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Come funziona l’affidamento in prova?

13 Luglio 2021 | Autore:
Come funziona l’affidamento in prova?

Tribunale di sorveglianza: quando si può concedere al condannato di espiare la pena sottoponendosi a un programma di recupero e reinserimento?

Non sempre chi è condannato per un reato finisce in carcere. Per la legge, colui che è stato riconosciuto colpevole di un crimine ed è stato condannato alla reclusione può evitare di scontare la pena in prigione se dimostra di voler intraprendere un percorso di reinserimento sociale svolgendo determinate attività e attenendosi alle prescrizioni imposte dal giudice. Si tratta dell’istituto dell’affidamento in prova ai servizi sociali, per il quale occorre elaborare un programma di trattamento individuale che individua le attività che il condannato dovrà svolgere, gli obblighi e gli impegni cui deve attenersi ed i controlli cui sarà sottoposto. Così facendo, la pena può essere scontata senza dover entrare in prigione. Con questo articolo vedremo come funziona l’affidamento in prova ai servizi sociali.

Sin da subito, possiamo dire che l’affidamento in prova consente a coloro che sono condannati alla pena detentiva entro un determinato limite di evitare il carcere sottoponendosi a un programma di recupero e reinserimento sociale concordato con il giudice competente. Si tratta pertanto di una misura alternativa alla detenzione: il condannato sottoposto all’affidamento in prova, infatti, sconta la pena senza finire in prigione. L’affidamento in prova ai servizi sociali ha la stessa durata della pena inflitta con la sentenza di condanna; in caso di suo esito positivo, la pena si intenderà estinta. In caso contrario, se la misura alternativa dovesse essere revocata, allora questi finirebbe in carcere. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è e come funziona l’affidamento in prova ai servizi sociali.

Affidamento in prova ai servizi sociali: cos’è?

L’affidamento in prova è una misura alternativa alla detenzione: chi è stato condannato alla reclusione può evitare il carcere chiedendo di seguire un percorso di reinserimento stabilito con i servizi sociali e il giudice, il quale accetta la proposta se la ritiene adeguata al recupero del reo.

Affidamento in prova: a cosa serve?

L’affidamento in prova ai servizi sociali serve ad evitare alla persona condannata i danni che derivano dal contatto con l’ambiente penitenziario e dalla condizione di privazione della libertà.

Per i reati non gravi, contenuti in determinati limiti di pena, la legge ha pensato di offrire ai condannati una strada alternativa alla detenzione, in modo da evitare che la carcerazione possa influire negativamente sulla personalità del reo.

È stato infatti provato che il contatto con l’ambiente penitenziario può essere particolarmente degradante per coloro che sono incensurati o che, comunque, non sono avvezzi al crimine.

Di conseguenza, per evitare che la detenzione possa influire negativamente sull’indole del condannato, magari portandolo in futuro a commettere nuovi e più pericolosi crimini, la legge permette di evitare l’effetto “criminogeno” del carcere mediante l’affidamento in prova ai servizi sociali.

Affidamento in prova: quando si può chiedere?

Per legge [1], l’affidamento in prova può essere chiesto solamente da coloro che sono condannati, in via definitiva, a pena detentiva non superiore a una determinata soglia. Per la precisione:

  • se la pena detentiva inflitta non supera tre anni, il condannato può essere affidato al servizio sociale fuori dall’istituto per un periodo uguale a quello della pena da scontare (cosiddetto affidamento ordinario);
  • se la pena detentiva (anche residua) non è superiore a quattro anni di detenzione, la richiesta di affidamento in prova può essere avanzata dal condannato quando abbia serbato, almeno nell’anno precedente alla presentazione della richiesta (indifferentemente trascorso in espiazione di pena, in esecuzione di una misura cautelare o in libertà), un comportamento tale da consentire un giudizio favorevole sulla sua personalità (affidamento allargato);
  • se deve essere espiata una pena detentiva, anche residua e congiunta a pena pecuniaria, non superiore a sei anni, possono chiedere l’affidamento in prova coloro che vogliano intraprendere un percorso di disintossicazione dalla dipendenza di droga o di alcol (affidamento in prova in casi particolari) [2].

Affidamento in prova: a chi si chiede?

La richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali va fatta al tribunale di sorveglianza, un organo che si occupa dei diritti dei detenuti durante l’esecuzione della pena. Per la precisione:

  • se il condannato si trova in libertà, l’istanza è presentata al pubblico ministero competente per l’esecuzione che la trasmette al tribunale di sorveglianza;
  • se il condannato è detenuto, l’istanza è presentata al direttore dell’istituto di detenzione il quale la trasmette al magistrato di sorveglianza competente in relazione al luogo dell’esecuzione.

Il magistrato di sorveglianza, quando sono offerte concrete indicazioni in ordine alla sussistenza dei presupposti per l’ammissione all’affidamento in prova e al grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione e non vi sia pericolo di fuga, dispone la liberazione del condannato e l’applicazione provvisoria dell’affidamento in prova con ordinanza. L’ordinanza conserva efficacia fino alla decisione del tribunale di sorveglianza, cui il magistrato trasmette immediatamente gli atti.

Affidamento in prova: come funziona?

L’affidamento in prova consente di estinguere la pena scontando la stessa non in carcere ma secondo un programma di recupero e di reinserimento sociale del reo.

A questo fine viene elaborato, unitamente ai servizi sociali, un programma di trattamento individuale, che individua le attività che il condannato dovrà svolgere, gli obblighi e gli impegni cui deve attenersi e i controlli cui sarà sottoposto.

All’atto dell’affidamento è redatto un verbale in cui sono dettate le prescrizioni che il soggetto dovrà seguire in ordine ai suoi rapporti con il servizio sociale, alla dimora, alla libertà di locomozione, al divieto di frequentare determinati locali e al lavoro.

Con lo stesso provvedimento può essere disposto che durante tutto o parte del periodo di affidamento in prova, il condannato non soggiorni in uno o più Comuni, o soggiorni in un Comune determinato; in particolare, sono stabilite prescrizioni che impediscano al soggetto di svolgere attività o di avere rapporti personali che possono portare al compimento di altri reati.

Nel verbale, deve anche stabilirsi che l’affidato si adoperi in quanto possibile in favore della vittima del reato e adempia puntualmente agli obblighi di assistenza familiare.

Nel corso dell’affidamento, le prescrizioni possono essere modificate dal magistrato di sorveglianza.

Affidamento in prova: esito

Come anticipato, l’esito positivo dell’affidamento in prova ai servizi sociali per un periodo pari a quello della condanna estingue la pena detentiva e ogni altro effetto penale.

L’esito negativo si ha quando dalla valutazione globale della condotta del condannato emerga il fallimento dell’affidamento in prova. È il caso del condannato che non abbia dato segni di pentimento o che non abbia rispettato le prescrizioni imposte dal giudice.

In questi casi, il tribunale di sorveglianza dichiara l’esito negativo e determina la rimanente pena da espiare, questa volta in carcere.


note

[1] Art. 47, legge ord. pen.

[2] Art. 94 D.P.R. n. 309/90.

Autore immagine: canva.com/


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