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Mobbing sui dirigenti: quali tutele?

4 Marzo 2021 | Autore:
Mobbing sui dirigenti: quali tutele?

Le condotte illecite sui manager ad opera del datore di lavoro o dei colleghi: come si manifestano, quali rimedi e come ottenere il risarcimento dei danni.

Siamo abituati a considerare i dirigenti di aziende private o enti pubblici come figure apicali, dotate di grande potere sui loro sottoposti; perciò, è difficile riuscire ad immaginarli anche come “vittime” di maltrattamenti, pressioni indebite, umiliazioni o demansionamenti da parte dei loro capi. In realtà, tutti hanno un superiore che, grazie alla sua preminenza gerarchica o funzionale, può disporre della parte di vita dei suoi dipendenti che si svolge sul luogo di lavoro, e talvolta anche al di fuori di questo ambito. Ma il dirigente può essere mobbizzato anche dai suoi stessi colleghi, se contribuiscono a denigrarlo e ad isolarlo.

Così in parecchi casi anche i dirigenti possono essere vittime di mobbing, specialmente quando subiscono continue vessazioni oppure quando vengono collocati in incarichi non consoni alle mansioni loro spettanti. Nei casi di mobbing sui dirigenti quali tutele sono disponibili? La legge offre i rimedi per ottenere il ripristino della posizione spettante ed il risarcimento dei danni. La giurisprudenza tende sempre più a riconoscere il fenomeno come illecito e a valutarlo nella sua entità.

Mobbing sui dirigenti: come si manifesta

Il mobbing è una forma di violenza psicologica esercitata sul luogo di lavoro. Per realizzarlo occorrono una serie di comportamenti ostili e mortificanti, compiuti con intento persecutorio. Il datore di lavoro può realizzare un mobbing di tipo individuale, quando colpisce un solo soggetto, oppure di tipo collettivo, quando danneggia un gruppo di dirigenti, magari nella prospettiva della loro estromissione, inducendoli ad andarsene dall’azienda.

Nei confronti dei dirigenti il mobbing può attuarsi in varie forme, che dipendono dal tipo di attività esercitata. I casi più ricorrenti sono quelli della progressiva emarginazione del dirigente, che a poco a poco viene estromesso dalle decisioni da assumere e dalla stessa conoscenza dei fenomeni aziendali, come avviene quando non gli vengono più inoltrate missive e report necessari per la sua attività.

Il tipo di mobbing più grave ed eclatante che riguarda i dirigenti è quello della dequalificazione professionale: si assegnano alla vittima compiti, incarichi e mansioni poco importanti e inadeguati al suo ruolo e comunque non attagliati al grado rivestito e alla professionalità maturata, fino al caso estremo di non attribuirgli nessun ruolo concreto. Da ciò derivano, evidentemente, uno stato di frustrazione e di sofferenza.

Mobbing sui dirigenti: quali rimedi

Il mobbing è un illecito e contro di esso si può ricorrere per via giudiziaria, richiedendo al giudice del Lavoro presso il tribunale competente per territorio la cessazione delle condotte lesive ed il ripristino della posizione aziendale spettante.

Inoltre, è possibile ottenere il risarcimento dei danni subiti, sia di natura patrimoniale per il detrimento della professionalità sia di tipo non patrimoniale per i pregiudizi legati alla salute psicofisica. Nei casi più gravi, il mobbing può costituire reato di lesioni personali colpose [1] ed è perciò possibile denunciare i responsabili alla Procura della Repubblica sporgendo una querela.

Mobbing sui dirigenti: i danni risarcibili

Proprio per i dirigenti, l’entità dei danni patiti e da risarcire sarà maggiore di quella dei dipendenti con qualifica inferiore, come funzionari, quadri direttivi ed impiegati, poiché la dequalificazione illecita operata nei loro confronti è più consistente e comporta anche pregiudizi nella progressione di carriera, soprattutto quando si verifica l’insorgenza di sindromi, come gli stati ansiosi e depressivi, che impediscono di salire i gradini della piramide aziendale o precludono la possibilità di assumere altri incarichi manageriali (leggi “Depressione e lavoro: i diritti del lavoratore depresso“).

C’è anche il danno esistenziale, cioè quello subito dal dirigente mobbizzato nella sua vita privata, familiare e di relazione, soprattutto quando la vittima è stata ingiustamente denigrata e svilita nei rapporti con colleghi, sottoposti, clienti e fornitori.

Mobbing per demansionamento o ingiusta collocazione del dirigente

La sezione Lavoro della Corte di Cassazione in una nuova ordinanza [2] ha affermato il diritto al risarcimento in favore di un dirigente pubblico, dipendente di un Ministero, che era stato lasciato senza incarichi e collocato in un locale inadeguato (una stanza con poca luce e senza climatizzazione).

I giudici hanno accertato la responsabilità dell’amministrazione per mobbing ed hanno accolto anche la domanda di risarcimento del danno biologico derivante da uno stato depressivo (la Ctu svolta durante il processo ha dimostrato che esso era interamente attribuibile alla condotta del datore di lavoro e non ad altri fattori esterni).

Il dirigente in questione era stato isolato, non veniva più invitato alle riunioni, non gli era stato assegnato alcun progetto o compito specifico e tutto quanto aveva prodotto in precedenza non era stato accolto o recepito dall’organizzazione. Tutto ciò era avvenuto nonostante la sua disponibilità manifestata a ricevere incarichi e pur essendoci la vacanza di altri posti dirigenziali nei ruoli organici ed effettivi di quell’Amministrazione, con possibilità quindi di impiegarlo in modi più proficui.

La Suprema Corte ha perciò ritenuto che con tali condotte il datore di lavoro ha violato gli obblighi di correttezza e buona fede posti a suo carico dalla legge [3] che obbliga l’imprenditore ad adottare tutte le misure che, secondo le particolarità del lavoro, siano necessarie a preservare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore. Queste norme sulla tutela delle condizioni di lavoro si applicano sia ai datori pubblici sia a quelli privati. Leggi anche l’articolo “Il mobbing: cos’è e come tutelarsi”.


note

[1] Art. 590 Cod. pen.

[2] Cass. ord. n. 5813/21 del 03.03.2021.

[3] Art. 2087 Cod. civ.


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