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Che vuol dire querelare una persona?

15 Luglio 2021 | Autore:
Che vuol dire querelare una persona?

Quali sono le conseguenze di una segnalazione alla Procura della Repubblica? Quali sono i diritti dell’indagato? Quando una querela non è valida?

Si può denunciare una persona se si ha la certezza o il fondato sospetto che abbia commesso un reato. Una volta fatta la segnalazione, le autorità sono tenute a comunicare la notizia di reato in Procura e a cominciare le indagini necessarie a fare luce sulla questione. Molto simile alla denuncia è la querela, cioè la segnalazione di reato sporta dalla vittima entro i limiti di tempo stabiliti dalla legge.

Che vuol dire querelare una persona? La domanda può sembrare tanto scontata da non meritare risposta. In realtà, chiedersi cosa voglia dire querelare qualcuno significa domandarsi cosa significhi segnalare una persona alle autorità e dare così l’avvio a formali indagini condotte dalla Procura della Repubblica. E, infatti, querelare una persona significa proprio questo: avvisare le forze dell’ordine che il querelato ha commesso un reato e, pertanto, va perseguito penalmente. Con questo articolo, dunque, spiegheremo non solo che vuol dire querelare una persona ma anche quali conseguenze comporta.

Come querelare una persona?

Chi intende querelare una persona non deve fare altro che recarsi presso il più vicino presidio di polizia giudiziaria (carabinieri, polizia, guardia di finanza, ecc.) e raccontare il crimine che si intende segnalare.

La querela contro una persona può essere orale oppure scritta: nel primo caso, non bisogna fare altro che narrare i fatti e, al termine, sottoscrivere il verbale in cui l’agente ha raccolto le dichiarazioni rese; nella seconda ipotesi, invece, ci si può presentare alle autorità direttamente con un documento sottoscritto di proprio pugno all’interno del quale si espongono le vicende oggetto di querela. Anche in questo caso, le autorità faranno firmare al querelante un’attestazione che prova l’avvenuta ricezione dell’atto.

La querela può essere sporta anche recandosi direttamente in Procura. In questo caso, però, gli uffici accetteranno solamente una querela scritta.

Querelare una persona: cosa significa?

Querelare una persona vuol dire segnalarla presso le autorità competenti affinché procedano ad indagare su di lei.

Poiché ogni querela o denuncia comporta la trasmissione della notizia di reato direttamente presso la Procura della Repubblica territorialmente competente, querelare una persona significa, di fatto, segnalare il suo nominativo al magistrato del pubblico ministero il quale, preso atto della querela, delegherà la polizia giudiziaria a compiere le indagini opportune.

Insomma: querelare una persona vuol dire segnalarla alla Procura affinché si apra un procedimento penale che inizia con la fase delle indagini preliminari.

Querelare una persona: conseguenze

Chiarito che querelare una persona significa denunciarla direttamente alla Procura, vediamo ora quali sono le conseguenze derivanti dal querelare una persona.

Come già ricordato, dopo aver sporto querela presso le forze dell’ordine, queste provvedono a trasmetterla alla Procura competente affinché il nominativo della persona denunciata sia iscritto all’interno del registro delle notizie di reato. In questo preciso momento, cominciano le indagini preliminari, cioè la fase iniziale di ogni procedimento penale.

Avvenuta l’iscrizione, il pubblico ministero delega la polizia giudiziaria al compimento delle indagini necessarie a fare chiarezza sul caso segnalato.

Di conseguenza, la polizia potrà procedere a perquisizioni, ispezioni, sequestri; potrà cominciare a sentire persone informate sui fatti affinché raccontino ciò che sanno a proposito del crimine denunciato; potrà anche ascoltare le parti direttamente coinvolte, cioè il querelato e il querelante.

Il querelato, in qualità di indagato, ha diritto all’assistenza di un difensore di fiducia nel caso in cui le autorità debbano procedere ad investigazioni particolarmente invasive, come ad esempio alla perquisizione o all’interrogatorio. In questi casi, egli riceverà un avviso di garanzia che lo informerà dei suoi diritti.

Se al termine delle indagini la notizia di reato contenuta nella querela dovesse essere ritenuta fondata, allora il pubblico ministero chiederà al giudice il rinvio a giudizio dell’indagato; altrimenti, chiederà l’archiviazione del caso.

Querela: quando non è valida?

Una querela comporta l’inizio delle indagini preliminari solamente se essa è idonea a segnalare una notizia di reato per cui le autorità possano procedere. Negli altri casi, la querela potrebbe essere archiviata sin da subito, senza dare avvio ad alcuna investigazione. Ciò accade quando la querela non è valida per via della carenza di alcuni requisiti essenziali.

Nel primo paragrafo di questo articolo abbiamo detto che ogni tipo di querela, sia orale che scritta, deve essere firmata direttamente dalla vittima del reato. Da ciò consegue che le autorità non potrebbero mai accettare una querela anonima oppure una firmata da persona diversa dalla vittima (salvi i casi in cui la persona offesa sia minore di quattordici anni oppure sia interdetta).

Ancora, una querela non è valida se è sporta per fatti che non costituiscono reato: si pensi alla querela per ingiuria, oramai depenalizzata e non più perseguibile penalmente.

Una querela sarebbe inidonea a dare avvio alle indagini preliminari anche se fosse troppo generica nell’esposizione dei fatti, tanto da non far comprendere quale sia la condotta contestata o l’identità del presunto reo.

Ancora, sarebbe inutile una querela sporta dopo tre mesi da quando si è avuta conoscenza del reato. Questo limite di tempo è tuttavia elevato in alcune ipotesi: ad esempio, la querela per stalking o per revenge porn può essere sporta entro sei mesi, mentre la querela per violenza sessuale può essere sporta entro dodici mesi.



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