Scuole di nuovo chiuse: i congedi parentali

2 Marzo 2021
Scuole di nuovo chiuse: i congedi parentali

I genitori potranno contare su periodi di riposo o sul bonus baby sitter. 

Se le scuole chiudono come faranno i genitori che lavorano a badare ai bambini? Il problema si pone concretamente per tutte quelle aree d’Italia – e sono molte – che rischiano di finire in zona rossa o anche in zona arancione rafforzata.

Mentre la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado è una certezza nelle aree dove il rischio è massimo, c’è ancora un margine di contrattazione per le fasce color arancione scuro.

Il Comitato tecnico scientifico (Cts), pool di esperti che coadiuva la politica nella gestione dell’emergenza sanitaria, è per la linea dura: istituti scolastici sbarrati e ritorno alla didattica a distanza (dad) anche dove la situazione è leggermente meno grave che in zona rossa, dunque in zona arancione scuro. Ma questo vorrebbe dire tenere a casa un consistente numero di studenti e costringere i genitori ad organizzarsi in qualche modo.

La soluzione è il ritorno dei congedi parentali, periodi di riposo concessi ai lavoratori in modo che abbiano del tempo da trascorrere con i figli. La misura riguarda i genitori di bambini e ragazzi under 14 (la soglia verrà probabilmente alzata fino ai 16 anni) impossibilitati ad andare a scuola perché in dad. Ne possono beneficiare anche i genitori di bambini e ragazzi diversamente abili, a prescindere dall’età, purché anche loro a lezione da casa, a seguito di chiusure motivate dalla pandemia.

Si parla esclusivamente di lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico, sia del settore privato. Al momento, non esiste niente di analogo per i lavoratori autonomi; la ministra della Famiglia Elena Bonetti ha promesso che misure di questo tipo sono allo studio anche per i liberi professionisti.

Inoltre, il nucleo familiare richiedente deve essere composto da genitori che vanno a lavorare in ufficio: il beneficio non è previsto per chi è in smart working. Decisione che fa comprensibilmente storcere il naso ai sindacati, dal momento che chi lavora da casa sta pur sempre lavorando e diventa difficile conciliare l’attività professionale con la necessità di accudire i figli. Il congedo parentale è poi riconosciuto a uno solo dei genitori, alternativamente, ossia non possono beneficiarne entrambi nello stesso periodo.

Come ha spiegato l’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps) dal suo portale, non è necessario che il genitore che usufruisce del congedo parentale conviva con il figlio.

I congedi parentali erano stati sospesi nel 2020; per ripristinarli occorrerà spendere non meno di cinquanta milioni di euro. Il congedo parentale straordinario darebbe diritto a un’indennità del 50% della retribuzione e alla contribuzione figurativa per i beneficiari.

Insieme al ritorno dei congedi parentali è previsto anche quello del bonus baby sitter, altra misura in aiuto ai genitori lavoratori per avere qualcuno che possa badare ai figli mentre sono fuori casa per motivi professionali.

Era scaduto il 31 dicembre 2020 ed è alternativo al congedo parentale: o si chiede l’uno o l’altro. Un contributo da 600 euro mensili che, invece, è destinato sia ai lavoratori autonomi sia ai lavoratori dipendenti. Entrambi i benefici possono essere chiesti dal sito dell’Inps.



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