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Donazioni Twitch e Youtube: vanno dichiarate?

7 Marzo 2021
Donazioni Twitch e Youtube: vanno dichiarate?

Piccole donazioni da Internet, obbligo di fatturazione, dichiarazione dei redditi e pagamento tasse: quali controlli può fare l’Agenzia delle Entrate?

Un nostro lettore svolge attività di streaming tramite la piattaforma Twitch e, nello stesso tempo, fa lo youtuber. A fronte di ciò, ha aperto una regolare Partita Iva. I suoi guadagni derivano, in gran parte, dai ricavi pubblicitari che gli vengono pagati mensilmente dalle piattaforme di proprietà di Amazon e Google e, per il resto, da donazioni spontanee effettuate dagli iscritti al suo canale. Ci chiede pertanto quale debba essere il corretto regime fiscale di tali incassi. Le donazioni da Twitch e Youtube vanno dichiarate all’Agenzia delle Entrate? 

Cerchiamo di fare il punto della situazione, partendo dal principio ossia dagli obblighi fiscali connessi ai ricavi derivanti dal canale YouTube.

Youtuber e streamer: deve avere partita Iva?

L’apertura di una partita Iva è necessaria – a prescindere dagli incassi effettuati – tutte le volte in cui l’attività è svolta in modo continuativo e professionale. 

Nel caso dello streamer o dello youtuber – così come in quello del tutto assimilabile del blogger – basta anche un solo contenuto caricato online, se suscettibile di monetizzazione tramite la pubblicità, per generare incassi continuativi, seppur minimi. Il semplice fatto che il video o l’articolo sia presente su Internet e, a fronte della sua visione, sia prevista la sponsorizzazione tramite banner fa sì che tale attività possa qualificarsi come continuativa. Pertanto, indipendentemente dal volume di affari, lo youtuber (anche occasionale) deve sempre dotarsi di una partita Iva. Lo stesso dicasi per il titolare di un sito Internet che abbia predisposto le pagine testuali con gli spazi destinati ai banner dai quali riceve monetizzazione da Google o da altra concessionaria di pubblicità.

Per chi fa attività di streaming tramite Twitch, dovendo garantire ad Amazon un numero di ore minime mensili di live, le cose non cambiano e, anche in questo caso, bisogna dotarsi di una partita Iva.

L’obbligo di aprire una partita Iva e, ovviamente, di dichiarare i redditi provenienti da Internet prescinde dall’esistenza di un codice Ateco per l’attività di youtuber, streamer o di blogger. I redditi andranno dichiarati alla voce «redditi diversi» presente nella dichiarazione dei redditi.

In ogni caso, seppur è vero quanto detto, è altamente improbabile che l’Agenzia delle Entrate possa accertare il reddito a un creator che incassi solo qualche decina di euro al mese dalla pubblicità.

Donazioni Twitch e Youtube: vanno dichiarate?

In linea generale, le donazioni di modico valore fatte nei confronti dei privati non vanno dichiarate: il che significa che, su tali proventi, non si pagano le tasse. Lo ha detto la stessa Agenzia delle Entrate con la circolare n. 3/E del 2008.

Tuttavia, ciò non vale quando la donazione viene fatta come riconoscimento per un’attività d’impresa come quella dello youtuber. 

Pertanto, le donazioni spontanee ricevute da un imprenditore nell’esercizio della sua attività d’impresa – nel caso di specie, appunto lo youtuber o lo streamer su Twitch – costituiscono ai fini fiscali una sopravvenienza attiva imponibile per come disposto dal Testo Unico imposte sui redditi [1]. 

Pertanto, come peraltro chiarito da IlSole24Ore, tali proventi «concorrono a formare il reddito nell’esercizio in cui sono stati incassati oppure in quote costanti nell’esercizio in cui sono stati incassati e in quelli successivi, ma non oltre il quarto». In buona sostanza, è possibile rateizzare la tassazione del provento in massimo 4 anni. 

Diversa è invece la soluzione se le donazioni non dipendono dall’attività di youtuber ma sono da attribuire alla sfera privata dello youtuber o dello streamer: in questo caso, non hanno rilevanza fiscale e non scontano imposte sui redditi. Il che significa che non vanno riportate nella dichiarazione dei redditi e su di esse non si pagano le tasse. 

Infine, per le donazioni ricevute tramite Internet non c’è bisogno di emettere fattura.


note

[1] In base all’articolo 88, comma 3, lettera b, del Tuir (Dpr 917/1986)

Autore immagine: depositphotos.com


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