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L’avvocato deve “verificare” i soldi del proprio cliente


L’avvocato deve “verificare” i soldi del proprio cliente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 febbraio 2014



Con il nuovo codice deontologico per i legali scattano obblighi di controllo con finalità di antiriciclaggio. 

Il nuovo codice deontologico forense sottolinea la funzione pubblicista dell’avvocato, attribuendogli compiti sia in materia di lotta al nero che di antiriciclaggio.

Sotto il primo aspetto, infatti, si stabilisce che il difensore “deve emettere il prescritto documento fiscale per ogni pagamento ricevuto” [1]. Sotto il secondo aspetto, invece, il codice impone che, nella gestione di denaro altrui, il legale “deve rifiutare di ricevere o gestire fondi che non siano riferibili ad un cliente” [2]: una sorta di analisi preventiva del denaro ricevuto dal cliente.  Chiudere un occhio sulla provenienza del denaro ricevuto può costare anche la sospensione da sei mesi a un anno. Invece, la dimenticanza della fattura non va oltre la censura, salve ovviamente le responsabilità fiscali con l’erario e gli eventuali reati penali.

La nuova deontologia impone anche particolari obblighi nei rapporti coi giudici, rapporti improntati ad un’ottica di serenità e trasparenza. Si stabilisce, in particolare, che “i rapporti debbano essere improntati a dignità e reciproco rispetto”; “l’avvocato non deve approfittare di rapporti di amicizia, familiarità o confidenza con i magistrati … né ostentare l’esistenza di tali rapporti” [3]. La sanzione, in caso di inosservanza di tale norma, è la censura.

Inoltre, in caso di rapporti di parentela, coniugio, affinità e convivenza tra l’avvocato e qualche magistrato del foro, il primo deve darne comunicazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza all’atto dell’iscrizione. In caso contrario scatta la sanzione dell’avvertimento.

Quanto ai rapporti con la stampa, il regolamento deontologico ribadisce il divieto, per i legali, di indire conferenze stampa [4]: un divieto più volte aggirato nell’ultimo decennio in forma diretta o larvata, come è esperienza di ogni cronista giudiziario. Ciò, tuttavia, non impedisce di esercitare la difesa “pubblicistica” dei diritti del cliente, con la sola avvertenza di non fornire notizie coperte dal segreto di indagine (cioè atti non ancora depositati).

Sempre in ambito di pubblicità attraverso i giornali, l’avvocato non può mai spendere il nome dei propri clienti, enfatizzare le proprie capacità professionali, sollecitare articoli o interviste.

note

[1] Art. 29 Cod. deontologico forense.

[2] Art. 30 Cod. deontologico forense.

[3] Art. 53 Cod. deontologico forense.

[4] Art. 57 Cod. deontologico forense.

Autore immagine: 123rf.com

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