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Procedimento disciplinare al lavoratore e immediatezza: giurisprudenza

3 Marzo 2021
Procedimento disciplinare al lavoratore e immediatezza: giurisprudenza

Contestazione disciplinare e licenziamento del dipendente: entro quanto tempo deve essere avviata la procedura?

Licenziamento, è tardiva la contestazione dei fatti avvenuta 10 mesi dopo il loro accadimento

Il principio dell’immediatezza della contestazione disciplinare, la cui “ratio” riflette l’esigenza dell’osservanza della regola della buona fede e della correttezza nell’attuazione del rapporto di lavoro, non consente all’imprenditore-datore di lavoro di procrastinare la contestazione medesima in modo da rendere difficile la difesa del dipendente o perpetuare l’incertezza sulla sorte del rapporto, in quanto nel licenziamento per giusta causa l’immediatezza della contestazione si configura quale elemento costitutivo del diritto di recesso del datore di lavoro (nella specie, i Giudici hanno ritenuto tardiva la contestazione delle discrepanze economiche per le quali la dipendente era stata licenziata, essendo avvenuta 10 mesi dopo l’accertamento dei fatti).

Cassazione civile sez. lav., 24/07/2020, n.15930

Sanzioni disciplinari al dipendente: il concetto di tempestività della contestazione va inteso in senso relativo

Il principio della immediatezza della contestazione disciplinare e della tempestività della sanzione, se da un lato non consente all’imprenditore di procrastinare la contestazione o l’applicazione della sanzione, dall’altro va inteso in senso relativo ed elastico, dovendosi tener conto della specifica natura dell’illecito disciplinare e del tempo occorrente per l’espletamento delle indagini e della procedura, tanto maggiore quanto più complessa sia l’organizzazione aziendale.

Tribunale Siena sez. lav., 07/07/2020, n.92

In tema di procedimento disciplinare nei confronti di un dipendente di datore di lavoro privato, la regola desumibile dall’articolo 7 della legge 300/1970, secondo cui l’addebito deve essere contestato immediatamente, va intesa in un’accezione relativa, ossia tenendo conto delle ragioni oggettive che possono ritardare la percezione o il definitivo accertamento e valutazione dei fatti contestati, soprattutto quando il comportamento del lavoratore consista in una serie di fatti che, convergendo a comporre un’unica condotta, esigono una valutazione unitaria, sicché l’intimazione del licenziamento può seguire l’ultimo di questi fatti, anche a una certa distanza temporale da quelli precedenti.

Cassazione civile sez. VI, 09/07/2018, n.17963

In tema di licenziamento disciplinare, l’immediatezza della contestazione va intesa in senso relativo, dovendosi dare conto delle ragioni che possono cagionare il ritardo (quali il tempo necessario per l’accertamento dei fatti o la complessità della struttura organizzativa dell’impresa), con valutazione riservata al giudice di merito ed insindacabile in sede di legittimità, se sorretta da motivazione adeguata e priva di vizi logici. (Nella specie, è stata ritenuta tardiva la contestazione intervenuta dopo cinque mesi dalla ricezione degli atti del procedimento penale, considerato che i medesimi dati, benché non utilizzabili prima di tale ufficiale acquisizione, erano di fatto già da anni nella disponibilità della società).

Cassazione civile sez. lav., 26/06/2018, n.16841

In tema di procedimento disciplinare e di sanzione irrogata al lavoratore il principio di immediatezza della contestazione deve essere interpretato in senso relativo potendo essere necessario un intervallo di tempo per un adeguato accertamento e una precisa valutazione dei fatti.

(Nel caso di specie,al lavoratore era stato dato l’ordine di  selezionare le riviste migliori per la presentazione al cliente  controllando che non vi fossero anomalie ed è stata ritenuta tempestiva la sanzione disciplinare irrogata della sospensione,  quando  la cliente aveva contestato l’invio delle riviste  che presentavano macchie di sporco su diverse pagine , taglio e piegatura delle pagine non accurati e colori non corrispondenti con la conseguente revoca del contratto ed un ingente danno economico per il datore di lavoro).

Riguardo alla tardività in materia di procedimento disciplinare, va ricordato che il principio dell’immediatezza della contestazione mira, da un lato, ad assicurare al lavoratore incolpato il diritto di difesa nella sua effettività, così da consentirgli il pronto allestimento del materiale difensivo per poter contrastare più efficacemente il contenuto degli addebiti, e, dall’altro, a tutelare il legittimo affidamento del prestatore – in relazione al carattere facoltativo dell’esercizio del potere disciplinare, nella cui esplicazione il datore di lavoro deve comportarsi in conformità ai canoni della buona fede – sulla mancanza di connotazioni disciplinari del fatto incriminabile; con la conseguenza che, ove la contestazione sia tardiva, si realizza una preclusione all’esercizio del relativo potere e l’invalidità della sanzione irrogata.

Il concetto di tempestività della contestazione deve essere inteso in senso relativo, potendo essere compatibile con un intervallo necessario, in relazione al caso concreto e alla complessità dell’organizzazione del datore di lavoro, per un adeguato accertamento e una precisa valutazione dei fatti.

Tribunale Roma sez. lav., 13/01/2020, n.191

Principio dell’immediatezza della contestazione disciplinare ed applicazione dello stesso da parte del datore di lavoro

Il principio della immediatezza della contestazione disciplinare, la cui ratio riflette l’esigenza di osservanza della regola della buona fede e della correttezza nell’attuazione del rapporto di lavoro, non consente all’imprenditore di procrastinare la contestazione medesima, in modo da rendere impossibile o eccessivamente difficile la difesa del lavoratore; peraltro, la presentazione, da parte del datore di lavoro, di una denuncia in sede penale non esclude l’onere, per il medesimo di promuovere tempestivamente il procedimento disciplinare contro il lavoratore, non sottoposto a sospensione cautelare, a carico del quale egli abbia già rilevato elementi di responsabilità.

In tema di licenziamento disciplinare, nel valutare l’immediatezza della contestazione occorre tener conto dei contrapposti interessi del datore di lavoro a non avviare procedimenti senza aver acquisito i dati essenziali della vicenda e del lavoratore a vedersi contestati i fatti in un ragionevole lasso di tempo dalla loro commissione. Ne consegue che l’aver presentato a carico di un lavoratore denunzia di un fatto penalmente rilevante connesso con la prestazione di lavoro non consente al datore di attendere gli esiti del processo penale sino alla sentenza irrevocabile prima di procedere alla contestazione dell’addebito, dovendosi valutare la tempestività di tale contestazione in relazione al momento in cui i fatti a carico del lavoratore appaiano ragionevolmente sussistenti.

La tempestività della contestazione di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 7, comma 2, va valutata in relazione al momento in cui i fatti a carico del lavoratore, costituenti illecito disciplinare, appaiono ragionevolmente sussistenti. Quando il fatto costituente illecito disciplinare ha anche rilevanza penale, il principio dell’immediatezza della contestazione non può considerarsi violato quando il datore di lavoro, in assenza di elementi che rendano ragionevolmente certa la commissione del fatto da parte del dipendente, porti la vicenda all’esame del giudice penale, sempre che lo stesso si attivi non appena la comunicazione dell’esito delle indagini svolte in sede penale gli faccia ritenere ragionevolmente sussistente l’illecito disciplinare, non dovendo egli attendere la conclusione del processo penale.

Nell’ambito di un licenziamento per motivi disciplinari, il principio di immediatezza della contestazione, pur dovendo essere inteso in senso relativo, comporta che l’imprenditore porti a conoscenza del lavoratore i fatti contestati non appena essi gli appaiono ragionevolmente sussistenti, non potendo egli legittimamente dilazionare la contestazione fino al momento in cui ritiene di averne assoluta certezza, pena l’illegittimità del licenziamento.

Cassazione civile sez. lav., 22/06/2020, n.12193

Sanzioni disciplinari al dipendente: il concetto di tempestività della contestazione va inteso in senso relativo

Il principio di immediatezza della contestazione deve intendersi in senso “relativo”, potendo essere compatibile anche con un intervallo di tempo più o meno lungo, laddove l’accertamento e la valutazione dei fatti richieda uno spazio temporale maggiore oppure in caso di particolare complessità della struttura organizzativa datoriale.

Pertanto, la valutazione della tempestività della contestazione non può prescindere dalla specifica natura dell’illecito disciplinare e dal tempo necessario per l’espletamento delle indagini, da ritenersi maggiore quanto più è complessa l’organizzazione datoriale.

Corte appello Roma sez. lav., 27/05/2020, n.1136

Sulle tempistiche per l’avvio del procedimento per le sanzioni disciplinari nei confronti del personale militare

Con riferimento alle sanzioni disciplinari nei confronti del personale militare, l’art. 59 del D.P.R. 545/1986, nel prescrivere che l’avvio del procedimento disciplinare debba avvenire “senza ritardo”, non deve essere inteso non nel senso che l’avvio debba avvenire “immediatamente”, bensì secondo la ragionevole prontezza nella contestazione degli addebiti, da valutarsi considerando la gravità della violazione e la complessità degli accertamenti preliminari e dell’intera procedura.

Consiglio di Stato sez. II, 20/02/2020, n.1296

Sanzioni disciplinari: principio dell’immediatezza della contestazione ed onere probatorio incombente sul datore di lavoro.

In materia di licenziamento per giusta causa, l’immediatezza della comunicazione del provvedimento disciplinare, rispetto al momento della mancanza addotta a sua giustificazione, ovvero rispetto a quello della contestazione, si configura quale elemento costitutivo del diritto al recesso del datore di lavoro, in quanto la non immediatezza della contestazione o del provvedimento espulsivo induce ragionevolmente a ritenere che il datore di lavoro abbia soprasseduto al licenziamento, ritenendo non grave o comunque non meritevole della massima sanzione la colpa del lavoratore; peraltro, il requisito della immediatezza deve essere inteso in senso relativo, potendo in concreto essere compatibile con un intervallo di tempo, più o meno lungo, quando l’accertamento e la valutazione dei fatti richieda uno spazio temporale maggiore ovvero quando la complessità della struttura organizzativa dell’impresa possa far ritardare il provvedimento di recesso, restando comunque riservata al giudice del merito la valutazione delle circostanze di fatto che in concreto giustifichi o meno il ritardo.

Pertanto, qualora sussista una cesura temporale tra fatto e contestazione, è onere del datore di lavoro dimostrare o che il differimento nella contestazione sia addebitabile ad una ritardata conoscenza dei fatti ascrivibili al lavoratore, oppure che il ritardo sia addebitabile alla complessità della struttura organizzativa aziendale, con necessità di trasmissione ai competenti uffici disciplinari del personale ed all’avvio di una fase istruttoria, per la verifica delle singole responsabilità.

Tribunale Roma sez. II, 10/02/2020, n.1322

La sospensione cautelare del dipendente in caso di procedimento penale non soggiace alle norme che regolano il procedimento disciplinare

La sospensione cautelare del dipendente in caso di procedimento penale a suo carico non è assistita dalle norme e dai principi che governano il procedimento disciplinare, tra cui le pubblicità del codice disciplinare, l’immediatezza e la specificità della contestazione e della motivazione e la proporzionalità, così come del tutto irrilevante è la valutazione in ordine alla colpevolezza del lavoratore, che non costituisce affatto un presupposto per la sospensione, la quale è rimessa unicamente ad una valutazione discrezionale del datore di lavoro circa la gravità della contestazione del reato, non sindacabile dal giudice, se non con riferimento alla sussistenza dei presupposti cui la norma condiziona l’esercizio del potere cautelare.

Tribunale Teramo sez. lav., 03/07/2019, n.431

Il ritardo nella contestazione costituisce un vizio del procedimento disciplinare solo se determina un ostacolo alla difesa effettiva del lavoratore

In tema di contestazione delle sanzioni disciplinari, lede il principio di immediatezza, determinando l’illegittimità della sanzione irrogata, la condotta del datore di lavoro che, a fronte della sostanziale ammissione dei fatti da parte del lavoratore, glieli contesti a distanza di tre mesi dall’accertamento senza che sussista la necessità di ulteriore istruttoria, dovendo il datore procedere alla contestazione non appena abbia acquisito una compiuta e meditata conoscenza dei fatti oggetto di addebito, atteso che il ritardo nella contestazione lede il diritto di difesa del lavoratore e, in particolare, il suo affidamento sulla mancanza di rilievo disciplinare attribuito dal datore di lavoro alla condotta inadempiente.

Cassazione civile sez. lav., 16/11/2018, n.29627



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