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Prove acquisite oltre il termine delle indagini: sì all’utilizzo in altri processi

20 Febbraio 2014 | Autore:
Prove acquisite oltre il termine delle indagini: sì all’utilizzo in altri processi

Utilizzabili le prove di un altro processo penale anche se acquisite dopo il termine di durata massima delle indagini.

 

È possibile utilizzare le prove di un un altro processo penale (per esempio: la dichiarazione di un teste) anche se esse sono state acquisite oltre il termine massimo di durata delle indagini preliminari.

È quanto precisato dalla Cassazione in una recente sentenza [1] riguardante un provvedimento di custodia cautelare in carcere.

La legge [2] prevede, a garanzia dell’imputato, un termine massimo di durata delle indagini preliminari fissato in diciotto mesi o due anni (per alcune specifiche tipologie di reato). Tutte le prove acquisite dal pubblico ministero oltre tale termine (qualora esso non sia stato prorogato dal giudice) sono inutilizzabili nel processo.

Occorre però fare due precisazioni al riguardo.

La “inutilizzabilità” è una sorta di sanzione per non aver rispettato i termini di durata delle indagini e riguarda soltanto gli atti aventi valore probatorio; essa non incide, dunque, su tutti quegli atti che sono conseguenza delle indagini correttamente svolte (per esempio sulla richiesta di rinvio a giudizio, sulla richiesta di misura cautelare ecc.).

La Cassazione precisa, inoltre, che l’inutilizzabilità delle prove acquisite dopo la scadenza del termine massimo di durata delle indagini vale soltanto nell’ambito dello stesso processo in cui le indagini sono state svolte. Tali prove possono, dunque, essere liberamente utilizzate in altri processi per ottenere, per esempio, una misura cautelare. Ciò, ovviamente, a condizione che le prove siano comunque state acquisite secondo le regole stabilite dalla legge [3].


note

[1] Cass. sent. n. 7055/2014.

[2] Art. 407 cod. proc. pen.

[3] Art. 238 cod. proc. pen.

Autore immagine: 123rf.com


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