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Se cammino in ciabatte per strada e cado vengo risarcito?

3 Marzo 2021 | Autore:
Se cammino in ciabatte per strada e cado vengo risarcito?

La responsabilità del Comune c’è ma è limitata dal concorso di colpa del danneggiato che non ha usato calzature adatte: così una nuova sentenza.

È estate e stai passeggiando per la strada indossando calzature leggere e aperte. Non vedi una buca e cadi a terra, riportando lesioni personali: frattura e distorsione. Vieni ingessato e sei costretto per alcuni giorni a rimanere immobile e non puoi andare al lavoro. Ma il Comune non ti riconosce i danni. La domanda che ti poni è: «Se cammino in ciabatte per strada e cado vengo risarcito?».

La giurisprudenza si occupa anche di questi casi, che accadono spesso sulle vie italiane. Ora, una nuova sentenza [1] ha affermato che c’è un concorso di colpa del pedone che, indossando calzature inadeguate – nello specifico, erano proprio un paio di ciabatte – non ha percorso la strada in sicurezza e si è esposto al rischio di cadere. E questo principio vale anche se la strada era dissestata e la buca era aperta e visibile. Così se incappi in una vicenda simile, il risarcimento ti spetta, ma non per l’intero ammontare dei danni subiti: viene abbattuto in proporzione alla corresponsabilità accertata del danneggiato stesso.

Buche stradali: i criteri per il risarcimento

La legge [1] stabilisce che «ciascuno è responsabile del danno cagionato da cose in custodia, salvo che provi il caso fortuito». Questo significa che di regola è l’Ente proprietario della strada a dover risarcire i danni occorsi ai passanti, tranne che nel caso in cui la caduta dipenda dal «caso fortuito», che consiste in un evento inevitabile e imprevedibile, spesso dovuto alla condotta incauta del pedone.

La prova del caso fortuito però ricade sempre sul Comune o sul diverso Ente incaricato della manutenzione stradale: dovrà dimostrare che il danno è accaduto per una causa a lui non imputabile, altrimenti sarà tenuto al risarcimento pieno.

La responsabilità del pedone che cade nella buca

L’utente della strada è tenuto a porre attenzione durante il cammino, evitando gli ostacoli che trova sul percorso, come le sconnessioni, crepe ed asperità del manto stradale, specialmente se essi appaiono visibili con la normale prudenza. L’insidia, invece, è tanto più pericolosa quanto più è piccola o nascosta: qui la diligenza del passante può non bastare per evitare di inciampare e cadere (non è la stessa cosa percorrere una strada in pieno giorno o in orario notturno e se essa è scarsamente illuminata, oppure è ricoperta di rifiuti o fogliame che impediscono di scorgere l’avvallamento in tempo utile per evitarlo).

Risarcimento danno da caduta: quando spetta?

La Cassazione adotta un criterio rigoroso in base al quale la distrazione del pedone, o comunque la sua condotta incauta, nel camminare può addirittura escludere il risarcimento del danno quando risulta che essa è stata la causa determinante della caduta.

In un recentissimo caso, gli Ermellini hanno negato il risarcimento ad un uomo che era caduto mentre passeggiava in un mercato rionale affollato e su una strada con una pavimentazione in cattive condizioni: «l’avvallamento era facilmente percepibile», rilevano i giudici di piazza Cavour, ed inoltre «la giornata di mercato e l’affollamento dei luoghi avrebbe dovuto suggerire all’uomo un comportamento più diligente». A nulla è valso il fatto che la buca non fosse ben visibile a causa di bancarelle, ombrelloni e presenza di gente: anzi, proprio questo particolare stato dei luoghi «avrebbe richiesto maggiore cautela da parte dell’uomo».

Così – spiega il Collegio «il comportamento imprudente da lui tenuto ha interrotto il nesso causale fra l’irregolarità della sede stradale e la caduta» che dunque è stata ritenuta attribuibile proprio a quel «caso fortuito» che, come abbiamo visto, esclude la responsabilità risarcitoria del Comune.

Ciabatte e concorso di colpa del danneggiato

In altri casi, i giudici adottano una linea più “morbida” e decidono che la disattenzione del malcapitato che è caduto può rilevare ai fini dell’ammontare del risarcimento spettante ma senza eliminarlo del tutto: piuttosto, si riduce l’importo in proporzione ai danni che egli avrebbe potuto evitare se fosse stato più attento e diligente.

È questo il criterio adottato dalla nuova sentenza del tribunale di Crotone [1] cui accennavamo in apertura: il caso riguardava una donna che camminava per strada in ciabatte e queste calzature sono state considerate tali da esporla maggiormente al rischio di caduta.

Le buche, inoltre, erano ben visibili e anche questo fattore ha giocato contro la danneggiata, che invece – rileva il giudice –«non ha usato la strada comunale con la necessaria prudenza, essendo il fatto lesivo avvenuto in pieno giorno ed essendo la strada dissestata»; ma soprattutto – prosegue la sentenza – «deve rilevarsi che aveva calzature (ciabatte) non idonee a percorrere la strada in sicurezza».

Da qui, il concorso di colpa del danneggiato [3] scaturito dalla sua condotta imprudente: per il giudice calabrese la responsabilità dell’infortunio va attribuita sia al Comune sia alla vittima stessa.

Per altri casi simili trattati dai giudici italiani leggi anche gli articoli:


note

[1] Tribunale di Crotone, sent. n. 118/21 del 05.02.2021.

[2] Art. 2051 Cod. civ.

[3] Art. 1227 Cod. civ. richiamato dall’art. 2056 Cod. civ.


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