Cashback a rischio: cosa potrebbe cambiare

3 Marzo 2021 | Autore:
Cashback a rischio: cosa potrebbe cambiare

Riflessione in corso al Governo: l’iniziativa costa troppo. Verso il taglio dei premi oppure eliminazione totale a fine anno.

Era troppo bello per essere vero. Il cashback di Stato, cioè il rimborso del 10% delle spese effettuate con moneta elettronica, potrebbe essere ridimensionato a breve e, addirittura, chiudere prima del previsto. Il motivo è facilmente intuibile: costa troppo tenerlo in vita. Secondo il decreto attuativo, 1.750 milioni di euro nel 2021 e 3 miliardi nel 2022. Totale, quasi 5 miliardi di euro in un biennio. E lo Stato non se lo può permettere.

L’anticipazione viene data questa mattina dal quotidiano Italia Oggi: Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia e delle Finanze starebbero valutando di fare un serio lifting al cashback. Ridurre i premi oppure mandarlo in soffitta in anticipo. La prima soluzione, per ora, sembra la più immediata. Si parla di eliminare il superpremio di 3.000 euro per chi realizza il maggior numero di transazioni possibili. Una sfida contro la quale si erano già sollevate le proteste di alcuni esercenti, in particolare dei benzinai, che vedono alcuni clienti fare decine di transazioni per pagare un pieno di carburante (operazioni sulle quali l’esercente paga dei costi).

L’altra possibilità, cioè quella di eliminare del tutto il cashback, resta comunque in piedi e potrebbe concretizzarsi alla fine di quest’anno. Insomma, anziché godere del beneficio per un biennio, lo si sfrutta solo per un anno.

Togliendo anticipatamente il cashback il 31 dicembre prossimo, lo Stato riuscirebbe a risparmiare i 3 miliardi di euro che dovrebbe spendere nel 2022 per i rimborsi delle spese effettuate fino al 30 giugno 2022, cioè quando finisce il primo semestre del prossimo anno durante il quale si accumulano le spese valide per il cashback.

Tuttavia, il Governo dovrà tenere conto delle spese fatte finora, cioè dal 1° gennaio 2021, visto che il pagamento dei rimborsi del cashback di Natale è stato già fatto (oltre 2 milioni di bonifici per un totale di 223 milioni di euro). Quindi, se vorrà mettere mano alla misura, dovrà fare in modo che i quasi 8 milioni di italiani che hanno aderito all’iniziativa non perdano i vantaggi fin qui accumulati. Questi consumatori dovranno ottenere i loro rimborsi a luglio, sempre che abbiano fatto almeno 50 operazioni nel primo semestre.

Secondo uno studio di The european house – Ambrosetti, 7 italiani su 10 ritengono che il cashback di Stato abbia spinto verso un utilizzo più frequente dei mezzi di pagamento elettronici e pensano di ridurre l’uso del contante nei prossimi due anni, con la propensione più elevata tra gli over 60. Il tasso di adesione, continua la rilevazione, si è dimostrato al di sopra delle aspettative, soprattutto tra i giovani e al Sud.

La possibilità di far sparire il cashback fa felice all’interno del Governo la componente di Forza Italia che, da giorni, chiede di dirottare verso altre esigenze i soldi dei rimborsi, «Si stanno distribuendo incentivi che hanno favorito solo chi già usava la moneta elettronica e premiato i furbetti delle micro-operazioni fasulle», ha detto più volte la capogruppo di FI al Senato, Anna Maria Bernini.



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5 Commenti

  1. Non penso sia giusto eliminare il cash back in corso, magari dal prossmo anno si.
    Io sto pagando tutti i bolli e bollettini con la carta spendendo 1,5 euro per volta, se non c’era il cash back li pagavo on line e non spendevo niente. Quindi in corso non è giusto cambiare.

    1. Veramente sui bolli e bollettini(gas luce ecc.) il balzello di 1,5 euro si paga anche online.Non si pagano aggiunte sui bonifici. Almeno, con Bancoposta è così…

  2. Hanno fatto tutto quel caos tra app e acquisti frammentati e transazioni su un circuito e tanto chiasso per nulla? Io ho evitato di partecipare sin dall’inizio perché mi sembrava una grande cosa confusionaria. Infatti, la maggior parte degli esercenti erano e sono tuttora impreparati

    1. Sono impreparati per convenienza, così possono continuare a non pagare le tasse per la vendita di caffè e brioche…

  3. Prima si dice che è a rischio, poi smentiscono dal Governo cercando di rassicurare la popolazione dicendo che sono voci di corridoio. Consiglierei maggiore chiarezza nelle comunicazioni da parte del Governo, altrimenti si genera confusione e noi cittadini non ci capiamo nulla.

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