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Confine tra critica e diffamazione: Cassazione

4 Marzo 2021
Confine tra critica e diffamazione: Cassazione

Ultime sentenze della giurisprudenza in materia di reato di diffamazione. 

Deve essere confermata la decisione dei giudici del merito che, con valutazione razionale e quindi insindacabile , hanno ritenuto lesivo della reputazione di due personaggi del mondo calcistico un articolo giornalistico che presentava apprezzamenti critici espressi con parole (killer impunita essersi adoperati malavitosamente, ben conosciuti latitanti per via di una giustizia sportiva molto ingiusta), che eccedevano i limiti della continenza.

Questo requisito dell’esimente del diritto di critica non può equivalere ad obbligo di utilizzare un linguaggio grigio e anodino, essendo consentito l’uso di espressioni aspre e polemiche, specialmente quando oggetto della censura siano argomenti di ampio e diffuso interesse pubblico, tuttavia confine invalicabile è però costituito dal rispetto del bene fondamentale previsto dall’art. 3 della Costituzione per cui la liceità delle espressioni polemiche va esclusa quando si travalichi questo limite della correttezza del linguaggio , calpestando quel minimo di dignità che va riconosciuto ad ogni essere umano (a detta della Corte, nel caso in esame , i giudici di merito con argomentazione logica e costituzionalmente orientata, avevano affermato che il giornalista non aveva svolto il corretto ruolo di informazione e di critica, ma aveva svolto la funzione di aggressore dell’altrui reputazione con termini inappropriati, slealmente estranei al lessico usuale della polemica sportiva, facilmente sostituibili con altri, ugualmente critici, ma compatibili con civili relazioni umane e sociali).

Cassazione penale sez. V, 11/02/2014, n.21845

Integra la condotta di diffamazione qualificare, in una lettera commerciale, un dipendente della società destinataria con dell’espressione “clochard”, riferita al vestiario usato ed alle sembianze, non potendo ritenersi configurabile l’esimente del diritto di critica, che postula una forma espositiva corretta, strettamente funzionale alla finalità di disapprovazione e che non trasmodi nella gratuita ed immotivata aggressione dell’altrui reputazione, in quanto il termine utilizzato si riferisce ad una categoria, seppur non identificabile in astratto con l’attribuzione di un giudizio dispregiativo, molto spesso oggetto di gratuito e anacronistico disprezzo sociale, scaturente da una cultura caratterizzata da aporofobia, ovvero da odio, repulsione e, in molti casi, violenta ostilità nei confronti di soggetti che vivono in stato di indigenza.

Cassazione penale sez. V, 14/10/2020, n.33115

Integra il delitto di diffamazione l’invio di una lettera di contestazione in cui un dipendente venga qualificato come “clochard” in modo dispregiativo in relazione all’aspetto ritenuto trasandato, non potendo ritenersi configurabile l’esimente del diritto di critica, in quanto tale appellativo, pur in sé non offensivo, assume tale valenza ove venga utilizzato in maniera dispregiativa, con riferimento al vestiario ed alle sembianze, e con modalità del tutto gratuite ed eccentriche rispetto al contesto espressivo di riferimento.

Cassazione penale sez. V, 14/10/2020, n.33115

In tema di diffamazione a mezzo stampa, ai fini della configurabilità dell’esimente dell’esercizio del diritto di critica politica, che trova fondamento nell’interesse all’informazione dell’opinione pubblica e nel controllo democratico nei confronti degli esponenti politici o pubblici amministratori, è necessario che l’elaborazione critica non sia avulsa da un nucleo di verità e non trascenda in attacchi personali finalizzati ad aggredire la sfera morale altrui.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta l’esclusione dell’esimente, sia pure nell’ampia visione convenzionale del diritto alla libertà di espressione in contesti di critica politica, nel caso di un articolo di stampa che attribuiva ad un sindaco, senza alcun appiglio oggettivo e mediante travisamento o manipolazione dei fatti storici, il sospetto di mafiosità, per la gestione familiaristica e clientelare dell’amministrazione comunale).

Cassazione penale sez. V, 14/09/2020, n.31263

La differenza tra diritto di critica e diritto di cronaca consiste nel fatto che il primo non si limita ad una narrazione dei fatti, bensì in una ricostruzione degli stessi sottoponendoli ad un giudizio personale. Ne consegue che nella scriminante del c.d. diritto di critica non si verifica scrupolosamente la veridicità storica dei fatti raccontati, ma è necessario che gli stessi nei loro elementi essenziali siano veri o ritenuti tali per errore assolutamente scusabile e che nell’esposizione del giudizio sugli stessi non si superi il rispetto degli altrui diritti alla reputazione, all’onorabilità della persona e al decoro.

(La Suprema Corte ha confermato il risarcimento del danno per diffamazione a carico di alcuni membri della RSU che hanno affisso sulla bacheca sindacale una comunicazione nella quale si sosteneva che un ex dipendente della ditta era stato licenziato perché “si è intascato in modo indebito soldi non versati nella cassa”).

Cassazione civile sez. III, 26/08/2020, n.17802

In materia di diffamazione, l’esimente dell’esercizio del diritto di critica non costituisce espressione di un diritto potestativo, da esercitare nel momento in cui viene proposta l’eccezione, ma integra un diritto sostanziale già esercitato. Ne consegue che la relativa deduzione non ha natura di eccezione in senso stretto e che il giudice civile, ove debba accertare la sussistenza del carattere diffamatorio di un fatto, è tenuto a rilevare tutte le circostanze che siano state allegate e provate, atteso che l’eventuale esistenza di una esimente esclude il carattere diffamatorio del fatto.

Cassazione civile sez. III, 26/06/2020, n.12902

In tema di risarcimento del danno a causa di diffamazione a mezzo stampa, la valutazione del superamento dei limiti del diritto di critica e di informazione (costituiti dall’interesse pubblico, dalla rispondenza a verità dei fatti esposti e dalla continenza formale), con conseguente attribuzione di rilevanza diffamatoria ad espressioni usate negli articoli di stampa, si risolve in giudizio di fatto, incensurabile in sede di legittimità se non per vizio motivazionale nei ristretti limiti di cui all’articolo 360, n. 5, del Cpc nella sua nuova formulazione.

Cassazione civile sez. III, 26/05/2020, n.9710

In tema di risarcimento dei danni da diffamazione a mezzo stampa, posto che la presenza di inesattezze e/o imprecisioni all’interno di un articolo non inficia automaticamente la verità del fatto narrato, impedendo l’operatività delle esimenti del diritto di cronaca e critica, è necessaria una valutazione complessiva della marginalità di tali inesattezze rispetto alla verità del fatto narrato; tale valutazione non costituisce accertamento in fatto, ma giudizio di valore, e dunque di rilevanza giuridica, sindacabile in Cassazione.

Cassazione civile sez. III, 08/04/2020, n.7757

In tema di diffamazione a mezzo stampa, il diritto di critica del giornalista non può essere svilito, limitandolo alla esposizione dei fatti e alla loro puntuale, esatta riproduzione, sicché non può negarsi al predetto il diritto di ricercare e di riferire al lettore legami, rapporti e relazioni, dirette o indirette, immediate o mediate, quando questi elementi risultino oggettivamente sussistenti.

Cassazione penale sez. V, 06/03/2020, n.17259

In tema di diffamazione, l’esimente del diritto di critica postula una forma espositiva corretta, strettamente funzionale alla finalità di disapprovazione e che non trasmodi nella gratuita ed immotivata aggressione dell’altrui reputazione, ma non vieta l’utilizzo di termini che, sebbene oggettivamente offensivi, hanno anche il significato di mero giudizio critico negativo di cui si deve tenere conto alla luce del complessivo contesto in cui il termine viene utilizzato.

(Fattispecie in cui la Corte non ha ritenuto esorbitante dai limiti della critica legittima l’accusa di “assoluta incapacità ad organizzare il reparto” rivolta al direttore di un Pronto Soccorso da un consigliere del comitato consultivo di un’Azienda Ospedaliera che, nell’esercizio delle proprie funzioni di controllo dell’attività e dell’organizzazione aziendale, evidenziava reali disservizi organizzativi e sollecitava i dovuti controlli).

Cassazione penale sez. V, 19/02/2020, n.17243

Stabilire se un’espressione, uno scritto, un documento, siano effettivamente lesivi dell’onore e della reputazione altrui costituisce un accertamento in fatto da svolgersi tenendo conto di allegazioni e prova, anche attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti, della diffusione dello scritto, della rilevanza dell’offesa e della posizione sociale della vittima.

La valutazione del danno morale va svolta con ragionamento inevitabilmente presuntivo, data l’impalpabilità del danno reputazionale.

L’esercizio del diritto d’impugnazione di una decisione giudiziale può considerarsi avvenuto in modo idoneo soltanto qualora i motivi con i quali è esplicato si concretino in una critica della decisione impugnata in riferimento alle ragioni che la sorreggono, e da esse non possono prescindere. Il motivo che non rispetti tale requisito va considerato nullo per inidoneità al raggiungimento dello scopo, con l’effetto di rendere inammissibile l’impugnazione.

Cassazione civile sez. III, 18/02/2020, n.4005

Ai fini della configurabilità del delitto di diffamazione, è necessario che le parole utilizzate siano attributive di qualità sfavorevoli alla persona offesa, ovvero che gettino, comunque, una luce negativa su quest’ultima, con la conseguenza che è priva di rilevanza penale l’espressione di un auspicio la cui verificazione dipenda dalla volontà e dalle inclinazioni di terzi. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la valenza diffamatoria dell’augurio rivolto, in un canale su Internet, all’autore di un’intervista critica sulla omosessualità che “le figlie diventassero lesbiche e sposassero dei gay”).

Cassazione penale sez. V, 07/02/2020, n.17944

In tema di diffamazione, l’esimente del diritto di critica postula una forma espositiva corretta, strettamente funzionale alla finalità di disapprovazione e che non trasmodi nella gratuita ed immotivata aggressione dell’altrui reputazione, ma non vieta l’utilizzo di termini che, sebbene oggettivamente offensivi, siano insostituibili nella manifestazione del pensiero critico in quanto non hanno adeguati equivalenti.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto non esorbitante dai limiti della critica legittima l’utilizzo, in una pagina Facebook, dell’epiteto “idiota” nei confronti di un poliziotto, non identificato nominativamente, che aveva sparato dei colpi di arma da fuoco in pieno centro cittadino per arrestare la fuga degli autori di un reato, in quanto l’imputato aveva inteso solo stigmatizzare l’uso eccessivo della forza, sproporzionato rispetto al reato e alle condizioni di tempo e di luogo in cui si era svolto il fatto).

Cassazione penale sez. V, 29/11/2019, n.15089

In tema di diffamazione a mezzo stampa, il giornalista che effettua un’intervista può beneficiare dell’esimente del diritto di cronaca con riferimento al contenuto delle dichiarazioni ingiuriose o diffamatorie a lui rilasciate, se riportate fedelmente ed in modo imparziale, senza commenti e chiose capziose a margine – tali da renderlo dissimulato coautore – e sempre che l’intervista presenti profili di interesse pubblico all’informazione, in relazione alla qualità dei soggetti coinvolti, al suo oggetto e al contesto delle dichiarazioni rilasciate.

Cassazione penale sez. V, 21/11/2019, n.16959

La scriminante putativa dell’esercizio del diritto di critica o di cronaca è configurabile solo quando, pur non essendo obiettivamente vero il fatto riferito, il giornalista abbia assolto all’onere di esaminare, controllare e verificare l’oggetto della sua narrativa, al fine di vincere ogni dubbio.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito aveva affermato la responsabilità per il delitto di diffamazione aggravata di un giornalista che aveva omesso l’esame degli atti giudiziari criticati e si era affidato per la comprensione degli stessi, affermandosi sprovvisto della necessaria competenza tecnica, al legale del soggetto destinatario degli atti stessi e interessato a rappresentare in modo a sé favorevole i fatti processuali).

Cassazione penale sez. V, 04/11/2019, n.50189



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