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Tradimento in chat: quali rischi?

11 Luglio 2021 | Autore:
Tradimento in chat: quali rischi?

Una relazione virtuale, uno scambio di frasi o di immagini erotiche hanno lo stesso valore legale di un incontro extraconiugale fisico?

Il rapporto sarà anche virtuale ma il tradimento è reale eccome. Chi intrattiene delle relazioni in chat, che si tratti di un servizio di messaggistica come WhatsApp o di un social network come Facebook o Instagram, sta venendo meno al patto di fedeltà e di lealtà siglato con il matrimonio e, di conseguenza, a livello legale, una conversazione piccante e una notte a letto con l’amante hanno lo stesso valore. Ciascuno, poi, deciderà il peso che possono avere le varie sfumature, cioè se prendere allo stesso modo una cosa o l’altra. Quindi, chi si chiede che cosa succede se viene scoperto un tradimento in chat, quali rischi si corrono e quali conseguenze può avere una «cyber-scappatella», cominci a pensare che il partner può agire per vie legali chiedendo la separazione o il divorzio.

Che poi, sarebbe la reazione più naturale. Il punto è capire se chi si rivolge al suo avvocato per avviare la procedura che porta alla rottura del matrimonio abbia in una conversazione piccante una base solida per portare il/la coniuge in tribunale. Anche perché dovrà trovare il modo per dimostrare il tradimento senza violare la privacy del partner: può sembrare paradossale, ma c’è anche questo rischio. Quindi, fino a che punto una moglie o un marito ha la possibilità di esibire davanti a un giudice il contenuto di un messaggio compromettente, ammesso che valga come prova?

Vediamo cosa si rischia quando viene scoperto un tradimento in chat.

Relazione in chat: è tradimento?

Bisognerebbe dire, innanzitutto, che una cosa sono i sentimenti ed un’altra ben diversa le questioni legali. A chiunque – normalmente – darebbe fastidio che il proprio coniuge avesse un rapporto virtuale togliendo tempo ed energie a quello reale. Accade nella maggior parte dei casi perché c’è un calo di interesse verso il marito o verso la moglie e si avverte il bisogno di emozioni nuove. Peraltro, da un certo punto di vista, meno impegnative. Qualcuno sostiene che è più facile avere una o più relazioni di fantasia senza troppi legami che portare avanti il rapporto quotidiano con chi si ha al proprio fianco. Potrebbe anche avere ragione se, nel tempo, la noia e l’insoddisfazione hanno preso il posto dell’amore e dell’entusiasmo.

Siccome, volendo, le occasioni non mancano, ecco che non è difficile trovare in un modo o nell’altro un ripiego alle proprie frustrazioni. Chi abbassa la guardia con un amico, chi con una collega, chi trova su Facebook una persona in grado di dare determinati stimoli a livello fisico ed emotivo. Ed ecco che si finisce a passare delle ore in una chat, prima a parlare di tutto, poi chissà.

Se per tradimento si intende spostare in qualsiasi modo il proprio interesse verso una persona diversa da quella con cui si ha un legame di fatto o coniugale, in teoria si potrebbe dire che il semplice desiderio di un’altra persona, anche se non manifestato in alcun modo, può essere considerato un tradimento. Il problema (per il coniuge) è che provare un pensiero o un desiderio è assai difficile. Ci vuole qualcosa di più concreto.

Ed è in questo contesto che si potrebbe inserire il tradimento in chat, che fornisce degli elementi ben precisi per poter giudicare la condotta fedifraga di uno dei coniugi. Secondo la Cassazione [1], la condotta del marito, intento alla ricerca di relazioni extraconiugali tramite Internet, integra una violazione dell’obbligo di fedeltà disposto dal Codice civile [2], in quanto «costituisce una circostanza oggettivamente idonea a compromettere la fiducia tra i coniugi e a provocare l’insorgere della crisi matrimoniale all’origine della separazione».

Relazione in chat: cosa dice il Codice civile

L’abbiamo appena citato il Codice civile. Non parla espressamente di tradimento in chat ma stabilisce i doveri di fedeltà dei coniugi. In questi termini: «Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione».

Da quel che abbiamo visto nel pronunciamento della Cassazione, con un tradimento in chat salta tutto quello che c’è scritto in questo articolo del Codice: la fedeltà, innanzitutto. E di conseguenza l’assistenza morale e materiale (si perde l’eventuale diritto al mantenimento) e la coabitazione (la persona tradita avrebbe diritto a chiedere la separazione).

Tradimento in chat: si possono usare i messaggi come prova?

Quindi, tra i rischi di un tradimento in chat ci sono la richiesta di separazione e la perdita dell’eventuale mantenimento. Occorrerà, però, dimostrare che il tradimento c’è stato. La persona tradita può entrare in possesso di quei messaggi ed utilizzarli come prova in tribunale durante la causa di separazione o di divorzio? I vari Codici non prevedono i messaggi di chat come prova. Tuttavia, le conversazioni virtuali possono rientrare nelle cosiddette «prove atipiche», vale a dire quelle che, pur non essendo previste dalla normativa, vengono comunque valutate dal giudice.

Quindi frasi, foto, messaggi di WhatsApp, sms, e-mail e quant’altro possono servire a dimostrare che il coniuge aveva intrattenuto o cercato di intrattenere (magari gli è andata male) un rapporto extraconiugale, poiché si tratta di riproduzioni meccaniche (cioè delle copie) con lo stesso valore di una prova documentale.

A tal proposito, è possibile fare degli screenshot, cioè salvare la schermata che mostra il messaggio incriminato, oppure chiamare a testimoniare una persona che abbia letto la chat del fedifrago.

Più difficile tentare di far passare come prova una trascrizione delle conversazioni scoperte: la controparte potrebbe sostenere che è stata manipolata. A quel punto, non resterebbe che chiedere al giudice di acquisire il cellulare al processo per effettuare una perizia.

Il giudice deciderà, infine, se il modo in cui sono state acquisite le prove dalla parte lesa ha comportato o meno una violazione della privacy. Non sarebbe lecito mettere sotto controllo il cellulare o il computer del partner per scoprire eventuali infedeltà, ma in un processo civile (non certo in quello penale) tali prove potrebbero essere tenute in considerazione.

Quello che è perfettamente legale è dare un’occhiata al telefono o al pc del marito e della moglie quando si abita sotto lo stesso tetto: con il rapporto coniugale, il diritto alla privacy è piuttosto relativo.

Tradimento in chat: il rischio di ricatto

Tenendo in considerazione quanto esposto sopra, se parliamo dei rischi di un tradimento in chat non possiamo dimenticare quello relativo al ricatto: la persona con cui è stata avviata una relazione extraconiugale via Internet potrebbe, in qualsiasi momento, pretendere dei soldi o altri beni in cambio del suo silenzio, cioè per non scatenare tutto quello che abbiamo spiegato fin qui.

In un caso come questo, entrambi avreste da perdere. Tu, in quanto traditore o traditrice, rischi la separazione con l’addebito. L’altra persona rischia una denuncia per ricatto sessuale, quello che oggi si chiama sextortion. Si tratta di un crimine informatico che consiste nell’inventare un’identità online, contattare la vittima ed avviare una relazione virtuale. Conquistata la fiducia, ci sarà una richiesta di scambio di foto o video compromettenti o di sesso esplicito con la webcam ascesa. Il truffatore o la truffatrice non farà altro che registrare le immagini e chiedere dei soldi per non divulgarle. Per risolvere la situazione, dovrai presentare una denuncia. Il che vorrà dire che, comunque, dovrai dare qualche spiegazione al coniuge. Certo, meglio perdere la faccia che l’intero patrimonio. Quindi, meglio denunciare. Anzi, forse meglio ancora evitare il tradimento in chat.


note

[1] Cass. sent. n. 9384/2018 del 16.04.2018.

[2] Art. 143 cod. civ.


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