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Tfr senza sostituto d’imposta: cos’è e come funziona?

13 Luglio 2021
Tfr senza sostituto d’imposta: cos’è e come funziona?

Anche le colf e le badanti hanno diritto al trattamento di fine rapporto che deve essere erogato al lordo.

Sei stata assunta recentemente da una famiglia per svolgere attività di assistenza ai due genitori anziani. Il datore di lavoro ti ha assunto come badante con contratto di lavoro domestico. Vuoi sapere se, alla fine del rapporto di lavoro, avrai diritto al Tfr.

Il trattamento di fine rapporto è un istituto retributivo che caratterizza ogni rapporto di lavoro subordinato, ivi incluso il lavoro domestico. In questo caso, tuttavia, si parla di Tfr senza sostituto d’imposta: cos’è e come funziona?

A differenza del lavoro subordinato standard, nel lavoro domestico il datore di lavoro non deve svolgere la funzione di sostituto d’imposta né all’atto del pagamento della retribuzione mensile né quando eroga il trattamento di fine rapporto.

Tfr: cos’è e come si calcola?

Il trattamento di fine rapporto [1] consiste in una porzione della retribuzione spettante al lavoratore che viene accantonata per ogni anno di svolgimento della relazione contrattuale ed erogata al dipendente alla fine del rapporto di lavoro.

Si tratta, dunque, di una retribuzione differita che svolge un ruolo fondamentale di tutela reddituale del lavoratore in caso di perdita dell’impiego.

Per quanto concerne le modalità di calcolo, la quota annuale di accantonamento del Tfr si ottiene dividendo la retribuzione annua erogata al lavoratore per 13,5. Il Tfr spettante alla fine del rapporto di lavoro sarà la risultante della somma delle quote accantonate per tutti gli anni di durata del rapporto di lavoro. Nella base di calcolo del Tfr rientrano tutte le somme erogate al lavoratore (a titolo non occasionale) come corrispettivo per la prestazione di lavoro, esclusi i meri rimborsi delle spese sostenute.

Tfr colf e badanti

I lavoratori assunti con contratto di lavoro domestico hanno diritto, al pari degli altri lavoratori subordinati, al trattamento di fine rapporto in ogni ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro. Ne consegue che, in caso di licenziamento, dimissioni, scioglimento consensuale del rapporto o morte del lavoratore, la colf o la badante ha diritto a percepire il Tfr accantonato dal datore di lavoro. L’unica differenza concerne la tassazione della liquidazione.

Per la generalità dei lavoratori subordinati è il datore di lavoro a svolgere la funzione di sostituto di imposta, ossia a calcolare le tasse dovute sul reddito del dipendente, trattenerle dallo stipendio lordo e provvedere ad erogarle all’Agenzia delle Entrate (si parla, per questo, di “tassazione alla fonte”). Ciò avviene anche con riferimento al Tfr.

Per le colf e badanti, invece, il datore di lavoro non svolge il ruolo di sostituto d’imposta ma eroga lo stipendio lordo e, successivamente, la lavoratrice provvede da sé a pagare le tasse sul reddito percepito (se e nella misura in cui sono dovute). Se il reddito annuo è inferiore a 8.000 euro, peraltro, il lavoratore domestico non è nemmeno tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi.

Nell’anno in cui riceve il Tfr o un’anticipazione dello stesso, invece, il lavoratore dovrà sempre presentare la dichiarazione dei redditi. In questa sede, egli verserà automaticamente un’imposta sostitutiva nella misura del 20% a titolo di acconto Irpef sul Tfr. Successivamente, entro 5 anni, l’Agenzia delle Entrate provvederà a liquidare tale somma sulla base della media dei redditi percepiti dal lavoratore. Da questa operazione di ricalcolo potrà emergere, per il lavoratore, un credito o un debito fiscale. Nel primo caso, significa che l’acconto era superiore alla tassazione dovuta e il lavoratore ha diritto a ricevere un rimborso. Nel secondo caso, invece, l’acconto non era sufficiente e il lavoratore dovrà versare alle Entrate un supplemento di tassazione.

Tfr: entro quando si deve pagare?

Il credito del lavoratore relativo al Tfr diventa liquido ed esigibile all’atto della cessazione del rapporto di lavoro. Molti Ccnl, tuttavia, prevedono delle tempistiche specifiche entro cui il datore di lavoro può provvedere al pagamento, anche per consentire all’azienda di effettuare i relativi conteggi. Il Ccnl dei lavoratori domestici non dice nulla a riguardo e, dunque, a stretto rigore, il Tfr andrebbe pagato senza indugio subito dopo la fine della relazione di lavoro.


note

[1] Art. 2120 cod. civ.


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