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Covid, cambia il bersaglio del virus

5 Marzo 2021
Covid, cambia il bersaglio del virus

Diminuiscono i casi nelle residenze sanitarie assistite (rsa) per anziani, aumentano invece nei giovani.

Bambini e ragazzi molto più colpiti dal virus rispetto a qualche mese fa. È la fotografia scattata dal report settimanale della Cabina di regia, composta da ministero della Salute e Istituto superiore di sanità (Iss).

Ogni venerdì gli esperti fanno il punto sulla progressione del Coronavirus in Italia, fornendo dati su come si sta muovendo la pandemia. La tendenza in atto è quella a un cambiamento del target: non più gli anziani nelle residenze sanitarie assistite (rsa). L’età media si sta notevolmente abbassando fino a coinvolgere una parte della popolazione che finora era considerata meno a rischio contagio. Ossia i giovani.

Molto si è detto, soprattutto nella fase uno dell’emergenza sanitaria, sui casi apparentemente più rari di contagio nei bambini. Per dirne una, da indicazioni del ministero della Salute l’uso della mascherina, com’è noto, non è obbligatorio per i piccoli al di sotto dei 6 anni.

La situazione sembra in evoluzione, come ha sottolineato oggi il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro e com’era già messo in luce pochi giorni fa dal presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli (per approfondire leggi qui: Covid: le buone notizie sulle varianti).

«Continua in maniera significativa la decrescita dei focolai nelle strutture assistenziali e nelle rsa, uno dei primi obiettivi nel piano di vaccinazione – ha fatto notare Brusaferro -. Nella fascia d’età tra 0-19 anni c’è una ricrescita dei casi di Covid-19 che va confermata, ma comunque c’è una ricrescita dei casi in tutte le fasce d’età».

Questo perché, afferma il numero uno dell’Iss, sulle ali delle varianti, il virus sta rialzando la testa un po’ ovunque. «In Europa abbiamo una situazione composita con chiazze che si scuriscono per la circolazione delle varianti – ha proseguito Brusaferro -. La curva in Italia è di nuovo in crescita come in altri Paesi».

Quella dei molti contagi tra i giovani, però, è un’inversione di tendenza, rispetto al passato recente. Proprio per questo è stata nuovamente messa in discussione l’apertura delle scuole: la novità principale del nuovo Dpcm (per approfondire leggi qui: Dpcm di Pasqua: ecco le nuove regole), come evidenziato dal ministro della Salute Roberto Speranza durante la presentazione del decreto, ha riguardato non a caso le scuole.

È stato previsto l’obbligo di chiusura (nel senso di una chiusura fisica degli edifici, con le lezioni sostituite dalla didattica a distanza) degli istituti scolastici di ogni ordine e grado in zona rossa e la possibilità di fare altrettanto anche in tutte le aree dove si arrivi a un’incidenza settimanale di 250 casi su centomila, indipendentemente dal colore e quindi dal livello di rischio. Il timore è che le scuole possano diventare veicolo di trasmissione del Covid nei nuovi ceppi delle varianti.

«Censire che in una certa fascia età c’è una crescita dei casi è un elemento di preoccupazione e bisogna intervenire per far sì che le probabilità di trasmissione si riducano – ha insistito Brusaferro, motivando la necessità dello stop alle lezioni tradizionali laddove si registrino aumenti di contagi -. Intanto si parla di didattica a distanza e non di chiusura delle scuole. Sappiamo che il contesto intrascolastico è bene organizzato. Ma questa è una popolazione che non frequenta solo le aule ma attività socializzanti nel periodo post scolastico. Noi abbiamo un monitoraggio abbastanza stretto per fasce d’eta e su dove avviene il contagio. E sappiamo che al momento avviene soprattutto a livello familiare. Vuol dire che le persone che viaggiano, lavorano, vanno a scuola, poi facilmente tornando a casa trasmettono il virus».

È evidente, afferma il presidente dell’Iss come «alcune fasce d’età che nella fase autunnale erano relativamente meno colpite hanno un numero di positività in crescita. Questo non vuol dire che sviluppino necessariamente patologia, ma contraendo l’infezione sicuramente possono trasmetterla. E il dato mostra una crescita dei casi in queste fasce d’età più giovani».

“Credo che – ha concluso Brusaferro – questo elemento che abbiamo censito e l’avvicinamento alla soglia dei 250 casi per 100mila abitanti rappresenti un elemento di grande allerta. Alcune Regioni hanno anche richiesto, motivandolo con una situazione epidemiologica particolare, di inasprire le misure nel loro contesto e mi pare positivo. Ci può aiutare ad affrontare meglio la fase dell’epidemia che tocca almeno i prossimi due mesi”.



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1 Commento

  1. I bambini ed i ragazzi si contagiavano anche prima. Ma ora il problema è che non tutti segnalavano i casi. Il problema è che molti hanno mandato a scuola i figli anche se stavano visibilmente male. E allora i casi si diffondono e si arriva a dover chiudere un istituto intero per l’incoscienza di qualcuno…

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