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Ravvedimento operoso: quando si decade?

7 Marzo 2021 | Autore:
Ravvedimento operoso: quando si decade?

I termini di scadenza oltre i quali il beneficio non è più fruibile; cosa succede quando si supera il limite di rate non pagate nei piani di dilazione.

Se non hai pagato in tempo alcune imposte puoi farlo anche successivamente, oltre la scadenza. Non ci sono gravi conseguenze, se provvedi spontaneamente al versamento prima che l’Amministrazione finanziaria ti abbia sottoposto ad accertamento fiscale. Questo “pentimento” è anzi ricompensato con un abbattimento delle sanzioni dovute per il mancato versamento entro i termini; lo sconto è massimo se il pagamento viene effettuato tempestivamente, con pochi giorni di ritardo dal termine scaduto, e comunque fa sentire i suoi effetti anche dopo due anni.

Ma la pazienza del Fisco ha un limite che non va oltrepassato: se il versamento del dovuto non avviene entro un tempo massimo dalle scadenze stabilite, specialmente nei pagamenti rateali, si incorre nella decadenza, che comporta il recupero coattivo delle imposte dovute e l’applicazione delle sanzioni per intero. Ma precisamente quando si decade dal ravvedimento operoso?

A volte, ci sono situazioni non semplici da capire, come quella che consente di pagare ciascuna rata di una cartella esattoriale entro il termine di scadenza della successiva, in modo da allungare a proprio vantaggio i tempi di pagamento. È bene non approfittare di queste possibilità: una nuova sentenza della sezione tributaria della Corte di Cassazione [1] ha dichiarato il contribuente decaduto dalla rateizzazione che gli era stata concessa.

Il ravvedimento operoso

Il ravvedimento operoso è un modo per riparare spontaneamente le violazioni fiscali: il contribuente che le ha commesse, liquidando le imposte in maniera errata oppure anche semplicemente dimenticando di pagare i tributi entro le scadenze, può rimediare autonomamente, regolarizzando i versamenti omessi.

La procedura di ravvedimento operoso è ammessa per i tributi erariali, come l’Irpef e l’Iva, ed anche per quelli locali, come l’Imu o il bollo auto. Il ravvedimento operoso non è più praticabile dal momento in cui arriva la notifica degli atti di liquidazione e degli avvisi di accertamento delle imposte, comprese le comunicazioni da controllo automatizzato e formale delle dichiarazioni. Resta ancora consentito, invece, quando l’Agenzia ha avviato le attività prodromiche alla liquidazione e all’accertamento dei tributi, come nel caso di inviti a comparire, richieste di esibizione di documenti e invio di questionari.

Ravvedimento operoso: quanto si paga

Con il ravvedimento operoso si paga l’importo del tributo dovuto, maggiorato degli interessi legali commisurati al periodo di ritardo, ma si ottiene l’abbattimento delle sanzioni: il loro importo è notevolmente ridotto. La riduzione delle sanzioni segue un criterio di gradualità: l’importo minimo edittale è decurtato in una proporzione tanto maggiore quanto più il pagamento avviene a ridosso della scadenza omessa.

Di seguito, ti sintetizziamo i principali benefici inerenti la riduzione delle sanzioni, rinviando per l’analisi completa di ciascun tributo all’articolo “Ravvedimento operoso: cos’è e come funziona“. Si paga 1/10 della sanzione minima se il versamento del tributo avviene entro 30 giorni dalla scadenza; 1/9 se la regolarizzazione avviene entro 90 giorni; 1/8 se si realizza entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in corso ed 1/7 se si compie entro il termine di presentazione di quella dell’anno successivo e comunque entro due anni; 1/6 se il pagamento avviene oltre due anni e 1/5 se la regolarizzazione degli errori viene effettuata dopo la contestazione della violazione. 

Una recente modifica legislativa [2] ha reso ancora più favorevole la normativa sulle sanzioni per ritardati e omessi versamenti, riducendo alla metà (è passata dal 30% al 15%) la sanzione ordinaria per i versamenti eseguiti non oltre 90 giorni dalla scadenza; perciò, se il pagamento spontaneo avviene entro 30 giorni la sanzione ridotta, diventa pari all’1,5% (un decimo del 15%) e se il ritardo non supera i 15 giorni c’è un ulteriore abbattimento di 1/15 per ciascun giorno di ritardo: dunque, la sanzione diventa pari allo 0,1% al giorno (cioè 1/10 dell’1%).

Ravvedimento operoso e agevolazioni acquisto prima casa

Il ravvedimento operoso opera anche sulle agevolazioni concesse per l’acquisto della prima casa, cioè l’immobile da destinare ad abitazione principale, quando non si provvede al cambio di residenza entro i 18 mesi successivi dall’acquisto oppure si vende l’immobile agevolato prima dei 5 anni dal suo acquisto senza comprarne un altro entro l’anno successivo: in questi casi, è possibile “autodenunciarsi” al Fisco prima che esso avvii gli accertamenti e provveda alla liquidazione della maggiore imposta, beneficiando delle sanzioni ridotte che ti abbiamo indicato (per approfondire leggi “Prima casa: come evitare sanzioni”).

Ravvedimento operoso e rateazione cartelle

La dilazione di pagamento delle cartelle consente di pagare il debito a rate, secondo il piano di rientro concesso dall’Agenzia Entrate Riscossione, che normalmente è di 72 rate mensili di pari importo e può arrivare a 120 rate nei casi di obiettiva e comprovata difficoltà economica.

Se non si pagano le rate entro i termini si incorre nella decadenza dalla rateizzazione: le somme già versate vengono considerati acconti e l’Agente di riscossione richiederà di versare immediatamente l’intero importo scaduto. Se il contribuente non provvede, l’Agenzia procederà al recupero coattivo delle somme con gli strumenti di esecuzione forzata, come i pignoramenti dei beni del debitore.

Pagamento delle rate oltre i termini: cosa succede?

Con la sospensione per emergenza Covid introdotta nel 2020, i termini di pagamento sono stati provvisoriamente bloccati ed è diventato possibile chiedere, sino al 31 dicembre 2021, nuove rateizzazioni, anche per i debiti già scaduti (comprese le “rottamazioni” non saldate entro i termini), a condizioni più favorevoli; tra queste c’è l’innalzamento del limite delle rate non pagate oltre le quali scatta la decadenza, che adesso arrivano a 10 anziché essere le ordinarie 5. Ciò significa che si possono accumulare sino a un massimo di 10 rate insolute senza incorrere nella decadenza dal piano e ciò vale sia per le rateazioni già in essere sia per le nuove. Per ulteriori dettagli leggi l’articolo “Cartelle esattoriali 2021: quando pagarle“.

La vicenda decisa dalla Suprema Corte alla quale abbiamo accennato in apertura riguardava la questione dell’applicabilità o meno della nuova disciplina sul ravvedimento operoso alle cartelle esattoriali emesse a seguito del mancato pagamento delle rate prima dell’entrata in vigore della nuova e più favorevole normativa. Il Collegio ha rilevato che ormai la decadenza era già maturata, mentre la nuova disciplina riguarda solo le rateizzazioni ancora pendenti. Ciò in quanto il principio di irretroattività delle norme tributarie [3] riguarda solo «i profili sostanziali del rapporto tributario», come l’insorgenza del debito d’imposta, e non anche le normative procedurali e transitorie, come quella [4] che all’epoca consentiva la decadenza dalla rateazione nel caso di mancato pagamento della prima rata o di una sola rata successiva oltre il termine di scadenza di quella seguente.

Leggi anche “Ravvedimento operoso: ultime sentenze“.


note

[1] Cass. ord. n. 6263/21 del 05.03.2021.

[2] D.Lgs. n. 158/2015.

[3] Art. 3 Legge n. 212/2000 “Statuto del contribuente”.

[4] Art. 3 D.Lgs. n.462/1997, come modificato dal D.L. n.201/2011.


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