Lavoro e Concorsi | Articoli

Esame avvocato 2021

1 Marzo 2021 | Autore:
Esame avvocato 2021

La lotta alla povertà e all’esclusione sociale è uno degli obiettivi specifici dell’Unione Europea nell’ambito della sua politica sociale.

L’avvocatura italiana, per cause interne ed esterne, è aumentata di numero con progressione geometrica ma con altrettanta geometria si è impoverita e ha perduto la sua funzione di guida nella società.

È circostanza nota che ben 140 mila avvocati su 250 mila hanno fatto richiesta del bonus da € 600,00 elargito dallo Stato nella pandemia.

Eppure, non si spiega all’esercito dei 26.000 candidati al prossimo esame di avvocato che, superandolo, avranno solo il lasciapassare alla povertà che lo Stato da anni non contrasta, ma anzi facilita, usando la professione forense come un ammortizzatore sociale, senza rendersi conto dei numeri, del rapporto con la popolazione, degli squilibri fra nord e sud, sia in termini numerici che reddituali, dello squilibrio di genere in termini di reddittività.

Le istituzioni forensi si occupano solo di come fare l’esame di Stato ma non dei problemi, macroeconomici, sottostanti. E’ evidente che avranno un futuro solo i figli di avvocati affermati con clientela consolidata e pochi altri fortunati perché da tempo l’ascensore sociale si è fermato. E’ di questi giorni la notizia che “solo il 12% dei figli si laurea se i genitori sono poco istruiti”.

Il Presidente del COA di Milano aveva proposto come unica possibile alternativa alle prove scritte dell’esame di abilitazione forense – chiaramente impraticabili in tempo di pandemia – di modificare per quest’anno la formula prevedendo soltanto un’orale “rafforzato”.

È notizia di queste ore che l’orale rafforzato diventerà realtà perché la Ministra Cartabia pensa ad un decreto legge per modificare le regole. Tutto bene ma il problema sostanziale è altro se non vogliamo dare il passaporto per la povertà.

Sarebbe quindi l’occasione giusta per affrontare, e provare a risolvere, due problemi che sono: la numerosità, assolutamente insostenibile, dell’avvocatura italiana e il calo dei redditi.

I giovani candidati hanno certamente diritto di accedere alla professione forense ma la professione non deve essere un ammortizzatore sociale, come è diventata ora, ma una professione che dia risposte, immediate e certe, ai cittadini.

Non basta quindi modificare le regole di accesso alla professione in tempo di pandemia ma proprio in tempo di pandemia, attraverso le risorse del Recovery Plan, riorganizzare la professione forense cercando di ridarle la dignità perduta, sia in termini numerici, deontologici ed economici.

Fonte: Diritto e Giustizia



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

10 Commenti

  1. ma per favore. Se siamo a questo punto la colpa è solo della avvocatura stessa. Solo in Italia abbiamo un sistema del genere. I vertici hanno fatto sempre solo gli interessi di pochi e datati professionisti. Nessuna visione per i giovani che devono lavorare a gratis per ore, spesso risultando più preparati dei propri dominus. Il covid ha cambiato il mondo eppure qualcuno ancora non lo vede. Non ci si è resi conto di essere seduti su una bomba pronta ad esplodere da decenni: chi doveva decidere ha sempre tenuto gli occhi chiusi. D’accordo, non va solo riformato l’esame, probabilmente va resa a numero chiuso l’università. Ma smettiamola con la dialettica del: prima bisogna cambiare per tutto per cambiare qualcosa. Il cambiamento dell’esame è già un primo passo. Se poi avete paura dei giovani, della specializzazione, della tecnologia allora forse il mercato vi ha già fatto fuori. E tengo a precisare che io sono d’accordo su una ampia riforma delle facoltà di legge. Ma trovo sconvolgente il modo di esprimersi di OCF e CNF: “abbiamo avviato una riflessione interna sulle abilitazioni”. Il modo di esprimersi fa capire uno stile vetusto e totalmente antiriformista. Perciò evitiamo di dire che le cause dell’avvocatura sono esterne. Sono interne e i giovani ne stanno pagando le conseguenze. Bel modo di fare.

    1. Pienamente d’accordo. I giovani pagano un sistema che per decenni ha permesso agli stessi avvocati che oggi si lamentano di essersi abilitati con facilità, senza trasparenza e scopiazzando cassazioni (magari al sud). Ridicolo. Eppure ergono muri. La strada è la specializzazione, la riforma delle facoltà dove si studiano materie vecchie e spesso inutili ai fini lavorativi. Bene la riforma, seppur emergenziale, dell’esame non oggettivo e fermo agli anni 20, ora si vada spediti verso una riforma veloce di facoltà ed esame. Allucinante sentire la politica dire :”nel 2021 bisogna mantenere una bella calligrafia”. Fa capire la condizione dell’italia, l’arretratezza, la mancanza di argomentazioni per mantenere questo esame e quindi la volontà di sbarrare e arricchire solo i vecchi.

    2. Pienamente d’accordo. I giovani pagano un sistema che per decenni ha permesso agli stessi avvocati che oggi si lamentano di essersi abilitati con facilità, senza trasparenza e scopiazzando cassazioni. Ridicolo. Eppure ergono muri. La strada è la specializzazione, la riforma delle facoltà dove si studiano materie vecchie e spesso inutili ai fini lavorativi. Bene la riforma, seppur emergenziale, dell’esame non oggettivo e fermo agli anni 20, ora si vada spediti verso una riforma veloce di facoltà ed esame. Allucinante sentire la politica dire :”nel 2021 bisogna mantenere una bella calligrafia”. Fa capire la condizione dell’italia, l’arretratezza, la mancanza di argomentazioni per mantenere questo esame e quindi la volontà di sbarrare e arricchire solo i vecchi.

  2. Ma che situazioni assurde… A poco più di un mese dall’esame di abilitazione professionale, solleva ancora la questione degli scritti. Ma ormai le persone si sono organizzate e preparate anche psicologicamente al sostenimento delle prove scritte. Di punto in bianco, ritorna ad aprirsi la questione dell’orale rafforzato. Così si destabilizzano le persone. E già stiamo vivendo la pandemia, poi mettici l’ansia di queste incertezze e siamo a posto!

  3. Ancora si riapre la polemica sugli scritti? Ma è inutile che ne parlino a ridosso dell’esame, questo serve solo per aumentare le preoccupazioni verso le prove e tanto alla fine si sa che non cambieranno un bel niente. Questa proposta è stata riportata già in passato e non se n’è fatto nulla. Si facessero il segno della croce, perché non toglieranno mai gli scritti!

  4. Ormai, ci sono talmente tanti avvocati o aspiranti tali che non se ne può più. Sono pochi quelli che guadagnano veramente bene e che hanno studi affermati. Molti devono rincorrere i clienti per i pagamenti e fatturano meno di quanto ci si possa immaginare. Forse, un tempo, la professione assicurava maggiori entrate, ma oggi la situazione è seriamente triste

  5. La maggior parte di quei soggetti che oggi si lamenta: siamo in troppi a fare gli avvocati è la stessa fazione che decenni fa ha usufruito di sistemi poco trasparenti per diventare avvocato. Abilitazioni facili al sud e raccomandazioni. Ma ora si vuol far credere che il numero alto sia un problema da far pagare ai giovani. Lo sanno tutti che questo esame è una farsa clamorosa: scritti non meritocratici e sistema per cui dopo 5 anni di università, 30 esami , una tesi, 18 mesi di pratica, 90 udienze minimo, magari un master, ancora c’è bisogno di una abilitazione per certificare se uno sa o no fare questo mestiere, o peggio ancora come dicono alcuni “se si sa o meno la grammatica” (pazzesco). Come se tutto quello che si ha fatto in precedenza fosse aria. Quante volte devono essere valutati questi ragazzi? Non è forse il caso che come tutti crescano lavorando? Vogliamo cominciare a capire che il mondo non va nella direzione del “faccio un po’ di tutto?” Servono una specializzazione e la chiusura delle università. Serve inserire tirocini durante le università per comprendere quale professione “legale” può essere la propria. Servono confronti con professionisti per capire le proprie inclinazioni. Non rendere gli esami impossibili alla fine di un percorso già tosto. La strozzatura alla fine è vergognosa.

  6. Se si ritiene che il numero degli avvocati sia elevato allora la soluzione è solo una programmare il numero di accesso alle facoltà di giurisprudenza.
    Il fatto che 140 mila avvocati abbiano richiesto il bonus non dice assolutamente nulla. Ciò che si fattura è una cosa e ciò che s’incassa è un’altra. Il bonus è stato richiesto anche da avvocati sindaci di importanti capoluoghi e da parlamentari. Nella professione il mercato fa la selezione e se ci sono avvocati infelici della loro situazione professionale dovrebbero seriamente pensare di cambiare lavoro, se non lo fanno è perchè poi così male non stanno. A questo voglio solo aggiungere che non tutti gli abilitati alla professione svolgono la professione, anzi spesso fanno altro o ambiscono ad altro. In conclusione un articolo decisamente demenziale che dimostra chiaramente che il problema non sono (solo) i praticanti ma in primis chi già appartiene alla categoria e che francamente dovrebbe forse pensare ad aprirsi una tabaccheria o altro.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube