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Che succede se muore chi ha ricevuto la casa con una donazione?

4 Marzo 2021
Che succede se muore chi ha ricevuto la casa con una donazione?

La casa donata può ritornare di proprietà del donante alla morte del donatario?

Un nostro lettore ci chiede: che succede se muore chi ha ricevuto la casa con una donazione? Immaginiamo che una persona voglia donare una casa ad un’altra ma, nello stesso tempo, riservarsi il diritto di proprietà semmai questa dovesse morire prima. Si può fare una cosa del genere? La casa donata può ritornare di proprietà del donante alla morte del donatario? Ecco cosa dice, in proposito, la nostra legge.

La donazione è revocabile?

La donazione è un atto di per sé irrevocabile. Questo significa che il donante non può mai “cambiare idea”. Pertanto, una volta che il bene è stato donato, questo entra definitivamente nel patrimonio del donatario.

Restano salvi due casi in cui è possibile disporre la revoca della donazione: l’indegnità del donatario (che si verifica in caso di gravi condotte commesse ai danni del donante o dei suoi più stretti familiari) e la sopravvenienza di figli che il donante, al momento della donazione, non sapeva di avere.

Si può vendere una casa donata?

Se è vero che la donazione ha l’effetto di trasferire definitivamente la proprietà dell’immobile in capo al donatario, è altresì vero che questi ne può anche disporre sin dal giorno dopo, potendolo vendere o donare. 

L’unico problema sorge per via del fatto che la donazione potrebbe essere impugnata dagli eredi più stretti del donante (coniuge e figli o, in loro assenza, i genitori). Questi infatti, qualora il donante, nel fare testamento, abbia lasciato loro delle quote di patrimonio inferiori rispetto ai limiti previsti dalla legge (la cosiddetta legittima) hanno 10 anni di tempo dalla sua morte per contestare la donazione e, se non sono trascorsi più di 20 anni dalla donazione, riprendersi anche l’immobile che nel frattempo è entrato nella proprietà di un’altra persona. 

Che succede se muore chi ha ricevuto la casa con una donazione?

Da quanto abbiamo detto discende anche la logica conseguenza secondo cui, alla morte del donatario, la casa a questi donata passa ai suoi eredi. E ciò perché il bene è ormai entrato definitivamente nel suo patrimonio. Il donante, quindi, se anche dovesse essere ancora in vita, non potrà pretendere la restituzione della casa dagli eredi superstiti del donatario. Salvo una sola condizione, che analizzeremo nel prossimo paragrafo.

La casa donata può ritornare di proprietà del donante alla morte del donatario?

Il donante può inserire nella donazione una clausola in base alla quale i beni donati, qualora il donatario muoia prima del donate, ritornino a far parte del patrimonio del donante. Si può anche stabilire che ciò avvenga se, oltre a morire prima il donatario, muoiano anche i suoi eredi. È la cosiddetta condizione di riversibilità.

Se la donazione è fatta con generica indicazione della riversibilità, questa riguarda la premorienza del donatario e dei suoi discendenti.

La condizione di riversibilità deve risultare dal contratto e può essere a beneficio esclusivamente del donante; la condizione a favore di un terzo si considera non apposta.

Il donante può inserire un patto di riversibilità quando non vuole far acquistare la proprietà del bene donato a una specifica persona (ad esempio, il coniuge del donatario o i suoi figli). 

Se c’è il patto di riversibilità, il donatario non può trasferire a terzi il bene donato. Pertanto, il patto di riversibilità ha l’effetto di risolvere tutti i trasferimenti dei beni donati e di ritrasferirli al donante liberi da ogni peso o ipoteca. Questo significa che un creditore del donatario non potrà neanche pignorare la casa donata. 

In caso di riversibilità della donazione, il donante è tenuto a pagare agli eredi del donatario il valore delle migliorie arrecate.



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