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Vaccino Covid in azienda: partenza in arrivo

5 Marzo 2021 | Autore:
Vaccino Covid in azienda: partenza in arrivo

Parti sociali d’accordo con il Governo, che rassicura: in arrivo, molte più dosi. Sindacati cauti: chiedono garanzie contro chi rifiuterà il siero.

Ci sono ancora da sistemare dei dettagli non trascurabili, ma l’accordo per iniziare a distribuire i vaccini anti-Covid in azienda è più vicino. Lo si deduce dalla disponibilità di tutti gli attori chiamati in causa ad accelerare i tempi per immunizzare i lavoratori ed aiutare le piccole e grandi imprese a ripartire in sicurezza.

I principali nodi da sciogliere restano due: il primo, fondamentale, la reperibilità delle dosi necessarie a vaccinare milioni di lavoratori e le loro famiglie. Il secondo è un chiodo fisso per i sindacati: mettere nero su bianco la tutela dei dipendenti che rifiuteranno un vaccino mai reso obbligatorio.

Sul primo punto, sono arrivate le rassicurazioni del Governo nel corso dell’ultimo incontro con le parti sociali. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha annunciato l’arrivo tra qualche giorno («metà marzo») del vaccino monodose prodotto dalla Johnson & Johnson. Garanzie che si sente di confermare il nuovo commissario straordinario per l’emergenza, Francesco Figliuolo, che chiede alle parti sociali di occuparsi dei protocolli ma sulle dosi rasserena tutti: «Il vaccino ve lo porteremo noi».

Già, i protocolli. Ad oggi, è in vigore ancora quello siglato un anno fa, a inizio pandemia, rivisto in minima parte verso la fine di aprile 2020. Sono cambiate parecchie cose ed è il caso di aggiornarlo. Tra le altre cose, c’è da scrivere l’intero capitolo riguardante i vaccini, che un anno fa sembravano un sogno impossibile in così poco tempo.

La volontà da parte di tutti c’è, in un quadro che vede il 64% delle aziende con presidi sanitari interni, cioè con medici del lavoro a disposizione. Al restante 36%, il direttore generale dell’Inail, Giuseppe Lucibello, offre gli ambulatori dell’istituto.

Sia la piccola e media impresa (Confapi) sia quella di maggiori dimensioni (Confindustria) si sono dette pronte ad avviare una campagna di vaccinazioni nelle aziende, sia per i lavoratori sia per le loro famiglie. L’obiettivo è tornare alla normalità (o a qualcosa di molto simile) nel più breve tempo possibile, e per farlo c’è bisogno di mettere in sicurezza l’organico. A costo di trasformare qualche locale aziendale in un ambulatorio. Confesercenti segnala la necessità di correre contro il tempo nei settori del terziario e del turismo: per loro, è vitale essere a posto prima dell’estate in modo da poter lavorare in condizioni migliori rispetto alla stagione dello scorso anno.

Mondo imprenditoriale d’accordo e disponibile, dunque, a mettersi a disposizione pur di ripartire. Lo sono anche i sindacati che, però, vorrebbero delle regole ben precise e, possibilmente, per iscritto. Oltre a proporre al ministro del Lavoro, Andrea Orlando, alcune modifiche al protocollo del marzo 2020 su alcuni divieti ormai superati, chiedono delle tutele specifiche per i lavoratori che, legittimamente da un punto di vista legale, rifiuteranno di fare il vaccino. Cgil, Cisl e Uil vogliono alzare un muro contro i licenziamenti ma anche contro demansionamenti, decurtazioni di stipendi, perenni confinamenti a casa, ecc. D’altro canto, pretendono garanzie anche sulla sicurezza e la sanificazione degli ambienti in cui verranno effettuati i vaccini, che ci sia del personale medico ed una sala attrezzata ad eventuali reazioni gravi al vaccino.



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