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Tutta l’Italia verso la zona rossa tranne una regione

3 Marzo 2021
Tutta l’Italia verso la zona rossa tranne una regione

Guido Bertolaso, consulente della Regione Lombardia per il piano vaccini, analizza il quadro nazionale dell’emergenza sanitaria, che non è affatto buono.

Il panorama non è confortante: con le varianti del Coronavirus che dilagano, l’Italia si avvia a rafforzare le restrizioni. In conferenza stampa, ieri, il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli ha fornito qualche informazione rassicurante sulla circolazione delle mutazioni del Covid.

In primo luogo: la variante inglese, che va per la maggiore e si avvia a diventare prevalente, non mostra segni di resistenza al vaccino. In secondo luogo: è vero che colpiscono i giovani molto più del ceppo originario, ma c’è di buono che la maggior infettività non si traduce automaticamente in maggior gravità dei sintomi.

In terzo luogo: anche dovessero rivelarsi vere le segnalazioni su una minore efficacia del vaccino sulla variante brasiliana e, quindi, ci si potesse reinfettare, la malattia non dovrebbe essere contratta in forma grave (per approfondire quanto detto da Locatelli, leggi qui: Covid: le buone notizie sulle varianti).

Ma per quanto queste prime informazioni tratte dallo studio delle varianti confortino in qualche misura, resta il problema della maggiore contagiosità del virus. Se aumentano i contagi c’è da aspettarsi un aumento anche dei ricoveri e i posti letto non sono infiniti.

Su questa situazione, oggi, è intervenuto il consulente della Regione Lombardia per il piano vaccini, Guido Bertolaso. L’ex capo della protezione civile ha parlato alla stampa, durante una conferenza al Pirellone dopo la seduta di giunta.

Rispondendo a un cronista, che gli chiedeva se la Lombardia è a rischio ritorno in zona rossa, Bertolaso ha detto: «A me sembra che tutta l’Italia, tranne la Sardegna, ci si avvicini a passi lunghi. È ovvio che la Lombardia, anche per quello che finora ha vissuto, è più vulnerabile. Ma non sono più preoccupato che per altri territori».

Per Bertolaso si può fare ancora di più per potenziare la campagna vaccinale: «Bisogna andare a Bruxelles a battere i pugni»,  ha proseguito. Se, da un lato, il consigliere di Attilio Fontana si dice non particolarmente preoccupato per la Lombardia, dall’altro definisce i dati «estremamente allarmanti».

«Abbiamo alcune province che sono già in zona rossa a tutti gli effetti – specifica -. Molte rianimazioni sono piene di casi di Coronavirus, all’Ospedale in Fiera ci sono 57 ricoverati in rianimazione a cui segue quello di Brescia che ne ha 30. Ci sono statistiche molto pesanti».

Le osservazioni di Bertolaso sono confermate dai provvedimenti che, in queste ore, stanno prendendo i governatori. In Piemonte, il presidente Alberto Cirio non nasconde che «le cose stanno peggiorando e l’aumento dei casi è quotidiano». Provvederà a chiudere le scuole, ma con diversificazioni a seconda del livello di rischio nelle province, che è differenziato.

Preoccupato anche il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, che sta preparando la popolazione. «Dobbiamo prendere decisioni difficili e sofferte – ha detto il presidente della Regione -. Figuratevi se dopo un anno avevo voglia di prendere decisioni così. Me ne prendo ogni responsabilità. Le istituzioni hanno il dovere di dire la verità e decidere per evitare il peggio, dobbiamo agire ora contro un pericolo che ha alzato la testa con cattiveria diversa».

Intanto, l’unica isola felice in zona bianca, la Sardegna, si blinda nel timore di un’importazione del contagio. Il governatore Christian Solinas annuncia che, dalla prossima settimana, chi arriverà in Sardegna dovrà essere sottoposto a test antigenico.

«Da lunedì, a chi sbarcherà, chiederemo qualche minuto di tempo per un test rapido: se il risultato è negativo, la persona accederà tranquillamente; in caso contrario, scatteranno i protocolli».



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