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Stato di ebbrezza: quando il lavoro di pubblica utilità può essere richiesto al posto della pena

20 febbraio 2014


Stato di ebbrezza: quando il lavoro di pubblica utilità può essere richiesto al posto della pena

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 febbraio 2014



Possibile la sostituzione della pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità anche con il decreto penale di condanna e purché l’imputato non faccia opposizione.

Per il caso di guida in stato di ebbrezza, fuori dei casi in cui il conducente provochi un incidente stradale, la pena detentiva e pecuniaria può essere sostituita, anche d’ufficio dal giudice stesso (ossia con il decreto penale di condanna) con quella del lavoro di pubblica utilità purché non vi sia opposizione da parte dell’imputato.

È quanto affermato dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Il problema che puntualmente ci si pone in caso di guida in stato di ebbrezza è: quando è possibile la sostituzione della pena detentiva e pecuniaria coi lavori socialmente utili?

La legge [2] prevede che, fuori dei casi in cui il conducente in stato di ebbrezza provochi un incidente stradale, la pena detentiva e pecuniaria può essere sostituita, anche dal giudice stesso, con il decreto penale di condanna, con quella del lavoro di pubblica utilità e ciò a condizione che non vi sia opposizione da parte dell’imputato.

Il lavoro di pubblica utilità consiste nella prestazione di un’attività non retribuita a favore della collettività da svolgere, in via prioritaria, nel campo della sicurezza e dell’educazione stradale presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, o presso centri specializzati di lotta alle dipendenze.

Il giudice deve individuare il soggetto presso cui far svolgere il lavoro di pubblica utilità e il tipo di attività, in base all’adeguatezza  delle sanzioni rispetto al caso concreto.

Se, subito dopo la sentenza di condanna vi è una richiesta da parte dell’imputato o del suo difensore in tal senso, il giudice valuta la possibilità di applicare, al posto della permanenza domiciliare, la pena sostitutiva.

L’imputato può, di sua iniziativa, sollecitare e richiedere il beneficio della sostituzione, ma ciò non è necessariamente richiesto dalla norma per l’operatività della sostituzione della pena.

note

[1] Cass. sent. n. 8004 del 19.02.14.

[2] Art. 186, co. 9-bis, cod. str.

Autore immagine: 123rf.com

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