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Prendere un giorno di malattia per assistere un familiare: quali rischi?

4 Marzo 2021
Prendere un giorno di malattia per assistere un familiare: quali rischi?

Falsa malattia: si rischia il licenziamento? L’assistenza al genitore o al coniuge malato può essere una giusta causa per l’assenza dal lavoro?

La legge prevede una serie di permessi e congedi per chi assiste un familiare o ha necessità di assentarsi dal lavoro a causa di un’infermità del coniuge o dei parenti stretti. Esistono i famosi tre giorni al mese di permesso retribuito previsti dalla legge 104 del 1992; esiste il permesso per gravi motivi e, infine, c’è il congedo straordinario.

Chi ha già usufruito di tali agevolazioni e, tuttavia, ha ugualmente bisogno di uno o più giorni di permesso, cosa può fare? C’è chi, in ipotesi del genere, si fa rilasciare un certificato dal proprio medico curante fingendosi così malato. La finalità – beninteso – non è egoistica: non si tratta di un semplice riposo per trastullarsi, ma di un intento nobile, quello di aiutare un proprio caro. Tuttavia, come ben sappiamo, la giurisprudenza è sempre stata molto severa in proposito, ammettendo l’utilizzo dei permessi solo per le specifiche finalità previste dalla legge. 

Di qui il dubbio: quali rischi si corrono nel prendere un giorno di malattia per assistere un familiare? 

La questione va valutata attentamente alla luce del cosiddetto «principio di buona fede» che deve regolare i rapporti di lavoro tra dipendente e azienda. E così, se anche il comportamento del dipendente è di per sé stesso illecito, la sanzione del licenziamento va adottata solo in casi estremi: quelli cioè in cui venga irrimediabilmente leso il cosiddetto “rapporto fiduciario”, quel sottile filo che lega il datore al proprio dipendente e che consente al primo di fidarsi del secondo. 

A questo proposito, la giurisprudenza ritiene che la violazione commessa dal dipendente vada valutata in concreto e non in astratto. Il che significa che non si può prescindere dalle ragioni che abbiano spinto il lavoratore a tenere un determinato comportamento e dai danni che tale comportamento abbia arrecato all’azienda. 

Alla luce di ciò, una recente ordinanza del tribunale di Prato ha ritenuto illegittimo il licenziamento per falsa malattia di un dipendente che si era avvalso di un certificato medico a proprio nome per assistere e curare il genitore infermo.

Non si può licenziare un lavoratore che dichiara di prendersi giorni di malattia per assistere la madre anziché utilizzare le ferie o i permessi previsti dalla normativa.

Come anticipato, la condotta è, in sé per sé, illecita, fraudolenta e quindi certamente deprecabile. Non poche volte la Cassazione ha ritenuto legittima la sanzione espulsiva nei confronti di chi sfrutti i certificati medici per una diversa finalità, in assenza quindi di un’effettiva malattia. “Pianificare” a tavolino un’assenza per malattia non è ammesso dalla legge. 

Tuttavia, nel caso di specie, il tribunale di Prato ha ritenuto che il licenziamento non fosse proporzionato e la condotta non fosse tale da ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario; ciò in quanto il lavoratore aveva comunque dei problemi di salute cronici, l’assenza era determinata dalla necessità di assistere un congiunto, non aveva arrecato pregiudizio all’espletamento dell’attività lavorativa: motivi per cui il comportamento doveva essere valutato in virtù del suo particolare momento di difficoltà.

A fronte di tali circostanze, almeno per il tribunale di Prato (ma è poi da verificare se la pronuncia verrà riformata in appello e/o in Cassazione), è divenuto quindi “scusabile” l’aver programmato in anticipo e poi attuato l’indebita fruizione del trattamento di malattia con danno economico per l’azienda e lo Stato.

Per non rischiare, è sempre meglio utilizzare i giorni di ferie e i vari permessi che la legge offre in ipotesi di questo tipo, concordando con l’azienda la propria assenza e manifestando in anticipo le proprie necessità.



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