Cronaca | News

Quanto e dove è più povera oggi l’Italia

4 Marzo 2021
Quanto e dove è più povera oggi l’Italia

Le persone che faticano perfino a trovare i soldi per fare la spesa sono più di cinque milioni e mezzo.

Il 2020 verrà ricordato per la pandemia e per le sue conseguenze economiche, oltre che sanitarie. Secondo l’Istituto nazionale di statistica (Istat), nell’annus horribilis del Coronavirus i poveri, in Italia, sono diventati un milione in più.

In numeri assoluti, a livello nazionale, si contano 5,6 milioni di persone in condizioni di indigenza totale, cioè con difficoltà perfino a mettere un pasto sulla tavola. Vuol dire che quasi un sesto della popolazione (precisamente il 9,4%) non sa come andare avanti.

Il fenomeno assume proporzioni più vaste al Sud, rispetto al Nord, ma è qui, nel polmone economico del Paese, duramente colpito nella fase uno della pandemia, che c’è stato l’incremento più rapido e consistente, legato all’emergenza sanitaria.

Nelle regioni del Settentrione, in appena un anno, l’incidenza dei poveri, sul totale della popolazione, è aumentata di due punti percentuali, dal 5,8% del 2019 al 7,6% del 2020. Sono 218mila in più le famiglie che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, per un totale di circa 720mila persone.

Nel Meridione, l’incidenza è pari al 9,3%, con all’incirca 180mila poveri in più. Il Centro Italia è l’area messa meglio, con il suo 5,5% di persone ridotte alla povertà sul totale dei residenti e 128mila nuovi disperati.

Un crollo verticale che non ha risparmiato nessuno e che non ha fatto grosse differenze tra grandi e piccoli centri, famiglie italiane o di nazionalità estera.

Le stime preliminari dell’Istat per l’anno 2020 fotografano un dato: della crisi sanitaria ed economica hanno risentito, in particolare, coloro che erano già in difficoltà, italiani o stranieri, che hanno visto aumentare i loro problemi.

Il fenomeno, inoltre, è stato trasversale anche perché ha coinvolto tutti i tipi di famiglie, da quelle composte solo da una persona a quelle più numerose. Per queste ultime, in particolare, la situazione è precipitata, come testimoniano i numeri: sono stati soprattutto i nuclei costituiti da almeno cinque persone a impoverirsi, perché l’incremento della povertà, in tal caso, si è alzato di quattro punti percentuali in appena un anno (dal 16,2% al 20,7%).

Dal dossier dell’Istat risulta anche che più in difficoltà sono le famiglie con figli minorenni, mentre quelle con anziani, titolari di una pensione, sono riuscite a incassare meglio il colpo della crisi economica. A preoccupare è l’incremento dei bambini e dei ragazzi in povertà assoluta: in tutto il Paese se ne contano un milione e 346mila, cioè 209mila in più rispetto all’anno precedente.

Un dato che fa riflettere su quanto il 2020 abbia potuto incidere sul loro diritto allo studio e alle pari opportunità: la didattica a distanza (dad), rivelatasi cruciale in un così difficile anno scolastico, suona come un miraggio per questo milione di bambini e ragazzi non sufficientemente equipaggiati per seguire le lezioni online.

A livello anagrafico, la categoria che più di tutte ha sofferto la crisi è stata quella delle persone nella fase centrale dell’esistenza lavorativa, in particolare tra i 35 e i 44 anni e tra i 45 e i 54 anni. Nella prima categoria, l’incidenza della povertà assoluta è salita dall’8,3% al 10,7%. Nella seconda, è aumentata di tre punti: dal 6,9% al 9,9%.

Si tratta proprio di quegli individui che l’Istat definisce «persone di riferimento», cioè quelle che portano il pane a casa: se soffrono loro, soffrono intere famiglie.



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