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Tfr con contratto a chiamata: come funziona?

14 Luglio 2021
Tfr con contratto a chiamata: come funziona?

Nel contratto di lavoro intermittente, il trattamento di fine rapporto deve essere accantonato solo con riferimento ai giorni di effettivo lavoro.

Sei stato assunto con contratto a chiamata. Negli ultimi mesi, tuttavia, il datore di lavoro non ti ha mai chiamato e non hai, dunque, maturato alcuna retribuzione. Vuoi sapere se nei periodi di mera attesa maturi, comunque, il diritto al trattamento di fine rapporto.

Il Tfr è una forma di retribuzione differita che si calcola applicando una percentuale su ogni somma erogata al dipendente a titolo retributivo. Ne consegue che, nei periodi di non lavoro, salvo espresse previsioni di legge, il trattamento di fine rapporto non matura.

Ma qual è la disciplina del Tfr con contratto a chiamata: come funziona? In questo caso, il contratto prevede dei periodi di lavoro e dei periodi di mera disponibilità. Data la saltuarietà della prestazione di lavoro, spesso, i datori di lavoro liquidano il Tfr direttamente in busta paga, unitamente alla retribuzione erogata al lavoratore a chiamata.

Contratto a chiamata: cos’è?

Il contratto di lavoro intermittente (o contratto a chiamata) è un contratto di lavoro subordinato nel quale il lavoratore si mette a disposizione del datore di lavoro per future ed eventuali chiamate [1]. Il contratto individua, sin dall’inizio, la tipologia di prestazione di lavoro richiesta al dipendente, le mansioni, il livello di inquadramento contrattuale e la retribuzione del lavoratore. Tuttavia, ciò che non è predeterminabile al momento della firma del contratto è quando il lavoratore verrà effettivamente chiamato a prestare servizio. Per questo, nel contratto a chiamata, si alternano dei periodi di effettivo lavoro e dei periodi di mera disponibilità.

Contratto a chiamata: quali sono le tipologie?

L’intensità del vincolo assunto dal lavoratore consente di suddividere il contratto a chiamata in due tipologie:

  • contratto di lavoro intermittente con obbligo di disponibilità: in questo caso, il lavoratore si impegna a rispondere alle eventuali chiamate del datore di lavoro e, come corrispettivo per questo obbligo, riceve una indennità di disponibilità mensile nei periodi di mera attesa;
  • contratto di lavoro intermittente senza obbligo di disponibilità: in questa ipotesi, non c’è alcun obbligo di rispondere alle chiamate e, nei periodi di mera disponibilità, il lavoratore non percepisce alcun trattamento economico.

L’erogazione della retribuzione, nel lavoro a chiamata, è dunque legata all’effettiva prestazione di lavoro del dipendente, fatta salva l’indennità di disponibilità ove prevista.

Contratto a chiamata e Tfr: quale disciplina?

Il trattamento di fine rapporto [2], come noto, è una quota di retribuzione che il datore di lavoro deve accantonare per ogni anno di servizio e si calcola applicando l’aliquota del 6,91% su ogni somma erogata al lavoratore, a titolo non occasionale, in dipendenza del rapporto di lavoro, con l’esclusione dei meri rimborsi spese. Il Tfr, accantonato anno per anno, viene erogato al lavoratore quando cessa il rapporto di lavoro, in un’unica soluzione.

Nel contratto a chiamata, come abbiamo visto, si alternano dei periodi di servizio, in cui il dipendente viene remunerato per l’attività effettivamente svolta, e periodi di mera attesa in cui il lavoratore a chiamata non percepisce nulla oppure, se si è vincolato a rispondere alle chiamate, percepisce l’indennità di disponibilità.

Innanzitutto, occorre premettere che, per espressa previsione normativa, l’indennità di disponibilità è esclusa dal computo di ogni istituto di legge o di contratto collettivo e, dunque, non rientra nella base di calcolo del Tfr.

Per quanto concerne, invece, i periodi di lavoro, il lavoratore a chiamata ha diritto all’accantonamento del Tfr su tutte le retribuzioni che gli vengono erogate durante i periodi di effettiva chiamata. Tuttavia, spesso, l’azienda non accantona il trattamento di fine rapporto per poi versarlo al dipendente al momento della cessazione del contratto a chiamata ma liquida la quota maturata mese per mese, unitamente alla retribuzione. Ciò per evidenti ragioni pratiche, data la discontinuità e la saltuarietà delle prestazioni del lavoratore.


note

[1] Artt. 13 ss., D.lgs. 81/2015.

[2] Art. 2120 cod. civ.


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