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Uso improprio dei permessi del lavoratore: Cassazione

4 Marzo 2021
Uso improprio dei permessi del lavoratore: Cassazione

Il comportamento del dipendente che faccia uso improprio del permesso della legge 104 per assistenza al disabile integra abuso del diritto con rilevanza anche disciplinare.

In tema di lavoro privato, posto che il riconoscimento di permessi al lavoratore portatore di handicap risponde alla necessità della più agevole integrazione familiare e sociale, è illegittimo il licenziamento irrogato a quel lavoratore che abbia fruito dei permessi per finalità estranee alle esigenze di cura.

I permessi ex articolo 33, comma 6, della legge 104/1992 sono riconosciuti al lavoratore portatore di handicap in ragione della necessità di una più agevole integrazione familiare e sociale, senza che la fruizione del beneficio debba essere necessariamente diretto alle esigenze di cura. A chiarirlo è la Cassazione confermando l’illegittimità del licenziamento disposto da una nota società proprietaria di una catena di negozi di elettrodomestici nei confronti di un dipendente che aveva incrementato i giorni di permesso in prossimità delle festività e, quindi, presumibilmente, per finalità estranee a quelle connesse alla cura della sua condizione di invalido. Per i giudici di legittimità la fruizione di permessi sotto le festività non ha alcun rilievo disciplinare e non è configurabile in tal caso alcun abuso del diritto da parte del dipendente.

Cassazione civile sez. lav., 25/09/2020, n.20243

Il controllo, demandato dal datore di lavoro ad un’agenzia investigativa, finalizzato all’accertamento dell’utilizzo improprio, da parte di un dipendente, dei permessi ex art. 33 legge 5 febbraio 1992, n. 104 (contegno suscettibile di rilevanza anche penale) non riguarda l’adempimento della prestazione lavorativa, essendo effettuato al di fuori dell’orario di lavoro ed in fase di sospensione dell’obbligazione principale di rendere la prestazione lavorativa, sicché esso non può ritenersi precluso ai sensi degli artt. 2 e 3 dello statuto dei lavoratori.

Cassazione civile sez. lav., 04/03/2014, n.4984

Il permesso di cui alla legge. n. 104 del 1992, art. 33, è riconosciuto al lavoratore in ragione dell’assistenza al disabile e in relazione causale diretta con essa, senza che il dato testuale e la “ratio” della norma ne consentano l’utilizzo in funzione meramente compensativa delle energie impiegate dal dipendente per detta assistenza. Ne consegue che il comportamento del dipendente che si avvalga di tale beneficio per attendere ad esigenze diverse integra l’abuso del diritto e viola i principi di correttezza e buona fede, sia nei confronti del datore di lavoro che dell’Ente assicurativo, con rilevanza anche ai fini disciplinari. È quindi necessario che l’assenza dal lavoro si ponga in relazione diretta con l’esigenza per il cui soddisfacimento il diritto stesso è riconosciuto, ossia l’assistenza al disabile; questa può essere prestata con modalità e forme diverse, anche attraverso lo svolgimento di incombenze amministrative, pratiche o di qualsiasi genere, purché nell’interesse del familiare assistito.

Di conseguenza il prestatore di lavoro subordinato che non si avvalga del permesso previsto dal citato art. 33, in coerenza con la funzione dello stesso, integra un abuso del diritto in quanto priva il datore di lavoro della prestazione lavorativa in violazione dell’affidamento riposto nel dipendente ed integra, nei confronti dell’Ente di previdenza erogatore del trattamento economico, un’indebita percezione dell’indennità ed uno sviamento dell’intervento assistenziale.

Cassazione civile sez. lav., 22/01/2020, n.1394

Deve ritenersi illegittimo il licenziamento intimato al lavoratore per abuso dei permessi assistenziali ex art. 33 l. n. 104 del 1992 allorché sia emerso in corso di causa che il lavoratore aveva utilizzato tali permessi per attendere a finalità assistenziali in favore della ex moglie presso la propria abitazione (respinta la tesi dell’azienda secondo cui vi era, quantomeno, un inadempimento parziale da parte del lavoratore, atteso che una parte della giornata in cui aveva fruito del permesso non era stata dedicata all’assistenza al disabile).

Cassazione civile sez. lav., 20/08/2019, n.21529

In tema di esercizio dei diritto di cui all’art. 33, comma 3, legge n. 104 del 1992, la fruizione del permesso da parte dei dipendente deve porsi in nesso causale diretto con lo svolgimento di un’attività identificabile come prestazione di assistenza in favore del disabile per il quale il beneficio è riconosciuto, in quanto la tutela offerta dalla norma non ha funzione meramente compensativa o di ristoro delle energie impiegate dal dipendente per un’assistenza comunque prestata. L’uso improprio del permesso può integrare, secondo le circostanze dei caso, una grave violazione intenzionale degli obblighi gravanti sul dipendente, idonea a giustificare anche la sanzione espulsiva.

Cassazione civile sez. lav., 13/09/2016, n.17968

Il permesso ex art. 33 della l. n. 104 del 1992 è riconosciuto al lavoratore in ragione dell’assistenza al disabile, rispetto alla quale l’assenza dal lavoro deve porsi in relazione causale diretta, senza che il dato testuale e la “ratio” della norma ne consentano l’utilizzo in funzione meramente compensativa delle energie impiegate dal dipendente per la detta assistenza. Ne consegue che il comportamento del dipendente che si avvalga di tale beneficio per attendere ad esigenze diverse integra l’abuso del diritto e viola i principi di correttezza e buona fede, sia nei confronti del datore di lavoro che dell’Ente assicurativo, con rilevanza anche ai fini disciplinari.

Cassazione civile sez. lav., 13/09/2016, n.17968



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