Donna e famiglia | Articoli

Dove viene annotata la sentenza di divorzio?

11 Luglio 2021
Dove viene annotata la sentenza di divorzio?

Una volta passata in giudicato, la pronuncia che dichiara la fine del matrimonio deve essere trascritta nell’apposito registro.

Ti sei separata da tuo marito e, adesso, non vedi l’ora che il giudice dichiari finalmente la fine definitiva del tuo matrimonio. Dopo anni di sofferenze, hai voglia di riprendere in mano la tua vita e ricominciare al fianco di un’altra persona. Certo, il passato non si può cancellare, ma perlomeno metti un punto ad una relazione sentimentale disastrosa.

Ma dove viene annotata la sentenza di divorzio? È possibile sposarsi nuovamente? A differenza della separazione, che rappresenta una fase temporanea in cui si è ancora marito e moglie, con il divorzio la coppia riacquista la libertà di stato e quindi la possibilità di contrarre un nuovo matrimonio in Comune. Per coloro che, invece, desiderano celebrare le nozze in chiesa, sarà necessaria una sentenza di nullità che viene emessa, a determinate condizioni, dal tribunale ecclesiastico. In questo articolo, però, ci concentreremo, in particolare, sulla fase successiva all’emanazione della sentenza di divorzio. Pertanto, se vuoi saperne di più sull’argomento, ti invito a metterti comodo e proseguire nella lettura.

Cos’è il divorzio?

Comincio subito col darti alcune nozioni che ti permetteranno di comprendere meglio il tema centrale di questo articolo.

Innanzitutto, devi sapere che la legge non parla mai di divorzio, bensì di scioglimento del matrimonio oppure di cessazione dei suoi effetti civili. Il primo effetto si verifica se la coppia si è sposata in Comune con il rito civile, mentre la seconda ipotesi riguarda coloro che hanno celebrato le nozze in chiesa dinanzi al parroco (il cosiddetto matrimonio concordatario).

Nel linguaggio comune, tuttavia, si parla genericamente di divorzio per indicare il venir meno del vincolo coniugale a seguito di una pronuncia del giudice.

Quando si può domandare il divorzio?

Per poter divorziare è necessario che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non possa essere mantenuta o ricostituita per una delle seguenti cause:

  • separazione legale: in pratica, la coppia deve risultare separata da almeno 12 mesi (se ha scelto la procedura giudiziale) o da 6 mesi (se ha scelto la procedura consensuale). Nel primo caso, è necessario che la sentenza sia passata in giudicato, mentre nel secondo caso occorre l’omologazione del decreto del giudice;
  • condanna definitiva di uno dei coniugi a reati particolarmente gravi come, ad esempio, il delitto di incesto, la violenza sessuale, l’omicidio volontario di un figlio, ecc.;
  • matrimonio non consumato;
  • annullamento o scioglimento del vincolo celebrato all’estero dal coniuge straniero;
  • pronuncia definitiva di rettificazione del sesso del marito o della moglie.

Ebbene, se ricorre una delle suddette ipotesi, è possibile chiedere il divorzio attraverso una delle modalità che ti illustrerò a breve.

Come chiedere il divorzio?

La procedura per domandare lo scioglimento del matrimonio o la cessazione dei suoi effetti civili dipende dal raggiungimento o meno di un accordo. Più precisamente, se i coniugi trovano un’intesa in merito agli aspetti personali e patrimoniali del proprio rapporto (come, ad esempio, a chi spetterà la casa coniugale, l’entità dell’assegno di mantenimento, l’affidamento dei figli minori e così via), allora è possibile sottoscrivere un ricorso congiunto da presentare presso il tribunale del luogo di residenza o di domicilio di uno dei due. In alternativa, la coppia è libera di non andare dal giudice, ma di stipulare una convenzione di negoziazione assistita (da un avvocato per parte) oppure, in presenza di determinati presupposti, rendere una dichiarazione congiunta dinanzi al sindaco del Comune.

In assenza di accordo, ciascun coniuge può depositare un ricorso in tribunale ove il presidente dovrà comunque accertare i fatti che rendono intollerabile la prosecuzione della convivenza o che arrecano pregiudizio ai figli.

Dove viene annotata la sentenza di divorzio?

Una volta che la sentenza di divorzio è diventata definitiva, quindi non è più soggetta ad impugnazione, il tribunale (nella persona del cancelliere) la trasmette all’ufficio di Stato civile del Comune in cui è stato trascritto il vincolo coniugale. A questo punto, l’ufficiale incaricato provvede ad annotarla al margine dell’atto di matrimonio. Lo scopo principale di un simile adempimento è quello di rendere pubblica, quindi far conoscere a terzi, la notizia dello scioglimento o della cessazione del vincolo. Inoltre, l’annotazione è comunicata all’anagrafe del Comune di residenza degli ex coniugi per l’aggiornamento delle rispettive schede personali.

Attenzione: l’ex coniuge non sarà libero di contrarre un nuovo matrimonio finché non avrà acquistato la libertà di stato a seguito di annotazione della sentenza di divorzio.

Se poi il tribunale omette la trasmissione della sentenza, toccherà all’avvocato recarsi presso la cancelleria del tribunale competente munito della relativa copia.

Quali sono gli effetti del divorzio?

Per concludere, vediamo brevemente le conseguenze prodotte dal divorzio che, secondo la legge, hanno efficacia dal giorno dell’annotazione della sentenza. In particolare, gli effetti sono:

  • lo scioglimento del matrimonio civile o la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario;
  • l’acquisto dello stato libero: pertanto, gli ex coniugi possono sposarsi una seconda volta in Comune oppure in chiesa (se, come già detto, si ottiene anche una sentenza di nullità del tribunale ecclesiastico);
  • la perdita del diritto di utilizzare il cognome del marito;
  • il diritto di percepire un assegno divorzile se si versa in stato di bisogno al punto da non avere i mezzi necessari per il sostentamento;
  • il diritto ad una quota del Tfr dell’ex coniuge (per gli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio);
  • la perdita dei diritti successori;
  • la pensione di reversibilità se l’ex coniuge superstite non si è sposato e percepisce l’assegno di divorzio.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube