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Depressione e malattia: ultime sentenze e Cassazione

5 Marzo 2021
Depressione e malattia: ultime sentenze e Cassazione

Lavoratore dipendente e certificato medico: licenziamento e malattia professionale.

Licenziamento del lavoratore assente per patologia depressiva sorpreso a svolgere lavori per terzi

In fattispecie di licenziamento di lavoratori affetti da depressione sorpresi a svolgere atti di lavoro a favore proprio o di terzi, è da considerare che il tipo di malattia da cui è affetto il lavoratore è di natura tale da non comportare la permanenza assoluta del lavoratore presso la propria abitazione né da precludergli lo svolgimento di attività e movimenti fisici di bassa intensità e durata o il dispiego di energie psichiche di rilievo. Di conseguenza non sussiste la giusta causa di licenziamento, né è riscontrabile nella condotta, lecita, del lavoratore un’ipotesi riconducibile a giustificato motivo soggettivo di licenziamento.

Corte appello Roma sez. lav., 21/05/2020, n.1072

Danno alla salute a causa dell’attività lavorativa: onere della prova a carico del lavoratore

Incombe al lavoratore che lamenti di avere subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l’onere di provare, oltre all’esistenza di tale danno, la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’una e l’altra, e solo se il lavoratore abbia fornito tale prova sussiste per il datore di lavoro l’onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno.

[La pronuncia costituisce l’occasione per ribadire principi già noti sulla ripartizione dell’onere della prova allorché il lavoratore domandi il risarcimento del danno per violazione degli obblighi incombenti sul datore ai sensi dell’art. 2087 c.c.. Con riferimento alle malattie ed eziologia plurifattoriali, tra le quali la depressione, la prova della causa di lavoro o della speciale nocività dell’ambiente di lavoro, che grava sul lavoratore, deve essere valutata in termini di ragionevole certezza, nel senso che, esclusa la mera possibilità dell’origine professionale, questa può essere, invece, ravvisata in presenza di un rilevante grado di probabilità (cfr. Cass. civ., 8 maggio 2013, n. 10818).

Inoltre — ed è precisazione degna di interesse — anche quando la malattia possa dipendere da una « causa di servizio », non è lecito desumere che gli eventi dannosi siano derivati dalle condizioni di insicurezza dell’ambiente di lavoro, perché la causa potrebbe essere ravvisata anche nella qualità intrinsecamente usurante della ordinaria prestazione lavorativa e nel logoramento dell’organismo del dipendente esposto ad un lavoro impegnativo per un lasso di tempo più o meno lungo: tali ipotesi, sarebbero estranee all’ambito dell’art. 2087 c.c., che riguarda una responsabilità contrattuale ancorata a criteri probabilistici e non solo possibilistici (cfr. Cass. civ., 29 gennaio 2013, n. 2038)].

Cassazione civile sez. lav., 27/02/2019, n.5749

Licenziamento per giusta causa  

È legittimo il licenziamento per giusta causa nei confronti del lavoratore che durante il periodo di malattia svolge una diversa attività lavorativa per soggetti terzi, anche se suoi familiari, impedendo così una pronta guarigione e una rapida ripresa lavorativa, a meno che il lavoratore non provi che il lavoro svolto sia compatibile con la malattia, ovvero agevoli il recupero dello stato di salute.

(Nella specie, si trattava di un lavoratore che soffriva di depressione il quale, mettendosi in malattia, lavorava per il negozio del fratello dove svolgeva attività di vigilanza contro i furti e assistenza ai clienti).

Cassazione civile sez. lav., 07/10/2014, n.21093

Per la precisazione che il lavoratore al quale sia contestato in sede disciplinare di avere svolto un altro lavoro durante un’assenza per malattia ha l’onere di dimostrare la compatibilità dell’attività con la malattia impeditiva della prestazione lavorativa contrattuale e la sua inidoneità a pregiudicare il recupero delle normali energie psicofisiche, restando peraltro le relative valutazioni riservate al giudice del merito all’esito di un accertamento da svolgersi non in astratto ma in concreto, Cass. 19 dicembre 2000 n. 15916 che ha confermato la sentenza del giudice del merito che aveva accertato che la lavoratrice ricorrente, affetta da depressione a seguito di una dermatite, non aveva prestato regolare servizio presso il bar in cui era stata sorpresa, di cui era titolare la figlia, limitandosi a un libero e sporadico aiuto, non incompatibile con le sue condizioni di salute e semmai idoneo a coadiuvare la guarigione; aveva annullato quindi l’impugnato licenziamento Cass. 21 marzo 2011 n. 6375.



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