Falsa malattia: non sempre è giusto il licenziamento

5 Marzo 2021 | Autore:
Falsa malattia: non sempre è giusto il licenziamento

Dipendente risarcita: secondo un’ordinanza del tribunale di Prato, occorre valutare le circostanze ed i motivi che spingono a mentire sulla propria salute.

La falsa malattia resta un comportamento scorretto, ma non sempre può essere motivo di licenziamento. Lo ha stabilito il tribunale di Prato con un’ordinanza in cui dichiara sproporzionato (e quindi illegittimo) l’allontanamento di una dipendente che, per accudire la madre, ha dichiarato di essere malata anziché prendersi dei giorni di ferie o dei permessi. Non solo è stato ordinato il reintegro, ma l’azienda è anche stata condannata a risarcire la lavoratrice.

Il giudice toscano si è occupato del caso di una dipendente che aveva avvisato il proprio responsabile delle precarie condizioni di salute della madre e della conseguente necessità di assentarsi dal lavoro per assisterla. Doveva accompagnarla a fare delle visite mediche e poi restare con lei in ospedale. L’azienda si rende disponibile a concederle i giorni di ferie ed i permessi di cui avesse avuto bisogno.

La lavoratrice, però adotta un’altra strategia: il giorno dopo scrive un messaggio via WhatsApp con cui invia al suo responsabile il numero di protocollo del certificato medico per giustificare il fatto di non essersi presentata quel giorno in ufficio. L’assenza si prolunga per una settimana, sempre per restare accanto alla madre, e viene giustificata di nuovo con un certificato di malattia, per di più retrodatato. È a questo punto quando scatta il licenziamento.

La lavoratrice fa ricorso ed il tribunale di Prato prende atto del fatto che è stata provata «la diversa finalità dei certificati medici relativi ai primi giorni di malattia e, pertanto, l’insussistenza in capo alla stessa di un quadro patologico tale da impedirle la prestazione lavorativa». Insomma, il giudice capisce che la donna ha pianificato di coprire i giorni di assenza con una falsa malattia per un determinato scopo. Ed ecco il suo pronunciamento.

Per il magistrato, la lavoratrice ha tenuto un comportamento fraudolento, poiché ha percepito indebitamente dall’azienda nei primi giorni di assenza un trattamento economico che non le spettava. Tuttavia, secondo il tribunale, il licenziamento appare un provvedimento sproporzionato, poiché la condotta della dipendente non è tale da minare in modo irreversibile il vincolo di fiducia tra lei e l’azienda.

Una tesi che, però, non vale per ogni situazione in cui un dipendente si dà malato per non andare al lavoro mentre gode di ottima salute. Il giudice precisa che il licenziamento, in questo caso, è una misura troppo severa a causa dei problemi cronici di salute della lavoratrice e, soprattutto, perché l’assenza era dovuta dalla necessità di accudire un parente stretto bisognoso di assistenza. Inoltre, aggiunge l’ordinanza del giudice, non è stato recato un danno all’attività lavorativa. Motivi sufficienti per «scusare» la dipendente e, addirittura, riconoscerle il risarcimento del danno causato dal licenziamento.



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