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Cosa sono i fondi chiusi?

11 Luglio 2021 | Autore:
Cosa sono i fondi chiusi?

Gestioni di previdenza complementare: forme collettive, individuali, fondi negoziali, aperti, preesistenti, Pip.

L’adesione alla previdenza complementare, per i lavoratori dipendenti, rappresenta un’importante opportunità per incrementare l’importo della pensione erogata dalle gestioni di previdenza obbligatoria. A causa dell’applicazione del sistema di calcolo contributivo, difatti, gli importi dei trattamenti pensionistici risultano sempre più distanti dall’ultimo reddito, o stipendio; senza contare la discontinuità delle carriere, a causa della crisi del mercato del lavoro, che determina il minor versamento di contributi.

I fondi di previdenza complementare ai quali si può aderire sono di diverse tipologie. In particolare, si distinguono in forme previdenziali collettive ed individuali, fondi pensione negoziali, fondi aperti, fondi preesistenti e piani individuali pensionistici, o Pip.

Cosa sono i fondi chiusi? I fondi chiusi fanno parte dell’insieme dei fondi pensione negoziali, destinati a lavoratori appartenenti a specifici settori o categorie.

Innanzitutto, bisogna tener presente che le forme di previdenza complementare si definiscono collettive o individuali, a seconda che siano state o meno istituite da un accordo collettivo.

Le forme di previdenza collettive si distinguono, riguardo ai destinatari ai quali si rivolgono, in fondi negoziali, o fondi chiusi e fondi aperti: a questi ultimi possono aderire tutti i lavoratori, indipendentemente dal settore o dalla categoria di appartenenza.

Forme di previdenza complementare individuali

Le forme individuali di previdenza complementare possono essere realizzate tramite:

  • l’adesione dell’interessato ad un fondo pensione aperto, senza che sussistano disposizioni derivanti dalla contrattazione collettiva; se ad aderire è un lavoratore dipendente, non sussistendo obblighi derivanti dal contratto collettivo, il suo datore di lavoro non ha alcun obbligo di versare contribuzione integrativa;
  • contratti di assicurazione sulla vita, con finalità esclusivamente previdenziale; questi contratti sono assoggettati alla stessa disciplina prevista per i fondi pensione in materia di contribuzione e prestazioni erogate dal fondo.

L’accesso alle forme individuali di previdenza complementare è ammesso anche per chi non svolge alcuna attività lavorativa.

Forme di previdenza complementare collettive

Alle forme collettive di previdenza complementare possono aderire i lavoratori dipendenti e autonomi, i collaboratori coordinati e continuativi, i professionisti ed i soci di cooperative di produzione e lavoro.

Fondi pensione negoziali e chiusi

Ai fondi pensione negoziali possono aderire i lavoratori appartenenti a specifici settori o categorie.

I Fondi negoziali possono essere:

  • chiusi;
  • di categoria;
  • aziendali;
  • regionali.

Questi organismi, detti ad ambito definito, sono istituiti, normalmente in forma di associazione, da associazioni dei datori di lavoro e dai sindacati dei lavoratori.

I fondi pensione negoziali, nel dettaglio, possono essere istituiti da:

  • contratti e accordi collettivi, anche aziendali;
  • accordi fra lavoratori, promossi da sindacati firmatari di contratti collettivi nazionali di lavoro;
  • accordi, anche interaziendali, per gli appartenenti alla categoria dei quadri, promossi dalle organizzazioni sindacali nazionali rappresentative della categoria, membri del Cnel;
  • accordi fra lavoratori autonomi o fra liberi professionisti, promossi da loro sindacati o da associazioni di rilievo almeno regionale;
  • regolamenti del datore di lavoro, per le sole aziende ed i soli enti in cui i rapporti di lavoro non sono disciplinati da contratti o accordi collettivi, anche aziendali;
  • leggi regionali, nel rispetto della normativa nazionale in materia;
  • accordi fra soci lavoratori di cooperative, promossi da associazioni nazionali di rappresentanza del movimento cooperativo legalmente riconosciute;
  • accordi tra i destinatari del cosiddetto Fondo casalinghe dell’Inps, promossi anche da loro sindacati o da associazioni di rilievo almeno regionale;
  • atti delle casse professionali (Cassa Forense, Cnpadc, Enpacl…), che possono promuovere la costituzione di fondi, con l’obbligo della gestione separata, a vantaggio dei propri iscritti, sia direttamente sia mediante accordi collettivi.

L’attività di ciascun fondo è disciplinata dallo statuto, redatto sulla base di uno schema adottato dalla Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione. Nello statuto, devono essere riportati:

  • gli elementi identificativi,
  • l’ambito dei destinatari;
  • la contribuzione;
  • le prestazioni erogate dal fondo;
  • l’organizzazione;
  • la definizione dei rapporti con gli aderenti.

Le risorse finanziarie (ossia i contributi ed i relativi rendimenti) sono affidate a intermediari specializzati (banche, imprese di assicurazione, società di intermediazione mobiliare e società di gestione del risparmio), selezionati sulla base di una procedura svolta secondo regole dettate dalla Covip.

Fondi pensione aperti

I fondi aperti sono invece destinati a tutti gli interessati, indipendentemente dal settore o dalla categoria di appartenenza e possono essere istituiti da:

  • compagnie di assicurazione;
  • banche;
  • Sim, cioè società di intermediazione mobiliare;
  • Sgr, cioè società di gestione del risparmio.

Ai fondi pensione aperti possono aderire tutti coloro che intendano accantonare risorse per ottenere una pensione integrativa, al di là dell’attività esercitata.

Fondi pensione preesistenti

I fondi pensione cosiddetti preesistenti sono dei Fondi di previdenza complementare istituiti prima del 15 novembre 1992, che hanno continuato ad operare dopo l’entrata in vigore del decreto sulla disciplina delle forme pensionistiche complementari [1] ed hanno adeguato lo statuto e il regolamento in base al decreto di riforma della previdenza complementare [2], nonché delle disposizioni della Covip.

Piani pensionistici individuali

I piani pensionistici individuali, o Pip, sono contratti di assicurazione sulla vita; per la precisione, possono essere polizze tradizionali, o di ramo I, oppure polizze “unit-linked”, o di ramo III.

I Pip sono istituiti da imprese assicurative; l’adesione individuale è aperta a tutti coloro che intendano formarsi una pensione complementare, al di là dell’attività esercitata. L’attività del Pip è disciplinata dal regolamento, redatto sulla base di uno schema adottato dalla Covip, dalle condizioni generali di contratto e dal decreto di riforma della previdenza complementare [2].

Quanto si deve versare ai fondi di previdenza complementare?

La previdenza integrativa è finanziata, oltreché col Tfr del lavoratore, anche con eventuali contributi a suo carico e con ulteriori contributi versati dal datore di lavoro.

Più precisamente, la contribuzione versata ai fondi è determinata:

  • per la generalità dei lavoratori, liberamente (per quanto concerne la sola contribuzione a proprio carico);
  • per i lavoratori dipendenti che partecipano a fondi chiusi, liberamente, o sulla base di quanto previsto dai contratti e dagli accordi collettivi, anche aziendali;
  • per i lavoratori dipendenti che partecipano a fondi aperti con adesione su base collettiva liberamente, o sulla base di quanto previsto dai contratti e dagli accordi collettivi, anche aziendali;
  • se la contribuzione è determinata dagli accordi tra soli lavoratori:
    • può essere stabilito soltanto il livello minimo della contribuzione a carico dei dipendenti, non quello a carico del datore di lavoro;
    • può essere stabilita la percentuale minima di Tfr maturando da destinare alla previdenza complementare; se la percentuale non è stabilita, il conferimento è totale.

Per approfondire, leggi: Pensione integrativa, come funziona.


note

[1] D.lgs. 124/1993.

[2] D.lgs. 252/2005.

Autore immagine: pixabay.com


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