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Quando l’affido può trasformarsi in adozione?

15 Luglio 2021 | Autore:
Quando l’affido può trasformarsi in adozione?

Sebbene l’affido sia una misura temporanea, in molti casi può rappresentare l’anticamera per l’adozione.

Nel 2015, grazie all’entrata in vigore nel nostro ordinamento giuridico di un’apposita legge [1], è stato affermato il così detto diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare. È stata cioè riconosciuta la possibilità di trasformare l’affido in adozione, consolidando definitivamente il rapporto affettivo creato negli anni tra genitori affidatari e minori affidati. Prima, invece, nel momento in cui il tribunale accertava l’impossibilità del rientro in famiglia del minore e ne stabiliva l’adottabilità, il legame con gli affidatari veniva troncato.

In moltissimi casi, questa improvvisa separazione generava danni per quei ragazzi che avevano trovato una stabilità e produceva tanti fallimenti adottivi. Ma quando l’affido può trasformarsi in adozione? In generale, quando ha dato luogo ad un rapporto stabile e duraturo anche sul piano affettivo. Tale possibilità comunque non rappresenta la regola in quanto l’affido può trasformarsi in adozione solo se sussistono determinati presupposti.

In cosa consiste l’affido

L’affido è un istituto giuridico creato dal legislatore italiano nell’ottica della tutela dei diritti all’infanzia. Pertanto, quando la famiglia di un minore attraversa un momento di difficoltà tale da non potere garantire al bambino un ambiente idoneo ad una crescita sana ed equilibrata dal punto di vista psico-fisico, la legge prevede che lo stesso venga dato in affido per tutto il periodo in cui permane la causa di impedimento [5]. Parimenti, avviene quando i genitori si rivelano inadeguati a ricoprire il ruolo genitoriale.

Alla famiglia affidataria viene demandato il compito di educare il minore, di prendersene cura, di soddisfare i suoi bisogni e le sue esigenze sia affettive sia materiali.

L’affido è temporaneo, potendo durare 24 mesi eventualmente prorogabili, durante i quali è importante che vengano mantenuti i rapporti tra il minore e la famiglia di origine in vista del suo rientro a casa. Spesso accade, però, che l’affido si protrae nel tempo, in quanto non si realizzano le condizioni per tale rientro, prolungandosi addirittura fino al raggiungimento della maggiore età. In alcuni casi, sulla base di specifici progetti, può durare fino ai 21 anni.

Quando termina l’affido

La cessazione dell’affido viene decisa dalla stessa autorità che lo ha disposto quando:

  • viene meno la causa che ha impedito alla famiglia di origine di prendersi cura del minore e, quindi, il bambino può fare ritorno nel suo nucleo familiare;
  • l’affido non è andato a buon fine o non può proseguire ad esempio per una grave malattia o per la morte di uno degli affidatari o per il loro trasferimento in un luogo lontano;
  • il minore viene dichiarato adottabile e il tribunale trasforma l’affido in adozione. In questa ipotesi assume rilievo il riconoscimento del diritto alla continuità affettiva di cui si è parlato in precedenza.

Trasformazione dell’affido in adozione: quando si verifica

La legge sul diritto alla continuità affettiva guarda con favore i legami creatisi in seguito all’affidamento, che diventano importanti quando il rapporto che si è instaurato tra il minore e la famiglia affidataria ha determinato una relazione profonda proprio sul piano affettivo.

Detto in altre parole, la normativa riconosce una corsia preferenziale per le adozioni da parte della famiglia che ha avuto in affido il minore nel caso in cui − dichiarato lo stato di abbandono dello stesso – risulti impossibile ricostituire il rapporto del bambino con la famiglia d’origine. Il tribunale, quindi, ha il dovere di tenere conto dei legami affettivi significativi e del rapporto stabile e duraturo consolidatosi tra il minore e la famiglia affidataria prima di decidere i genitori adottivi.

La corsia preferenziale, però, opera solo se gli affidatari rispondono a tutti i requisiti richiesti per l’adozione [2], ovvero:

  • stabile rapporto di coppia;
  • idoneità all’adozione;
  • differenza di età con gli adottati.

Altresì, nell’ipotesi in cui il minore dovesse fare ritorno nella famiglia di origine o venga dichiarato adottabile o venga adottato da una famiglia diversa da quella affidataria, la legge prevede che sia comunque tutelata, se rispondente all’interesse del minore, la continuità delle relazioni socio-affettive creatasi durante il periodo dell’affidamento [3].

Il tribunale nel decidere non solo deve tenere conto della valutazione dei servizi sociali ma anche deve procedere all’ascolto del minore ultradodicenne e, se capace di discernimento, anche del minore infradodicenne [4].

Come avviene la trasformazione dell’affido in adozione

La trasformazione dell’affido in adozione si articola in passaggi diversi [6]. Il tribunale per i minorenni deve innanzitutto dichiarare lo stato di adottabilità del minore. Successivamente, inizia a decorrere un periodo di affidamento preadottivo della durata di 1 anno. Trascorso tale termine, il tribunale deve sentire i coniugi adottanti (nella specie, i genitori affidatari che hanno chiesto di potere adottare il minore), il minore che ha compiuto i 12 anni e il minore di età inferiore (se capace di discernimento), il pubblico ministero, il tutore e coloro che hanno svolto attività di vigilanza e di sostegno durante l’affidamento (ad esempio, i servizi sociali del luogo in cui il minore risiede o ha il domicilio). Quindi, decide se dare luogo o meno all’adozione. Se il minore ha compiuto 14 anni, deve manifestare il proprio consenso all’adozione.

La sentenza che decide sull’adozione è comunicata al pubblico ministero, ai coniugi adottanti e al tutore. Contro tale sentenza, gli interessati possono presentare opposizione dinanzi alla sezione per i minorenni della Corte di Appello entro 30 giorni dalla notifica.

La Corte di Appello, sentite le parti ed esperito ogni accertamento, pronuncia una sentenza che viene notificata alle parti, le quali possono proporre ricorso entro 30 giorni alla Corte di Cassazione, solo in caso di violazione o di falsa applicazione di norme di diritto.


note

[1] L. n. 173/2015.

[2] Art. 6 L. n. 184/1983.

[3] Art. 4 co. 5-ter L. n. 184/1983.

[4] Art. 4 co. 5-quater L. n. 184/1983.

[5] L. n. 184/1983.

[6] Art. 25 L. n. 184/1983.


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