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Tfr per acquisto prima casa: come funziona?

12 Luglio 2021
Tfr per acquisto prima casa: come funziona?

La liquidazione spetta al lavoratore solo quando il rapporto di lavoro cessa. La legge consente, però, in alcuni casi, di chiedere un’anticipazione del Tfr accantonato.

Vuoi acquistare la prima casa perché sei stufo di pagare l’affitto. Ti spaventa prendere un mutuo che finanzi il 100% dell’importo e vorresti, dunque, utilizzare una parte del Tfr accantonato per pagare un anticipo del prezzo dell’immobile. Ti chiedi se ciò sia possibile.

Il trattamento di fine rapporto è una delle componenti della retribuzione del lavoratore. La regola generale prevede che questo importo sia erogato al dipendente in caso di cessazione del rapporto di lavoro. La legge prevede, però, la possibilità di richiedere il Tfr per acquisto prima casa. Ma come funziona? Come vedremo, ottenere un anticipo della liquidazione è possibile ma solo entro determinati parametri previsti dalla legge e relativi sia all’importo ottenibile sia al numero di domande presentabili al datore di lavoro da parte della manodopera complessiva dell’azienda.

Trattamento di fine rapporto: che cos’è?

L’importo che il datore di lavoro accredita mensilmente al lavoratore in busta paga non costituisce la totalità della retribuzione spettante. C’è, infatti, una fetta del salario che non viene erogata in busta paga ma che viene accantonata anno per anno e liquidata solo alla fine del rapporto di lavoro: il trattamento di fine rapporto (Tfr).

Il Tfr è una retribuzione differita che serve a sostenere il reddito del lavoratore in caso di perdita del lavoro. Tale emolumento si calcola sommando, per ogni anno di servizio, la retribuzione annuale diviso per 13,5 [1]. Nel calcolo del Tfr si tiene conto di tutti gli importi erogati a titolo non occasionale al lavoratore sulla base del rapporto di lavoro, esclusi i rimborsi spesa.

Trattamento di fine rapporto: quando diventa esigibile?

Se, da un lato, è innegabile che il Tfr sia patrimonio del lavoratore è altrettanto vero che la legge non consente al dipendente di disporne e di chiederne l’erogazione a suo piacimento. La liquidazione, infatti, spetta solo quando il rapporto di lavoro cessa, a prescindere dalla motivazione che determina la fine del rapporto. Il Tfr è, dunque, esigibile in caso di licenziamento, dimissioni, scioglimento del rapporto di lavoro per mutuo consenso, spirare del termine contrattuale o decesso del dipendente.

Anticipazione del trattamento di fine rapporto: è possibile?

Al ricorrere di determinate circostanze la legge consente al lavoratore di chiedere un’anticipazione del Tfr accantonato. Nella vita del lavoratore possono, infatti, verificarsi delle esigenze che rendono necessario poter disporre di una somma di denaro e, come detto, il Tfr è pur sempre patrimonio del lavoratore. L’anticipo del Tfr, tuttavia, non è un diritto potestativo del lavoratore poiché è accoglibile solo se sussistono una serie di requisiti.

Innanzitutto, il prestatore di lavoro deve aver maturato almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro.

In secondo luogo, la somma che può essere richiesta a titolo di anticipazione non può eccedere la soglia massima del 70% dell’importo a cui avrebbe diritto se il rapporto di lavoro terminasse alla data della richiesta.

Inoltre, la legge prevede un contingentamento delle richieste accoglibili da parte del datore di lavoro, anche per preservare la liquidità dell’azienda. In particolare, le richieste di anticipo sono soddisfatte ogni anno entro i limiti del 10% degli aventi titolo (ossia di coloro che hanno più di 8 anni di anzianità aziendale) e comunque del 4% del numero totale dei dipendenti.

Anticipazione del trattamento di fine rapporto: le causali

Oltre al rispetto dei limiti che abbiamo visto, l’anticipazione del Tfr deve essere richiesta per una delle esigenze individuate dalla legge. Il lavoratore non può, dunque, chiedere una parte della liquidazione da spendere a suo piacimento ma può farlo solo per soddisfare una delle causali previste dall’ordinamento, ossia:

  • per il pagamento di spese sanitarie relative a terapie o interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche;
  • per l’acquisto della prima casa di abitazione sia per sé che per i figli, documentato con atto notarile.

Il lavoratore può chiedere l’anticipazione del Tfr una sola volta, nel corso di tutto il rapporto di lavoro. La somma anticipata viene detratta, a tutti gli effetti, dal fondo Tfr accantonato.

Quella illustrata è la disciplina di legge dell’anticipo del Tfr. I contratti collettivi, tuttavia, sia nazionali che aziendali, possono prevedere delle condizioni di accesso all’anticipazione maggiormente favorevoli per il dipendente. Parimenti, anche tramite accordo individuale tra azienda e lavoratore, è possibile consentire al dipendente di ottenere l’anticipo in modo più favorevole rispetto alla disciplina legale.


note

[1] Art. 2120 co. 1 cod. civ.

[2] Art. 2120 co. 6 ss. cod. civ.


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