Malattia non pagata ai docenti per gli effetti del vaccino

2 Marzo 2021 | Autore:
Malattia non pagata ai docenti per gli effetti del vaccino

In caso di malessere accusato dopo la puntura, se il personale scolastico resta a casa, interviene la trattenuta Brunetta sulla busta paga.

È abbastanza comune che chi ha fatto il vaccino anti-Covid avverta nei giorni successivi un certo malessere accompagnato da febbre e mal di testa. Sono tra i normali effetti collaterali del siero, sintomi che si risolvono in breve tempo ma che «invitano» un lavoratore a restare a casa in malattia.

Bene: se il dipendente in questione è un docente o, comunque, lavora nel settore della scuola, si troverà in busta paga una trattenuta per i giorni di assenza. Si tratta della cosiddetta «trattenuta Brunetta», una legge che risale al 2008, cioè ai tempi in cui l’attuale ministro della Pubblica Amministrazione occupava lo stesso incarico nell’ultimo Governo Berlusconi. Il provvedimento prevede che nei primi 10 giorni di assenza per malattia lo stipendio degli insegnanti venga privato di ogni indennità, emolumento o qualsiasi altro trattamento economico accessorio. In questo modo, la disposizione si sovrappone a quanto disposto dai contratti nazionali di categoria. Insomma, sono dei giorni non pagati, nonostante i docenti rientrino tra le categorie sulle quali si vuol fare maggiormente leva con la campagna vaccinale.

Qual è il problema? Il problema è che la normativa anti-Covid introdotta negli ultimi mesi non ha tenuto conto della trattenuta Brunetta. Nel senso che viene equiparato al ricovero ospedaliero il periodo trascorso in quarantena o in isolamento fiduciario domiciliare a causa di un contagio o di un contatto con una persona positiva, ma nulla è detto sui vaccini e sui suoi potenziali effetti. Il risultato è che non viene trattenuto alcunché a chi deve restare a casa per due settimane in quarantena o in isolamento ma non vengono, invece, pagati i giorni di malattia a chi si assenta dal lavoro perché ha la febbre a 38 a causa del vaccino.

La situazione paradossale che potrebbe crearsi è la seguente: che, da una parte, si chieda insistentemente al personale scolastico di vaccinarsi per tutelare la salute pubblica. Anzi, c’è chi insiste affinché i docenti che rifiutino il vaccino, nonostante non sia obbligatorio, vengano licenziati. Dall’altra parte, però, si rischia che anche chi avrebbe fatto volentieri a meno del siero si faccia vaccinare per il bene di tutti o per non perdere il posto e dopo si trovi ad un bivio: o va a lavorare con la febbre oppure gli viene decurtato lo stipendio.

Non essendoci, come si diceva, una norma specifica che riconosca gli effetti del vaccino come malattia, tocca fare capo alle disposizioni vigenti, compresa la trattenuta Brunetta, legittimata a suo tempo dalla Corte Costituzionale. A meno che dal Governo qualcuno dia un’interpretazione in merito.

I casi in cui la trattenuta non viene applicata sono quelli relativi alle assenze per:

  • infortuni sul lavoro riconosciuti dall’Inail;
  • malattie dovute a causa di servizio riconosciuta dall’apposito Comitato di verifica;
  • ricovero ospedaliero, in strutture pubbliche o private;
  • ricovero domiciliare certificato dall’Asl o da un’altra struttura sanitaria competente, purché sostitutivo del ricovero ospedaliero;
  • day-hospital o macroattività in regime ospedaliero;
  • gravi patologie che richiedono terapie salvavita (inclusa la chemioterapia);
  • conseguenze certificate delle terapie;
  • visite specialistiche di controllo relative a gravi patologie;
  • convalescenza, che seguono senza soluzione di continuità un ricovero o un intervento effettuato in regime di day-hospital o macroattività in regime ospedaliero.


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5 Commenti

  1. Non viene pagata solo la RPD e non l’intero stipendio, parliamo, di fatto di una trattenuta di qualche euro lordo

  2. Ma questa trattenuta non credo sia corretta, perché alla fine i docenti si stanno sottoponendo al vaccino non solo per la loro sicurezza ma per quella degli alunni e per poter svolgere la loro attività lavorativa, quindi hanno diritto a malattia retribuita. Certo, si tratterà di un paio di giorni di effetti collaterali, mica di una settimana

  3. Ho parlato co alcuni amici del reparto sanitario che hanno fatto il vaccino e mi hanno detto che gli effetti durano per due giorni al massimo e riguardano poche linee di febbre, dolore al braccio, nausea e diarrea. Niente di preoccupante.

  4. Ma allora perché non fanno il vaccino nel weekend? Così evitano di assentarsi e se ci sono effetti indesiderati compariranno al massimo nei primi due giorni del vaccino. Non fatela tanto tragica. E poi quanto potranno trattenersi dallo stipendio per qualche giorno? Loro sono statali e hanno tutte le maggiori tutele, quindi non si lamentassero sempre. Comunque, quel che è giusto è giusto in linea di principio, se uno ha degli effetti sulla salute che gli impediscono di andare a lavorare, allora devono essere pagati

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