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Area privata aperta alla pubblica circolazione: Cassazione

5 Marzo 2021
Area privata aperta alla pubblica circolazione: Cassazione

Azione diretta nei confronti dell’assicurazione e operatività del Codice della strada nelle aree private aperte al pubblico transito. 

Cosa si intende per circolazione stradale?

Nell’ampio concetto di circolazione stradale indicato nell’art. 2054 c.c. è compresa anche la posizione di arresto del veicolo, sia in relazione all’ingombro da esso determinato sugli spazi addetti alla circolazione, sia in relazione alle operazioni eseguite in funzione della partenza o connesse alla fermata, sia ancora con riguardo a tutte le operazioni che il veicolo è destinato a compiere e per le quali esso può circolare.

Ne consegue che per l’operatività della garanzia per la r.c. auto è necessario il mantenimento da parte del veicolo delle caratteristiche che lo rendono tale sotto il profilo concettuale e, quindi, in relazione alle sue funzionalità, sia sotto il profilo logico che sotto quello di eventuali previsioni normative, risultando, invece, indifferente l’uso che in concreto si faccia dell’automezzo, sempre che rientri in quello proprio rispetto alle sue caratteristiche [1].

Cassazione civile sez. III, 18/01/2019, n.1280

Area cantiere

L’azione diretta nei confronti dell’assicuratore del responsabile spetta al danneggiato quando il sinistro sia avvenuto in un’area che, sebbene privata, possa equipararsi alla strada di uso pubblico, in quanto aperta a un numero indeterminato di persone, che vi hanno accesso giuridicamente lecito, pur se appartenenti a una o più categorie specifiche e pur se l’accesso avvenga per finalità peculiari e in particolari condizioni.

Un’area privata aperta ad un numero indeterminato di persone può equipararsi ad una strada di uso pubblico, ai fini dell’esperibilità dell’azione diretta verso l’assicuratore da parte del danneggiato, anche se l’accesso avviene per categorie specifiche «e per finalità peculiari e in particolari condizioni» (fattispecie relativa ad un sinistro provocato con mezzo di carico e scarico all’interno di un’area di cantiere di proprietà privata).

Cassazione civile sez. III, 28/06/2018, n.17017

Area condominiale

L’area del sinistro non è aperta al pubblico: non è praticabile l’azione diretta da parte del danneggiato.

L’accesso all’area condominiale è consentito solo alle auto a ciò autorizzate, cioè quelle dei condomini che vi risiedono, ed è chiuso al pubblico, sicché non può ritenersi che l’infortunio occorso si sia verificato su una strada ad uso pubblico, aperta cioè ad un numero indeterminato di persone aventi la possibilità giuridicamente lecita di accedervi. Risulta perciò inapplicabile la disposizione di cui all’art. 144 C.d.A. che consente, per il risarcimento del danno, l’esperibilità dell’azione diretta nei confronti dell’assicuratore del danneggiante da parte del danneggiato, atteso che “tale azione è consentita solo per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore su strade di uso pubblico od aree a queste equiparate” (art. 122 Codice delle Assicurazioni), sicché deve essere dichiarata la carenza di legittimazione ad agire dei genitori nei confronti dell’assicuratore per i danni patiti dal figlio minore a seguito del sinistro.

Corte appello Milano sez. III, 24/07/2017, n.3470

Presupposti di applicazione dell’art. 2054 c.c.

Presupposto per l’applicazione dell’art. 2054 c.c. e della correlata normativa sull’assicurazione obbligatoria per la r.c.a., nonché del codice della strada, è che il sinistro avvenga in un’area stradale o ad essa equiparata.

(Nella specie, la S.C. ha escluso che un fondo agricolo potesse essere oggetto della suddetta equiparazione, mancando l’accertamento che tale area privata fosse aperta all’uso del pubblico ed ordinariamente adibita a traffico veicolare).

Cassazione civile sez. III, 28/04/2017, n.10513

Pompa di benzina

L’area utilizzata per la distribuzione di carburanti ancorché sia di proprietà privata – è da ritenere aperta all’uso da parte del pubblico e ordinariamente adibita al traffico veicolare, considerato che chiunque ha la possibilità di accedervi.

Pertanto, la circolazione automobilistica all’interno della suddetta area è soggetta alle norme sull’assicurazione obbligatoria, di cui alla l. n. 990 del 1969, la cui applicabilità presuppone, per l’appunto, l’apertura dell’area al traffico veicolare ad opera di un numero indeterminato di persone.

Cassazione civile sez. III, 03/03/2011, n.5111

Differenza tra strada privata e pubblica: copertura assicurativa

Ai sensi degli art. 1 e 18 l. n. 990 del 1969 (applicabili “ratione temporis”), l’azione diretta nei confronti dell’assicuratore del responsabile spetta al danneggiato quando il sinistro sia avvenuto in un’area che, sebbene privata, possa equipararsi alla strada di uso pubblico, in quanto aperta a un numero indeterminato di persone, che vi hanno accesso giuridicamente lecito, pur se appartenenti a una o più categorie specifiche e pur se l’accesso avvenga per finalità peculiari e in particolari condizioni. (Principio affermato in fattispecie relativa ad un cantiere, cui potevano accedere coloro che vi lavoravano e chi aveva rapporti commerciali con l’impresa).

Cassazione civile sez. III, 11/06/2012, n.9441

La nozione di “strada” ex art. 2 c. strad. attiene a una superficie destinata ad uso pubblico, a nulla rilevando la titolarità pubblica o privata della proprietà, poiché è soltanto l’uso pubblico a giustificare, per ragioni di ordine pubblico e sicurezza collettiva, la soggezione di un’area alla normativa del codice della strada.

Cassazione penale sez. IV, 17/12/2010, n.2582

Ai fini dell’applicazione della normativa sull’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore di cui alla l. 24 dicembre 1969 n. 990, è indifferente la natura pubblica o privata dell’area aperta alla circolazione, essendo rilevante soltanto l’uso pubblico della stessa, per tale intendendosi l’apertura dell’area e della strada ad un numero indeterminato di persone, e cioè la possibilità giuridicamente lecita di accesso da parte del pubblico.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito secondo la quale dalla documentazione fotografica prodotta emergeva che l’incidente si era verificato nel cortile interno ad un fabbricato, adibito al servizio esclusivo dei condomini dello stesso e non all’uso di un pubblico indifferenziato).

Cassazione civile sez. III, 06/06/2006, n.13254

L’azione diretta spettante al danneggiato da un sinistro stradale, ai sensi degli art. 1 e 18 della legge n. 990 del 1969, nei confronti dell’assicuratore del responsabile è ammessa anche per i sinistri cagionati da veicoli posti in circolazione su area (da equiparare alla strada di uso pubblico), che, ancorché di proprietà privata, sia aperta ad un numero indeterminato di persone ed alla quale sia data la possibilità, giuridicamente lecita, di accesso da parte di soggetti diversi dai titolari dei diritti su di essa, non venendo meno l’indeterminatezza dei soggetti che hanno detta possibilità pur quando essi appartengano tutti ad una o più categorie specifiche e quando l’accesso avvenga per peculiari finalità ed in particolari condizioni (come si verifica, ad esempio, in un cantiere, al quale hanno accesso tutti quelli che vi lavorano e coloro che hanno rapporti commerciali con l’impresa).

Costituisce oggetto di apprezzamento di fatto, come tale devoluto al giudice di merito e sindacabile in sede di legittimità solo per vizio di motivazione, l’accertamento in ordine alla concreta accessibilità dell’area al pubblico, come sopra intesa.

Cassazione civile sez. III, 27/10/2005, n.20911

Il danneggiato non può agire nei confronti dell’assicuratore del danneggiante se il sinistro è avvenuto in area privata non aperta al pubblico transito perché in tal caso non vi è copertura dell’assicurazione obbligatoria (art. 1 l. 24 dicembre 1969 n. 990), né a tal fine rileva che la polizza assicurativa per la responsabilità civile del danneggiante, conformemente a quanto dispone il decreto ministeriale dell’industria, commercio e artigianato (19 maggio 1975), estenda la copertura a tale ipotesi, sia perché detto danneggiato è terzo rispetto al rapporto contrattuale tra assicurato e assicuratore; sia perché la norma ministeriale è di grado secondario rispetto alla norma succitata sull’assicurazione obbligatoria dei veicoli.

Cassazione civile sez. III, 21/04/1997, n.3426

Parcheggio supermercato

L’area di parcheggio destinata agli utenti di un ipermercato – ancorché sia di proprietà privata, sia inclusa per intero in uno stabile di proprietà privata (nella specie, al piano interrato dell’edificio ove aveva sede l’ipermercato) e sia delimitata da strutture destinate a regolare l’accesso dei veicoli (sbarra di ingresso) – è da ritenere aperta all’uso da parte del pubblico e ordinariamente adibita al traffico veicolare, considerato che chiunque ha la possibilità di accedervi.

Pertanto, la circolazione automobilistica all’interno della suddetta area è soggetta sia alla norma dell’art. 2054 c.c., sia alle norme sull’assicurazione obbligatoria, di cui alla legge n. 990 del 1969 (e successive modif. ed integr.), la cui applicabilità presuppone, per l’appunto, l’apertura dell’area al traffico veicolare ad opera di un numero indeterminato di persone.

(Principio affermato con riguardo all’azione di regresso esperita ex art. 29 della citata legge n. 990 del 1969 dall’impresa designata dal Fondo di garanzia per il recupero, a carico del proprietario del veicolo privo di copertura assicurativa, dell’indennizzo corrisposto al danneggiato).

Cassazione civile sez. III, 23/07/2009, n.17279


note

[1] La questione della operatività dell’art. 2054 c.c. e della connessa azione diretta attribuita attualmente al danneggiato dall’art. 144 cod. ass. torna periodicamente ad essere sottoposta al vaglio dei giudici legittimità, nonostante l’intervento chiarificatore operato dalle Sezioni Unite con la nota, recente decisione del 2015 (cfr. Sez. Un. civ., 29 aprile 2015, n. 8620, segnalata in questa Rivista, 2015, 986).

Ad avviso delle Sezioni Unite, infatti, per l’operatività della garanzia per la r.c. auto è necessario (e sufficiente) che il veicolo mantenga, nel suo trovarsi sulla strada di uso pubblico o sull’area ad essa equiparata, le caratteristiche che lo rendono tale sotto il profilo concettuale, vale a dire in relazione alle sue funzionalità (principio riconfermato poi, tra le altre, anche da Cass. civ., 27 novembre 2017, n. 27759, inedita). Si tratta di un principio che, secondo le Sezioni Unite, è ispirato alla considerazione che l’attuale art. 122 cod. ass. (impositivo dell’obbligo di assicurare per la r.c. di cui all’art. 2054 c.c. ogni veicolo che venga posto in circolazione sulle aree espressamente individuate) si esprime nel senso di correlare l’obbligo assicurativo all’essere stato posto il veicolo in circolazione su strade di uso pubblico o su aree a queste equiparate, ma non prevede come presupposto per l’obbligo assicurativo, e quindi per l’operatività della relativa garanzia, che il veicolo sia utilizzato in un certo modo piuttosto che in un altro.

D’altronde, rileva la Corte, anche l’art. 2054 c.c. non fa specifico riferimento alle norme sulla circolazione stradale, ma impone uno standard comportamentale che è suscettibile di essere riferito a qualsiasi utilitas traibile dal veicolo in conformità alle sue caratteristiche strutturali e funzionali.

Ciò significa, in definitiva, come avevano opportunamente precisato le Sezioni Unite, non ancorare l’operatività della garanzia assicurativa alla mera occasione della collocazione del veicolo sulla strada pubblica o area ad essa equiparata, quanto piuttosto valorizzare quella interazione tra veicolo e circolazione che è il fondamento della particolare ipotesi di responsabilità da « attività pericolosa » che è quella di cui all’art. 2054 c.c. (su tale natura dell’attività di circolazione dei veicoli, e sulla genesi dello stesso art. 2050 c.c. sulla base dell’influenza della norma, già vigente nel Codice della strada del 1933, dal contenuto analogo all’art. 2054 c.c., le Sezioni Unite effettuano una indagine ed una ricostruzione molto interessanti).

Tale percorso logico-argomentativo è riproposto ora dalla pronuncia in commento la quale, non a caso, inserisce in motivazione un richiamo testuale alla decisione delle Sezioni Unite soprattutto nel punto della valorizzazione della interazione tra veicolo e circolazione, che è il fondamento della particolare ipotesi di responsabilità da « attività pericolosa » che quella di cui all’art. 2054 c.c.

Ne consegue, in definitiva, ed in ciò è la ragione del principio di cui alla massima, che la copertura assicurativa deve riguardare tutte le attività cui il veicolo è destinato e per cui lo stesso circola su strada di uso pubblico o area ad essa equiparata.

Sulla base di tali principi non pare quindi esservi più dubbio alcuno circa l’operatività dell’art. 2054 c.c. e della normativa sulla r.c. auto obbligatoria in ipotesi di danni che, seppur apparentemente non riconducibili ad una attività di circolazione, in quanto però rientranti nell’uso cui è funzionalmente destinato il singolo veicolo, fanno sì che il danno da esso provocato comporti l’applicabilità di tali disposizioni « speciali » (quindi non solo il danno da apertura dello sportello, ma anche quello derivante dalla caduta di merci in fase di carico o scarico, finanche il danno provocato da veicolo incendiato o dalla gru, montato su un mezzo qualificabile appunto come « autogru », in quanto comunque adibito alla circolazione).

Se questo è il quadro, correttamente ricostruito anche dalla sentenza in epigrafe, pare però che la stessa, nell’affermare, nel caso di specie, l’operatività della garanzia r.c. auto, non abbia valutato altrettanto correttamente l’ambiente nel quale la circolazione produttiva di danno si è svolta.

Nel caso in questione, infatti, si verteva in tema di danno subito da due minori, figlie del proprietario di un veicolo, in posizione di arresto (circolazione statica), a motore spento, all’interno di un prato adiacente alla proprietà del titolare del veicolo, veicolo che aveva preso a muoversi a seguito della salita sullo stesso delle sue bambine, fino a mettersi in movimento stante la pendenza del terreno, fino ad urtare contro la porta di una cascina, con conseguente decesso di una delle bimbe e ferimento dell’altra.

A ben vedere, quindi, nella fattispecie concreta, non si poneva tanto questione interpretativa relativa all’uso del veicolo rispetto alla sua funzione/utilizzazione in relazione alle sue caratteristiche tecniche, quanto piuttosto quella di valutare se l’area nella quale si era verificato il sinistro rientrasse o meno tra quelle che, per le loro caratteristiche, rendono operativa la garanzia r.c. auto alla luce del disposto dell’art. 122 cod. ass. Con riferimento a tale tematica è noto che nel regime precedente all’emanazione del Codice delle assicurazioni, il presupposto applicativo di tale disciplina speciale, caratterizzata da una evidente funzione sociale, si deduceva dal disposto dell’art. 1, comma 1, l. n. 990/1969 (secondo il quale l’obbligo di stipulare un’assicurazione a copertura della responsabilità di cui all’art. 2054 c.c., sussiste allorché il veicolo venga posto in circolazione su « strade di uso pubblico o su aree a queste equiparate ») e dell’art. 2 del d.P.R. n. 973/1970 (Regolamento di esecuzione della legge n. 990/1969, secondo il quale « … sono equiparate alla strade di uso pubblico tutte le aree, di proprietà pubblica o privata, aperte alla circolazione del pubblico »). In quel quadro normativo la giurisprudenza ha sempre più uniformato la propria interpretazione al principio secondo il quale l’azione diretta (il che vuol dire, più generale, l’intero regime della assicurazione obbligatoria per la r.c. auto) è ammessa anche per i sinistri provocati da veicoli posti in circolazione su area che, ancorché di proprietà privata, sia aperta all’accesso ed al transito di un numero indeterminato di persone ed alla quale area sia data la possibilità di ingresso, giuridicamente lecita, a soggetti diversi dai titolari dei diritti sulla stessa, non venendo per giunta meno l’indeterminatezza dei soggetti aventi detta possibilità pur quando essi appartengano tutti ad una o più categorie specifiche e quando l’accesso avvenga per peculiari finalità ed in particolari condizioni (in questo senso si vedano, ex multis, Cass. civ., 27 ottobre 2005, n. 20911, in Arch. giur. circ. sin., 2006, 484; Cass. civ., 29 aprile 2004, n. 9003, ivi, 2006, 163; Cass. civ., 11 aprile 2000, n. 4603, ivi, 2000, 474; Cass. civ., 13 febbraio 1998, n. 1561, in Danno resp., 1998, 597).

Tale impostazione ha poi trovato un ulteriore avallo da parte del diritto vivente a seguito dell’emanazione del Codice delle assicurazioni.

Questo, infatti, all’art. 122, nel dettare le caratteristiche del luogo della circolazione ai fini della sussistenza dei presupposti applicativi dell’assicurazione obbligatoria, oltre ad utilizzare, come nel regime previgente le locuzioni « strade di uso pubblico » e « aree a queste equiparate », ha demandato ad un successivo Regolamento del Ministero delle attività produttive, su proposta dell’Isvap, il compito di precisare la nozione di area equiparata a quella di uso pubblico. Tale regolamentazione ministeriale è stata adottata con d.m. 1° aprile 2008, n. 86, il quale ha, tra le altre cose, appunto determinato le aree equiparate a quelle di uso pubblico, individuandole, all’art. 3, comma 2, in « tutte le aree, di proprietà pubblica o privata, aperte alla circolazione del pubblico », con una formulazione che pare riecheggiare quella adottata dalla giurisprudenza sopra ricordata e che ora viene ad essere ribadita dalla sentenza in commento.

In questo modo, anche di recente, è stato possibile affermare che anche la concreta limitazione dell’uso dell’area a categorie specifiche di « utenti » e per finalità peculiari o in particolari condizioni, non elide il presupposto fondamentale di operatività della normativa speciale, che è quello della apertura dell’area ad un numero indeterminato di persone, le quali vi abbiano accesso giuridicamente lecito (cfr. Cass. civ., 28 giugno 2018, n. 17017, segnalata in questa Rivista, 2019, 310).

Alla luce di quanto detto viene da chiedersi se l’area nella quale si verificò il sinistro fosse o meno qualificabile come un’area che, a prescindere dalla natura pubblica o privata, fosse aperta alla circolazione di un numero indeterminato di persone, non essendo certo assimilabile un campo, probabilmente di natura agricola, ad un’area nella quale possa avvenire la circolazione di un numero indeterminato di persone. Ciò sta a significare che nonostante un elevato livello di chiarificazione interpretativa raggiunto dai giudici di legittimità in ordine alle caratteristiche del luogo ove si svolte la circolazione produttiva di danno permangono ancora delle esigue, ma pur sempre significative « zone d’ombra » che privano della opportuna possibilità di previsione della applicabilità del sistema dell’assicurazione r.c. auto.


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