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Accordo prematrimoniale: è valido in Italia?

7 Marzo 2021
Accordo prematrimoniale: è valido in Italia?

Contratto di matrimonio e definizione dell’assegno di mantenimento: è lecito?

Si può fare un contratto di matrimonio? Cosa prevede la legge italiana in proposito? La filmografia di Hollywood ci ha abituato a ritenere possibile l’accordo prematrimoniale con cui i futuri marito e moglie si accordano sui rispettivi diritti e doveri in caso di divorzio. E abbiamo ritenuto lecito anche il patto con cui i coniugi definiscono in anticipo gli obblighi economici da riservare per gli interessi della famiglia. Ma i film sono lo specchio di una legislazione diversa dalla nostra. Il contratto di matrimonio è possibile negli Stati Uniti. Cosa invece prevede il nostro ordinamento? L’accordo prematrimoniale è valido in Italia? Ecco alcune informazioni che potranno ritornare utili.

Accordo prematrimoniale è possibile in Italia?

In Italia, il matrimonio non è considerato un contratto vero e proprio, per quanto richieda necessariamente il consenso delle parti. Pertanto, non è consentito ai coniugi disciplinare, con una scrittura privata o con un atto pubblico, i rispettivi obblighi derivanti dal matrimonio o dalla sua cessazione.

Il che significa che marito e moglie non possono neanche definire, per iscritto, l’entità dell’assegno di mantenimento che l’uno dovrà versare all’altro in caso di divorzio. Una tale possibilità è consentita invece solo alle coppie di conviventi, tramite il cosiddetto patto di convivenza.

L’eventuale accordo prematrimoniale – o meglio detto patto prematrimoniale – si ritiene quindi nullo. Ciò non significa che sia illegale e che chi lo redige commette reato, ma semplicemente che non è possibile rivolgersi a un giudice per ottenerne l’adempimento. Dunque, chi non rispetta il patto prematrimoniale non può essere costretto a farlo con una sentenza di condanna del tribunale. 

Detto in parole ancora più povere, il patto prematrimoniale in Italia è carta straccia.

Ci saranno in Italia i patti prematrimoniali?

Il 28 febbraio 2019, il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge con delega al Governo avente ad oggetto alcune modifiche al Codice civile in materia di accordi prematrimoniali (ddl 2669/2014). Tale disegno di legge prevede la possibilità di stipulare accordi per regolare i rapporti personali e patrimoniali, anche in previsione dell’eventuale crisi del rapporto, nonché per stabilire i criteri di indirizzo della vita familiare e dell’educazione dei figli.

Si può concordare di stabilire quanti soldi dedicare alla famiglia?

Il nostro Codice civile stabilisce che i coniugi debbano contribuire ai bisogni della famiglia in proporzione alle proprie capacità economiche. Non è possibile venire meno a quest’obbligo. 

Così, sarebbe nullo l’accordo scritto con cui un marito esoneri la moglie dal dovere di fare la propria parte per il bene comune. 

Certo, l’obbligo di contribuzione non è necessariamente economico: ci si può infatti occupare della famiglia anche tramite un contributo materiale, ad esempio badando al ménage domestico, alla cucina, alla cura della casa e dei figli.

Si può rinunciare all’assegno di mantenimento?

Se è vero che i patti prematrimoniali sono nulli, nulla toglie però ai coniugi di trovare un accordo economico sulla divisione dei beni e sul mantenimento una volta intervenuta la crisi del matrimonio e intrapresa la strada della separazione. In questa sede, infatti, il coniuge può decidere di rinunciare all’assegno di mantenimento in cambio, ad esempio, dell’attribuzione della proprietà di un immobile o di un assegno una tantum. Oppure è possibile rinunciare al mantenimento senza chiedere nulla in cambio. Dunque, ciò che la legge vieta sono gli accordi fatti prima della separazione e non quelli in costanza di essa. Non è possibile prestabilire l’assegno di mantenimento prima di sposarsi o dopo il matrimonio, ma è possibile farlo quando si decide di separarsi.

Attenzione però: gli accordi presi in sede di separazione possono essere sempre oggetto di revisione con il divorzio. Infatti, con il procedimento di divorzio è possibile rivedere i precedenti patti di separazione. 

Non è mai possibile rinunciare all’assegno di mantenimento per i figli.

Quando gli accordi prematrimoniali sono leciti?

La giurisprudenza lascia un minimo spazio di validità agli accordi prematrimoniali quando si tratta di definire gli oneri economici sostenuti da un coniuge con il matrimonio. Si pensi al marito che, in vista delle nozze, edifichi a proprie spese una casa sul terreno della moglie o ristrutturi l’immobile di proprietà di quest’ultima. Ebbene, le parti possono accordarsi per attribuire, a chi ha sostenuto l’onere economico, un ristoro. 

È stato ritenuto valido l’accordo assunto dalla futura sposa di trasferire, in caso di divorzio, l’alloggio adibito ad abitazione familiare al marito a titolo di rimborso delle spese da lui sostenute per la ristrutturazione dello stesso. Tale accordo non è stato considerato come un patto prematrimoniale in vista del divorzio (nullo per illiceità della causa), ma un contratto atipico diretto a riequilibrare i rispettivi rapporti economici in cui la crisi del matrimonio rappresenta una condizione eventuale lecita.



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