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Contributi consorzio di bonifica: quando pagare

6 Marzo 2021
Contributi consorzio di bonifica: quando pagare

Consorzio di bonifica: devo pagare anche se nel mio terreno dietro casa spesso nasce acqua che allaga il cortile?

Il contributo consortile è un corrispettivo che deve essere versato da ogni proprietario di un immobile rientrante nel comprensorio di competenza del Consorzio, a fronte delle spese sostenute da quest’ultimo per la manutenzione e l’esercizio delle opere di bonifica; la quantificazione del contributo consortile dipende dall’indice di beneficio attribuito da un’apposita classifica (cosiddetto “piano di classifica”). Nel caso di specie, il Consorzio della Bonifica, per i contribuenti situati in zone montane, può pretendere il contributo consortile a titolo di corrispettivo dei lavori effettuati per contrastare il dissesto idrogeologico.

Più precisamente, secondo lo Statuto, il Consorzio in questione provvede al complesso di attività preordinate:

  • alla sistemazione e al rinsaldamento delle pendici e dei versanti, al recupero delle zone franose e alla regimazione dei deflussi montani e collinari attraverso le opere di bonifica pubbliche o private obbligatorie;
  • alla regolazione idraulica dei territori di pianura, alla protezione dalle acque di monte e allo scolo delle acque in eccesso, al fine di ridurre il rischio idraulico per gli immobili e salvaguardare l’integrità dell’ambiente attraverso il reticolo e le altre opere di bonifica;
  • alla provvista, alla distribuzione e all’uso razionale delle risorse idriche a prevalente uso irriguo, nonché ad altri fini produttivi e ambientali che comportino la restituzione della risorsa e siano compatibili con le successive utilizzazioni secondo quanto previsto dalle norme vigenti.

I contributi consortili sono dovuti dai proprietari di beni immobili agricoli e extra agricoli situati nel comprensorio del Consorzio, che traggono beneficio dall’attività svolta dal Consorzio stesso.

I contributi sono quindi dovuti se sussistono le seguenti condizioni:

  • si è proprietari di immobili siti nel comprensorio, cioè nell’area territoriale in cui il consorzio di bonifica svolge la propria attività; quando si possiede un immobile nel comprensorio si diventa automaticamente e obbligatoriamente consorziati cioè associati nel consorzio di bonifica;
  • si trae un effettivo vantaggio a favore dell’immobile: a tal fine rileva il perimetro di contribuenza, cioè la porzione di comprensorio che gode di un beneficio derivante dall’attività di manutenzione e gestione delle opere idrauliche. In mancanza di perimetrazione, il consorzio che pretende il pagamento del tributo deve provare i benefici effettivamente ottenuti dal proprietario del bene interessato dalle opere di bonifica.

Secondo la Corte Costituzionale (sent. n. 188/2018) «non si può disancorare la debenza del contributo consortile dal beneficio che agli immobili deriva dall’attività di bonifica, assoggettando a contribuzione consortile i consorziati per il solo fatto che l’immobile sia ricompreso nel comprensorio di bonifica». In altri termini, il presupposto del contributo consortile è l’esistenza di un beneficio derivante all’immobile compreso nel comprensorio di bonifica.

E qui sorge la domanda: come verificare se l’immobile trae beneficio dalle opere di bonifica e se, quindi, il contributo è dovuto?

Secondo la giurisprudenza consolidata in materia, occorre distinguere:

  • se l’immobile rientra nel perimetro di contribuenza e la relativa valutazione è stata effettuata nell’ambito di un piano di classifica, l’onere della prova è a carico del contribuente. Questi deve contestare la legittimità del provvedimento oppure il suo contenuto. L’avvenuta approvazione del piano di classifica e della comprensione dell’immobile nel perimetro di intervento consortile fa presumere il vantaggio diretto e immediato per l’immobile e, quindi, per il contribuente, salvo che questi non fornisca una prova contraria.
  • se, invece, manca di perimetro di contribuenza, o manca la valutazione dell’immobile nel piano di classifica, grava sul consorzio l’onere di provare la qualità, in capo al contribuente, di proprietario di immobile sito nel comprensorio e il conseguimento da parte del bene, a causa delle opere eseguite, di concreti benefici, essendo irrilevante a tal fine il catasto consortile, avente mere finalità repertoriali. In mancanza di prova da parte del Consorzio, i contributi vengono annullati perché privi del presupposto essenziale del vantaggio ai consorziati.

Ebbene, nel caso di specie, se l’immobile del lettore rientra nel perimetro di contribuenza, il contributo consortile si “presume” dovuto, a meno che egli, impugnando la richiesta di pagamento e il piano di classifica, dinanzi al Giudice tributario (entro 60 giorni dalla notifica), riesca a dimostrare che, in realtà, l’immobile non trae alcun beneficio dall’attività consortile.  Il beneficio deve essere inteso come un incremento di valore dell’immobile soggetto al contributo in rapporto causale con le opere di bonifica e con la loro manutenzione; il beneficio deve essere concreto, diretto e specifico, conseguito o conseguibile a causa della bonifica, sicché lo stesso deve tradursi in una qualità del fondo.

Contestando la richiesta di pagamento, il lettore può sostenere che non solo alcuna attività viene svolta a vantaggio del suo immobile, ma che, addirittura, l’inerzia del Consorzio causa danni al bene. Sul punto si consiglia, prima di tutto, di valutare, tramite un perito, le caratteristiche tecniche del problema idrico e se, effettivamente, è indispensabile l’intervento del Consorzio per risolverlo.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv.Maria Monteleone



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