezioni e in presenza di tutta la classe»: il professore lo aveva ingiuriato più volte davanti ai compagni, definendolo “deficiente”, “fetente” ed usando altri epiteti simili.

Maltrattamenti e abuso di mezzi di correzione: differenza

La Suprema Corte [6] ha spiegato qual è la differenza tra il più grave reato di maltrattamenti e quello, più lieve, di abuso dei mezzi di correzione, sottolineando che: «Qualsiasi forma di violenza, sia essa fisica che psicologica, non costituisce mezzo di correzione o di disciplina, neanche se posta in essere a scopo educativo; e, qualora di essa si faccia uso sistematico, quale ordinario trattamento del minore affidato, la condotta non rientra nella fattispecie di abuso dei mezzi di correzione, bensì, in presenza degli altri presupposti di legge, in quella di maltrattamenti».

Invece – chiarisce il Collegio – l’abuso dei mezzi di correzione o di disciplina «consiste nell’uso non appropriato di metodi, strumenti e, comunque, comportamenti correttivi od educativi, in via ordinaria consentiti dalla disciplina generale e di settore nonché dalla scienza pedagogica» e fa l’esempio dell’esclusione temporanea dalle attività ludiche o didattiche (cioè il cosiddetto “castigo” o la sospensione), oppure l’adozione di «forme di rimprovero non riservate» e, dunque, rivolte in pubblico di fronte ai compagni.

Quando i mezzi di correzione sono legittimi

Perciò – chiarisce la sentenza – l’uso dei mezzi di correzione da parte dell’insegnante «deve ritenersi appropriato, quando ricorrano entrambi i seguenti presupposti:

  • la necessità dell’intervento correttivo, in conseguenza dell’inosservanza, da parte dell’alunno, dei doveri di comportamento su di lui gravanti;
  • la proporzione tra tale violazione e l’intervento correttivo adottato, sotto il profilo del bene-interesse del destinatario su cui esso incide e della compressione che ne determina».

Dunque, i principi cardine da rispettare per avere un uso legittimo e non penalmente rilevante dei mezzi di correzione o di disciplina adottati dal docente sono quelli di necessità e di proporzione, da adattare alle concrete circostanze.

Quando e come denunciare un insegnante

I reati che abbiamo esposto sono procedibili d’ufficio; perciò non occorre la querela ed è sufficiente la denuncia, che può essere sporta alla Procura della Repubblica, anche attraverso le forze di Polizia, dai genitori o da chiunque sia a conoscenza degli episodi accaduti (altri docenti, personale scolastico). Ricorda che il bambino, specialmente se è piccolo o affetto da disabilità, potrebbe avere timore a riferire i maltrattamenti subiti e manifestare ritrosia anche con i suoi genitori a raccontare il comportamento dell’insegnante; in tal caso, se non ci sono segni visibili di percosse ma il bimbo è alterato e nervoso dopo le lezioni ed ha paura di tornare a scuola, è consigliabile avere un supporto psicologico, che potrà essere fornito da uno specialista privato o dai servizi del Comune, in modo da ricostruire meglio l’accaduto.

Le indagini si svolgono attraverso la Polizia giudiziaria incaricata dal Pubblico ministero, che acquisisce le testimonianze necessarie, comprese quelle dei compagni, e spesso provvede ad installare telecamere in classe per verificare le condotte del docente verso gli alunni. La magistratura inquirente approfondirà e valuterà gli episodi così ricostruiti e se si configurano fatti reato provvederà a formulare l’imputazione nei confronti dell’insegnante e ad adottare le misure cautelari necessarie per impedire la reiterazione dei maltrattamenti.

Per analizzare altri casi leggi anche questi articoli:


note

[1] Art. 571 Cod. pen.

[2] Art. 582 e art. 583 Cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 8035/21 del 1.3.2021.

[4] Cass. sent. n. 3459/21 del 27.01.2021.

[5] Art. 572 Cod. pen.

[6] Cass. sent. n. 11777/20 del 21.01.2020.

Autore immagine: canva.com/


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3 Commenti

  1. I bambini sono le creature più fragili che dovrebbero trovare in noi adulti sempre un punto di riferimento, una guida in grado di tutelarli e proteggerli. E’ vergognoso quando un insegnante si comporti in modo totalmente opposto e attiri sul piccolo e sui suoi problemi (ad esempio, un disturbo di apprendimento, di comportamento, una disabilità) la derisione della classe. Da denuncia!

  2. Spesso, pensiamo che siano i giovani i bulli, ma spesso sono proprio coloro che dovrebbero dare il buon esempio a comportarsi male e a dare aggettivi vergognosi ai nostri figli facendo crescere in loro l’insicurezza e una bassa autostima. Come si fa ad essere così insensibili e irresponsabili?

  3. Se venissi a sapere che mio figlio viene maltrattato in classe dall’insegnante farei passare una bella giornata in questura al docente e al dirigente che non vigila su quello che succede in classe, perché a mio parere anche la scuola è responsabile. I nostri giovani vanno a scuola per imparare e studiare, non per essere maltrattati da professori insoddisfatti e con rabbia repressa!!!

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