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Come far bloccare lavori edilizi non autorizzati

7 Marzo 2021 | Autore:
Come far bloccare lavori edilizi non autorizzati

Segnalazioni, denunce e diffide per impedire la realizzazione di opere abusive: come farle, a chi presentarle e quali rimedi se le autorità non provvedono.

Una mattina noti che il tuo vicino ha iniziato a costruire un nuovo fabbricato. Nell’area non c’è nessun cartello di cantiere e sospetti che stia realizzando le opere senza essere munito delle autorizzazioni di legge e dei permessi necessari. Così vorresti intervenire per far cessare l’abuso, segnalando la situazione a chi di dovere. Ma quali autorità vanno coinvolte e in che modo è possibile farle intervenire? Ora vedremo appunto come far bloccare lavori edilizi non autorizzati, indicandoti a chi devi rivolgerti e come farlo a seconda delle situazioni. Ti spiegheremo anche qual è il rimedio se il Comune non provvede a dar corso alle tue segnalazioni.

L’attività edilizia libera

Innanzitutto, devi sapere che non tutte le opere edilizie sono soggette ad autorizzazioni preventive o al rilascio di permessi: c’è un’ampia fascia che rientra nell’attività di edilizia libera, come tale non soggetta al permesso di costruire o alla Scia, la segnalazione certificata di inizio attività. In sostanza, il Comune non deve essere coinvolto e il proprietario può avviare autonomamente la realizzazione delle opere e intraprendere di sua iniziativa gli interventi necessari. Puoi leggere qui la lista degli interventi senza permessi per verificare se l’opera che ti interessa rientra o meno in questa tipologia.

Gli interventi che richiedono il permesso di costruire

Il permesso di costruire è il principale titolo abilitativo richiesto per eseguire opere e interventi edilizi. In particolare, occorre munirsi del permesso di costruire, da richiedere al Comune competente per territorio, tutte le volte in cui si eseguono nuove costruzioni, ristrutturazioni urbanistiche o trasformazioni edilizie che comportino modifiche della volumetria o della sagoma degli edifici.

Per gli interventi edilizi “minori”, come la manutenzione straordinaria e i lavori di risanamento e restauro conservativo, non è necessario il preventivo rilascio del permesso di costruire ma serve la Scia, che va presentata al Comune almeno 30 giorni prima dell’inizio dei lavori e deve contenere la relazione firmata da un progettista abilitato, attestante la regolarità degli interventi ed il rispetto delle norme di sicurezza ed igienico-sanitarie.

Come denunciare un abuso edilizio

Chi intraprende la realizzazione di un’opera per la quale è necessario il permesso di costruire o altro titolo abilitativo senza averlo richiesto ed ottenuto si rende responsabile del reato di abuso edilizio e può essere denunciato dagli organi di polizia giudiziaria o da qualsiasi cittadino alla locale Procura della Repubblica, che avvierà un procedimento penale a carico del responsabile, al termine del quale verrà disposta la demolizione dell’opera abusivamente realizzata; ma essa può essere sequestrata già nella fase delle indagini preliminari e se i lavori proseguono, chi li compie (il proprietario nominato custode delle cose sequestrate e/o l’impresa incaricata dell’esecuzione) si renderà responsabile del reato di violazione di sigilli.

Si può fare anche una denuncia anonima dell’abuso edilizio che però non varrà direttamente come notizia di reato ma solo come spunto investigativo. È preferibile quindi interessare, con un’apposita segnalazione, l’amministrazione comunale, che ha l’obbligo di avviare le verifiche e di riscontrare le istanze del cittadino di accesso agli atti entro i 30 giorni successivi alla ricezione.

Edilizia e distanze dai confini

Se invece la realizzazione dell’opera non incide sulla trasformazione edilizia e urbanistica del territorio ma riguarda esclusivamente la violazione della normativa civile in materia di rispetto dei distanze dai confini o ostacola le luci e vedute, occorre inviare al proprietario ed esecutore delle opere una diffida, meglio se mediante il proprio avvocato, e se del caso ricorrere in tribunale con le azioni possessorie [1], se i confini sono stati violati.

È possibile agire anche in via d’urgenza [2], senza seguire il lungo iter delle cause civili ordinarie, per impedire la prosecuzione dei lavori che provocano alla parte lesa dalla loro esecuzione un «pregiudizio imminente e irreparabile» e così chiedere la rimozione delle opere e la riduzione dei luoghi in pristino stato, cioè nella condizione precedente in cui si trovavano. Infatti, il permesso di costruire rilasciato è un provvedimento amministrativo fa salvi i diritti dei terzi, come i proprietari dei fondi limitrofi e confinanti, che mantengono il diritto di agire in giudizio in sede civile per far valere le loro ragioni.

Il cartello di cantiere

I lavori edilizi in corso devono essere segnalati attraverso l’apposito cartello di cantiere [3], che deve contenere gli estremi del titolo abilitativo rilasciato dal Comune, il nome del progettista, del direttore dei lavori e la denominazione dell’impresa esecutrice e delle eventuali ditte subappaltatrici. Consultando questo cartello – che deve essere affisso in maniera ben visibile dall’esterno e rimanere esposto dall’inizio dei lavori sino al loro completamento – è facile verificare se chi sta eseguendo gli interventi è munito delle autorizzazioni necessarie oppure no.

Il cittadino che constata la mancanza o l’insufficienza del cartello può segnalare il fatto alle forze dell’ordine, come i Carabinieri o la Polizia. Infatti, gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, quando constatano che nei luoghi in cui vengono realizzate le opere non è apposto il prescritto cartello, ed anche in tutti gli altri casi di presunta violazione urbanistico-edilizia, ne danno immediata comunicazione all’autorità giudiziaria e al dirigente del competente Ufficio comunale, il quale verifica entro 30 giorni la regolarità delle opere e in caso di riscontrata violazione dispone gli atti conseguenti, sino alla demolizione.

Come bloccare gli abusi edilizi

Per far cessare al più presto un abuso edilizio in corso è consigliabile far intervenire la Polizia municipale, che dispone, specialmente nei Comuni di maggiori dimensioni, di unità specializzate per la repressione degli illeciti urbanistici ed edilizi ed è in grado di interloquire con gli Uffici tecnici comunali per programmare un sopralluogo e controllare la documentazione depositata agli atti. In molti casi, si constata che l’opera era stata preventivamente autorizzata o comunicata con Scia o Cila (la comunicazione di inizio lavori) ma in corso di esecuzione vengono realizzate varianti non autorizzate e difformi dal progetto presentato.

Il Comune è tenuto per legge [4] ad esercitare costantemente la vigilanza sull’attività urbanistica e edilizia nel proprio territorio. Il dirigente o il responsabile dell’Ufficio tecnico, quando accerta l’inizio o l’esecuzione di opere eseguite senza titolo abilitativo, ed in tutti i casi di difformità dalle norme urbanistiche, ordina l’immediata sospensione dei lavori, può procedere al sequestro del cantiere e, tranne che nei casi in cui viene concesso un permesso in sanatoria, deve emettere un provvedimento di demolizione e di ripristino dello stato dei luoghi.

Cosa fare se il Comune non provvede

In caso di inerzia degli organi comunali nel reprimere l’abuso edilizio segnalato, c’è ancora un modo per intervenire e far bloccare i lavori: con una nuova sentenza il Tar Lazio [5] ha affermato che le segnalazioni dei cittadini non possono rimanere inevase e lasciate prive di riscontro, bensì il Comune deve effettuare i controlli anche oltre il termine di 30 giorni previsto per le attività soggette a Scia.

In tali situazioni, chi ha un interesse non può impugnare direttamente la Scia ritenuta illegittima [6] ma può impugnare, davanti al giudice amministrativo (il Tar territorialmente competente) il provvedimento di silenzio assenso del Comune alla realizzazione dell’opera abusiva ed il mancato obbligo di provvedere sulle sue istanze e denunce prodotte all’Ente locale.

Nel ricorso, si chiederà l’annullamento dell’atto amministrativo illegittimo e l’adozione dei provvedimenti conseguenti necessari per reprimere l’abuso, anche mediante la nomina di un commissario ad acta se il Comune persiste nel rifiuto. Nel caso deciso, si trattava di una canna fumaria di un negozio, alla cui realizzazione si era opposto il proprietario esclusivo della facciata su cui passava il condotto di scarico.

Leggi anche l’articolo “Lavori di ristrutturazione del vicino: sono a norma?“.


note

[1] Art. 1170 Cod. civ.

[2] Art. 700 Cod. proc. civ.

[3] Artt. 90 e ss. D.Lgs. n. 81/2008.

[4] Art. 27 D.P.R. 380/2001.

[5] Tar Lazio, sent. n. 911/21 del 25.01.2021.

[6] Art. 19, comma 6 ter, L. n.241/1990.


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