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Diffamazione per lesione della reputazione professionale

4 Marzo 2021 | Autore:
Diffamazione per lesione della reputazione professionale

Danno alla considerazione e al buon nome in un contesto lavorativo: quando scatta il reato e quando si può chiedere il risarcimento dei danni?

La diffamazione è uno di quei reati che si può commettere in qualsiasi momento, anche inavvertitamente: è sufficiente una parola di troppo, un pettegolezzo o una piccola malignità pronunciata alle spalle di altri per integrarne gli estremi. Le cose si complicano ancora di più quando il bersaglio dei commenti poco lusinghieri è un professionista o, comunque, una persona stimata nel proprio ambito lavorativo: in casi del genere, screditare un soggetto significa arrecargli un danno alla reputazione che può essere perseguito penalmente. Con questo articolo vedremo cos’è, come funziona e com’è punita la diffamazione per lesione della reputazione professionale.

Sin da subito, va detto che il danno alla reputazione professionale altrui non costituisce una fattispecie autonoma di reato: si tratta pur sempre di diffamazione. La differenza sta nel fatto che il professionista (o, comunque, colui che frequenta un determinato contesto lavorativo) potrebbe essere danneggiato in maniera molto più semplice di un’altra persona. Ad esempio, raccontare in giro che un avvocato è incompetente può costituire diffamazione perché c’è lesione della reputazione.

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione [1], in ambito professionale è diffamazione dare della “falsa” a una persona, incrinando così la propria considerazione nello specifico contesto lavorativo. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando c’è diffamazione per lesione della reputazione professionale.

Diffamazione: quando scatta il reato?

Per la legge, la diffamazione scatta quando si offende la reputazione altrui comunicando con almeno due persone [2].

Paolo, in presenza di Marco e di Luca, esprime commenti oltraggiosi su Giovanni, che è assente e non può ribattere.

La reputazione è la considerazione che gli altri hanno di una persona. Nel caso della diffamazione, la reputazione è la considerazione che gli altri hanno della vittima, sia all’interno della cerchia sociale e familiare, sia in contesti diversi e più ristretti, come ad esempio quello lavorativo.

Diffamazione: caratteristiche del reato

Perché si abbia diffamazione, occorre che il commento oltraggioso sia espresso in presenza di almeno altre due persone, esclusa ovviamente la vittima. Quest’ultima non deve essere presente alla diffamazione oppure, anche se fisicamente presente, non deve essere in grado di percepire l’offesa.

È diffamazione anche comunicare un commento oltraggioso a una sola persona, se si è consapevoli che questa procederà a riferire lo stesso ad altre persone.

La condotta tipica della diffamazione è il commento oltraggioso o ingiurioso. Nulla toglie, però, che la diffamazione possa integrarsi anche con un gesto, un riferimento, un disegno oppure una foto.

Tizio pubblica sul proprio profilo Facebook una foto di Caio in cui è ritratto in una posa ridicola.

La diffamazione è un reato comune, cioè un crimine che può essere commesso da qualunque persona, senza necessità che rivesta una particolare qualifica (giornalista, ecc.).

Di conseguenza, chiunque può macchiarsi del reato di diffamazione, anche la persona comune che, scrivendo sul proprio profilo social, offende pubblicamente un altro individuo.

Danno alla reputazione professionale: cos’è?

Come anticipato, la reputazione consiste nella considerazione che gli altri hanno di una persona. Detto in altre parole, la reputazione è la stima, cioè il buon nome che si ha presso gli altri.

Chi esercita una professione potrebbe essere diffamato anche sul versante lavorativo: si pensi all’avvocato la cui reputazione è messa in discussione a causa delle parole poco lusinghiere di un suo ex cliente.

La lesione alla reputazione professionale in grado di far scattare il reato di diffamazione c’è anche se non si esercita una libera professione (avvocato, architetto, ingegnere, ecc.).

Secondo la Corte di Cassazione (sentenza citata in apertura), attribuire a una persona l’epiteto “persona falsa” e riferirle la condotta negativa di “inventarsi gli avvenimenti” significa indicare in senso gravemente negativo una qualità generale e permanente della personalità di una persona, in particolar modo nel suo contesto professionale.

In pratica, dare del falso a una persona è reato, in quanto un commento del genere è in grado di ledere la credibilità professionale di una persona, con possibili conseguenze negative.

Nel caso di specie, l’imputato è stato condannato per il reato di diffamazione ai danni di una donna per aver inviato alcune email all’ufficio sinistri di due assicurazioni ledendo l’onore della donna accusata di cattiva gestione di una pratica assicurativa che vedeva coinvolto l’imputato. Tali email esorbitavano nel diritto di critica poiché facevano riferimento all’incapacità e alla falsità della donna la quale si sarebbe “inventata” gli avvenimenti oggetto della pratica assicurativa.

Diffamazione: com’è punita?

La diffamazione è punita con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a milletrentadue euro. Esistono però delle ipotesi di diffamazione aggravata, punite più severamente:

  • se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni o della multa fino a duemilasessantacinque euro;
  • se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità (ivi compresi blog e social network), ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro.

Lesione della reputazione professionale: risarcimento

La persona diffamata che abbia subito una lesione della propria reputazione professionale può ovviamente chiedere il risarcimento dei danni patiti. Per farlo, potrà costituirsi parte civile nel processo penale intrapreso contro il diffamatore, fornendo al giudice le prove concrete delle conseguenze negative derivanti dalla diffamazione.

L’accertamento della lesione non comporta in automatico la risarcibilità del danno: spetta dunque al danneggiato provare che la lesione della reputazione gli abbia cagionato una perdita patrimoniale o un danno non patrimoniale.

Se la lesione alla propria reputazione professionale ha cagionato una grave riduzione del volume di affari (si pensi all’avvocato abbandonato dai propri clienti per via dei commenti messi in giro dall’autore del reato), si potrà chiedere un ristoro economico pari alla perdita subita.


note

[1] Cass., sent. n. 7995 del 1° marzo 2021.

[2] Art. 595 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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