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Genitore sociale: diritti e doveri

9 Luglio 2021
Genitore sociale: diritti e doveri

Il ruolo del partner nei confronti dei figli del genitore biologico.

Sei diventata madre molto giovane. Il tuo fidanzato dell’epoca, però, non ha mai riconosciuto il bambino ed è sparito dalla vostra vita tanto tempo fa. Adesso, hai incontrato un altro uomo di cui sei follemente innamorata, ti tratta bene e si prende cura di tuo figlio come se fosse il padre.

In questo articolo faremo il punto della situazione sul genitore sociale: quali sono i diritti e i doveri? Cosa prevede la legge? Oggi, è sempre più diffusa la cosiddetta famiglia ricomposta, ossia il nucleo costituito dalla coppia e dai figli nati dalle loro precedenti relazioni sentimentali. In tal caso, rileva il ruolo rivestito dal partner che è stato più volte definito dalla giurisprudenza come “genitore sociale”. Tale figura, tuttavia, è priva di riconoscimento giuridico al punto che l’unica soluzione per tutelare il legame che si viene ad instaurare è quella di adottare il minore. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di approfondire l’argomento.

Chi è il genitore sociale?

Al termine di una relazione amorosa, capita spesso di rifarsi una vita con un’altra persona. Ti faccio un esempio.

Tiziano ha divorziato dalla moglie. Dopo circa un anno, conosce Daria, a sua volta separata e madre di due bambini. Tra i due scatta subito il colpo di fulmine e la coppia decide di andare a convivere in un piccolo appartamento insieme ai figli della donna.

Ebbene, come puoi notare, l’esempio riporta un caso molto frequente di famiglia ricomposta, in cui Tiziano riveste – nei confronti dei figli di Daria – il ruolo di genitore sociale (più comunemente noto come patrigno o matrigna). Si tratta di un fenomeno in forte espansione soprattutto a causa del numero sempre più crescente delle separazioni.

Genitore sociale: diritti e doveri

Nel nostro ordinamento, il genitore sociale non ha alcuna responsabilità nei confronti dei figli del nuovo partner, il che significa, in altre parole, che non vi è alcun obbligo giuridico di mantenimento e non ha voce in capitolo in merito alle questioni più rilevanti nei confronti del minore, quali l’istruzione, l’educazione, la salute, ecc. Il dovere di mantenimento non sussiste neppure nel caso in cui la coppia decida di sposarsi, in quanto non si avrebbe comunque alcun legame di sangue con i figli della compagna.

La legge, quindi, non estende al genitore sociale i diritti e i doveri che invece spettano al genitore biologico. Ma non è tutto. La normativa non fa alcun riferimento a tale figura neanche in relazione ai soggetti tenuti a corrispondere gli alimenti al familiare che viene a trovarsi in stato di bisogno.

Genitore sociale e adozione in casi particolari

A questo punto, ti è chiaro che la figura del genitore sociale non è disciplinata nel nostro ordinamento, nonostante sia ampiamente diffusa. La soluzione per tutelare il legame che inevitabilmente viene a crearsi con il figlio biologico del partner è quella di procedere con l’adozione in casi particolari [1]. Tale tipologia consente di creare un rapporto di filiazione che si aggiunge a quello che il bambino ha già con la propria famiglia di origine. Come fare? Te lo spiego subito partendo da un esempio.

Ginevra è rimasta vedova e con due figli piccoli. Dopo quattro anni, conosce Marco, il quale instaura un bellissimo rapporto con i suoi bambini al punto da volerli adottare.

Nell’esempio che ti ho riportato, Marco deve presentare un’istanza al tribunale per i minorenni e dichiarare la sua disponibilità ad adottare il figlio della compagna Ginevra a condizione che ci siano:

  • l’assenso dell’adottando se ha compiuto i 14 anni. Se invece il bambino ha 12 anni oppure un’età inferiore, deve essere sentito in base alla sua capacità di discernimento;
  • l’assenso del genitore biologico. Tuttavia, in caso di rifiuto ingiustificato o contrario all’interesse dell’adottando, si procederà comunque all’adozione.

Infine, occorre rispettare i seguenti requisiti:

  • l’adottante deve essere più grande dell’adottando di almeno 18 anni qualora quest’ultimo sia un minorenne orfano e non sia possibile procedere con l’affidamento preadottivo;
  • se il minore è portatore di handicap oppure è incapace di esprimere il proprio consenso, deve essere sentito anche il suo tutore.

Ricevuta la domanda, il giudice effettua una serie di accertamenti, ad esempio verifica se l’aspirante adottante è idoneo a prendersi cura del bambino dal punto di vista affettivo ed economico, i motivi che lo spingono a compiere questo passo, ecc.

Il provvedimento di adozione viene poi annotato a margine dell’atto di nascita dell’adottato.

Alcune precisazioni: l’adozione in casi particolari è ammessa anche per coloro che non sono sposati e hanno già dei figli. Se invece l’aspirante adottante è sposato e non separato legalmente, allora l’adozione può essere disposta solo a seguito di richiesta da parte di entrambi i coniugi.

Con l’adozione in casi particolari, si acquista la responsabilità genitoriale nei confronti del figlio del proprio partner (assumendo quindi i diritti e i doveri che spettano al genitore biologico) e il minore diventa figlio adottivo dell’adottante pur conservando i rapporti con la famiglia di origine.

Inoltre, il bambino può anteporre al proprio cognome quello del genitore adottivo.


note

[1] Art. 44 L. n. 184/1983 del 04.05.1983.

Autore immagine: pixabay.com


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