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Conto corrente: se la modifica delle condizioni non avviene con raccomanda la contestazione è facile

23 Febbraio 2014


Conto corrente: se la modifica delle condizioni non avviene con raccomanda la contestazione è facile

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Febbraio 2014



La pratica delle banche di inviare con lettere semplici la proposta di modifica delle condizioni di contratto è illegittima: con la conseguenza che la variazione è inefficace nei confronti del correntista.

La legge [1] consente alla banca, nell’ambito di un contratto di conto corrente con il proprio cliente, di modificare – se lo vuole – le condizioni generali di contratto, ossia variare i tassi, i prezzi e le altre condizioni di contratto, a condizione che sussista un giustificato motivo. Essa lo può fare in qualsiasi momento, senza dover prima convocare il correntista per chiedere il suo preventivo parere o accettazione. Insomma, la modifica può avvenire in modo del tutto unilaterale.

A tutela del cliente, tuttavia, la legge impone alla banca di inviare comunque al primo una comunicazione formale e scritta in cui lo informa, 60 giorni prima, della modifica delle condizioni contrattuali. Tale comunicazione deve evidenziare la formula “Proposta di modifica unilaterale del contratto”.

Durante tali 60 giorni – che funzionano come una sorta di “preavviso” – il cliente può decidere se accettare tale modifica (in tal caso non dovrà fare nulla, poiché il semplice silenzio sarà considerato come accettazione) oppure recedere dal contratto (in tal caso, in sede di liquidazione del rapporto, gli saranno applicate le vecchie condizioni di contratto).

Ne abbiamo parlato qua: “Se la banca modifica le condizioni del conto senza il tuo consenso” e qua “Può la banca modificare da sola le condizioni di contratto di conto corrente?“.

Ricordiamo che, con le modifiche apportate di recente dalla legge, il correntista può sempre trasferire il proprio conto presso un’altra banca, chiedendo la portabilità del conto corrente (per approfondimenti leggi l’articolo: “Arriva la portabilità del conto corrente“).

Il problema è, però, che la banca invia spesso tale comunicazione, ai propri clienti, attraverso una lettera semplice, cioè, con posta ordinaria. Una modalità che, per come è agevole comprendere, non garantisce al cliente la piena conoscenza e, dall’altro lato, non consente alla banca di fornire, in caso di contestazioni, la prova dell’effettiva ricezione da parte del correntista.

È legittimo tutto ciò? A quanto pare, no! E a dirlo sono le stesse banche. Infatti, secondo una serie di pronunce dell’Abf (Arbitro bancario finanziario) [2], spetta all’intermediario (banca) fornire la prova della ricezione da parte del ricorrente delle lettere modificative delle condizioni contrattuali. Prova che, ovviamente, nel caso di spedizione di lettera semplice, sarà impossibile dare (il destinatario, infatti, non firma alcunché al postino).

Dunque, in mancanza della prova della consegna e della ricezione della comunicazione, non può che conseguire lillegittimità dell’introduzione e dell’applicazione delle modifiche applicate. Con la conseguenza che la modifica del contratto non potrà essere efficace e operativa.

Sempre l’Abf di Milano ha stabilito che la modifica unilaterale delle condizioni contrattuali presuppone necessariamente che l’effettivo ricevimento, da parte del correntista, della proposta di modifica unilaterale del contratto, trattandosi di dichiarazione i cui effetti dipendono strettamente dal corretto recapito all’indirizzo del destinatario.

Questo orientamento è anche condiviso dall’Abf di Roma [3] secondo cui, se il cliente contesta di non avere mai ricevuto la proposta di modifica unilaterale del contratto di conto corrente, è la banca a dover dimostrare non solo l’invio, ma anche l’avvenuta ricezione di tale comunicazione da parte del correntista.

Ed ancora, sempre l’Abf di Roma [4], confermando il predetto orientamento, ha detto che, a fronte di una specifica contestazione da parte del cliente, il quale neghi di avere mai ricevuto la comunicazione (elettronica) contenente la proposta di modifica unilaterale del contratto, costituisce onere della banca – che intenda invocare l’avvenuta modifica delle condizioni contrattuali – provare di avere assolto, secondo le modalità prescritte, l’obbligo di comunicazione imposto dalla legge.

note

[1] Art. 118 del testo unico legge bancaria (Dlgs 385/1993).

[2] Abf. Milano, sent. n. 1010 dell’1.10.2010.

[3] Abf Roma, sent. n. 1007 del 30 settembre 2010.

[4] Abf Roma, sent. n. 1262 del 10 novembre 2010.

Autore immagine: 123rf.com


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