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Guardare il cellulare del partner

7 Marzo 2021
Guardare il cellulare del partner

Prendere o strappare il cellulare dalle mani del proprietario è reato?

Tra i dati coperti da privacy vi è la corrispondenza, tutelata anche dalla nostra Costituzione all’articolo 15. L’evoluzione della tecnologia ha fatto sì che nel concetto di «corrispondenza» vengano ormai fatte rientrare le email e i messaggi sul cellulare. Il che significa che commette reato chi si appropria o semplicemente legge tali contenuti senza il consenso del titolare.

Il punto però è che, specie nell’ambito familiare, è proprio in questi dati che, a volte, si nascondono le prove di un tradimento. Ci si chiede allora se guardare il cellulare del partner possa essere lecito, atteso il rapporto di intimità e la conseguente attenuazione della sfera della privacy che connota chi vive sotto lo stesso tetto. Quand’anche ciò non sia legale, è spesso in dubbio se sia possibile utilizzare la prova così acquisita per un eventuale giudizio di separazione o divorzio, trattandosi comunque di far valere i propri diritti in via giudiziale.  

Altro dubbio potrebbe invece riguardare le coppie non sposate: chi spia nel cellulare del partner commette reato? E se ciò non dovesse avvenire di nascosto, bensì proprio dinanzi al diretto interessato, si può evitare la condanna penale? Cerchiamo di fare il punto della situazione. Ecco tutte le conseguenze a cui va incontro chi decide di guardare il cellulare del partner.

Sottrarre il cellulare con la forza dalle mani altrui è reato?

Il primo comportamento che viene in rilievo è quello del coniuge che, avendo sorpreso l’altro a “messaggiare” segretamente con il proprio cellulare, glielo strappi di mano per vedere cosa scrive ed a chi. Una condotta del genere, seppure diretta a cercare le prove di un tradimento, viene considerata illecita. 

In particolare, commette reato di rapina chi sottrae con la forza lo smartphone altrui. A dirlo è la Cassazione [1]. È irrilevante, secondo i giudici, il fatto che l’autore del misfatto agisca con l’intento di individuare le tracce di una presunta relazione del partner. Questo perché tanto il matrimonio quanto anche la semplice convivenza non possono comportare una limitazione al diritto di riservatezza del singolo.  

Viene così ribaltato un precedente “storico” del tribunale di Roma [2] secondo cui tutte le volte in cui il telefonino viene lasciato in spazi condivisi tra coniugi o partner (ad esempio, il divano) è possibile leggerne il contenuto. Secondo infatti tale sentenza – che comunque ha rappresentato un caso isolato – la privacy subisce un affievolimento quando la coppia coabita sotto lo stesso tetto; sarebbe quindi naturale che gli oggetti, come il cellulare, siano esposti alla possibile condivisione, apertura o lettura, sebbene non espressamente autorizzata. 

In buona sostanza, chi vuole leggere il cellulare altrui deve chiedere l’autorizzazione e, se invece lo fa da solo, con la violenza o (come vedremo a breve) con l’inganno, non può utilizzare le prove così acquisite in un eventuale processo. Difatti, la legge esclude la possibilità di utilizzare a proprio favore le prove ottenute in modo contrario alla legge, come nel caso in cui la raccolta sia avvenuta con violazione dell’altrui privacy. 

Potrebbe apparire paradossale, ma il coniuge tradito, che abbia le prove di ciò tramite la lettura del contenuto degli sms e delle chat del cellulare altrui, non può fare nulla per chiedere il cosiddetto addebito a carico di quest’ultimo, a meno che – nel processo – non sia questi ad ammettere la propria relazione extraconiugale.

Spiare sms ed email del partner è reato

Anche quando non c’è violenza ma un comportamento clandestino, come quello di chi spia sms ed email del partner, si commette ugualmente reato nel guardare il cellulare del partner. Cerchiamo di capire perché e quando.

Quanto alle email, è irrilevante il fatto che il partner, in precedenza, abbia fornito all’altro le credenziali di accesso al proprio account di posta elettronica, se poi le stesse vengono utilizzate in un’occasione successiva e senza autorizzazione. Tale è il chiarimento offerto dalla Cassazione non molto tempo fa secondo cui ogni volta che si leggono le email del coniuge, del convivente o di chiunque altro (fosse anche il collega di lavoro) bisogna chiedere una specifica ed autonoma autorizzazione [3]. Di tanto abbiamo già parlato in “Esiste la privacy tra moglie e marito?“.

Il fatto poi di leggere gli sms del partner è vietato dall’articolo 615 del Codice penale che punisce con la reclusione fino a tre anni chiunque si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo.

Dunque, spiare email ed sms del partner è vietato anche se serve in un processo, ossia per difendere i propri diritti. Chi si macchia di tale crimine, oltre a non poter usare le prove acquisite illecitamente, passa dalla parte della ragione a quella del torto e può essere querelato dinanzi ai carabinieri, alla polizia o direttamente con un atto depositato alla Procura della Repubblica. 

Chiaramente quanto detto vale per qualsiasi forma di corrispondenza: sia che si tratti di sms, chat, WhatsApp, Telegram, Facebook, Messenger, Instagram e via dicendo.

Quando guardare il cellulare del partner non è reato

Ci si chiederà allora se e quando guardare il cellulare del partner è legale. La risposta potrà apparire banale e scontata ma, per non violare la legge, bisogna sempre chiedere il consenso, anche quando si abbia il sospetto fondato che lo smartphone contenga le tracce di un tradimento. Il semplice fatto di utilizzare dati e conversazioni segrete in un giudizio di separazione o divorzio non è sufficiente per violare l’altrui privacy.


note

[1] Cass. sent. n. 8821/21 del 4.03.2021.

[2] Trib. Roma, sent. n. 6432/2016.

[3] Cass. sent. n. 2905/19 del 22.01.2019 e n. 2942/19 del 22.01.2019.

Autore immagine: depositphotos.com

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 4 febbraio – 4 marzo 2021, n. 8821

Presidente Rago – Relatore Borsellino

Ritenuto in fatto

1. Con la sentenza impugnata la Corte di appello di Firenze ha confermato la sentenza resa il 27 febbraio 2015 dal GIP del Tribunale di Pistoia, che ha affermato la responsabilità di Me. Gr. in ordine ai reati di rapina e lesioni in danno della moglie.

Si addebita all’imputato di essersi impossessato con violenza del telefono cellulare della moglie, da cui era separato, cagionandole lesioni.

2. Avverso la detta sentenza propone ricorso l’imputato tramite il suo difensore di fiducia, deducendo:

2.1 Violazione degli articoli 42,43 e 44, nonché 628 codice penale e vizio di motivazione poiché la sentenza individua l’ingiusto profitto nella volontà del marito di controllare il telefonino per trovare traccia di un rapporto clandestino della moglie, senza considerare che il predetto aveva il diritto di ricercare le prove di un fatto relativo alla violazione del dovere civilistico di fedeltà legato al vincolo matrimoniale. Non va trascurato che molti giudici sostengono che non si può parlare di violazione della riservatezza quando il marito e la moglie rovistano all’interno dello smartphone del coniuge, per cercare prove della eventuale infedeltà, poiché la convivenza genera una sorta di consenso tacito alla conoscenza delle comunicazioni anche personali del coniuge convivente. L’imputato nell’adottare la condotta illecita è incorso in errore di fatto sulla liceità della sua iniziativa.

2.2 vizio di motivazione poiché la corte ha aderito alla versione dei fatti resa dalla persona offesa, affermando che la sottrazione era avvenuta con violenza o minaccia, a fronte della diversa ricostruzione offerta dall’imputato, secondo cui avrebbe visto e preso il telefono della moglie e, solo successivamente, seguita quest’ultima sul luogo di lavoro, l’avrebbe colpita quale reazione per quanto aveva scoperto. La circostanza che la datrice di lavoro confermi che l’imputato ha raggiunto la moglie sul luogo di lavoro e l’abbia picchiata offre riscontro all’accusa di lesioni ma non che a queste sia seguita la sottrazione del telefono, né dai referti che confermano le lesioni può desumersi che queste fossero dirette a sottrarre il telefono o piuttosto conseguenza dell’accertata infedeltà.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è inammissibile.

Va ribadito in questa sede che al Giudice di legittimità è preclusa – in sede di controllo della motivazione – la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione o l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti e del relativo compendio probatorio, preferiti a quelli adottati dal giudice del merito perché ritenuti maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa. Tale modo di procedere trasformerebbe, infatti, la Corte nell’ennesimo giudice del fatto, mentre questa Corte Suprema, anche nel quadro della nuova disciplina introdotta dalla legge 20 febbraio 2006 n. 46, è – e resta – giudice della motivazione.

In sostanza, in tema di motivi di ricorso per cassazione, non sono deducibili censure attinenti a vizi della motivazione diversi dalla sua mancanza, dalla sua manifesta illogicità, dalla sua contraddittorietà (intrinseca o con atto probatorio ignorato quando esistente, o affermato quando mancante), su aspetti essenziali ad imporre diversa conclusione del processo; per cui sono inammissibili tutte le doglianze che “attaccano” la persuasività, l’inadeguatezza, la mancanza di rigore o di puntualità, la stessa illogicità quando non manifesta, così come quelle che sollecitano una differente comparazione dei significati probatori da attribuire alle diverse prove o evidenziano ragioni in fatto per giungere a conclusioni differenti sui punti dell’attendibilità, della credibilità, dello spessore della valenza probatoria del singolo elemento (Sez. 6, n. 13809 del 17/03/2015, 0., Rv. 262965).

La sentenza impugnata risulta congruamente motivata in ordine al giudizio di colpevolezza, in relazione a tutti i profili dedotti dal ricorrente, e le argomentazioni della corte non risultano apparenti, né “manifestamente” illogiche o contraddittorie. Per contro deve osservarsi che il ricorrente, pur deducendo formalmente vizi della motivazione e violazioni di legge nella valutazione del materiale probatorio, reitera in maniera pedissequa le censure formulate con l’atto di gravame, cui la corte ha fornito esaustive risposte, e tenta in realtà di sottoporre a questa Corte di legittimità un nuovo giudizio di merito.

2. Con il primo motivo II ricorrente sostiene la tesi della liceità dell’impossessamento del telefono della moglie sulla base di una sorta di consenso tacito derivante dalla convivenza, che urta non solo contro l’evidenza, ma contro la giurisprudenza consolidata, citata nella decisione impugnata, secondo la quale l’impossessamento del telefono contro la volontà della donna integra una condotta antigiuridica, e l’ingiusto profitto consiste nell’indebita intrusione nella sfera di riservatezza della vittima, con la conseguente violazione del diritto di autodeterminazione nella sfera sessuale, che non ammette intrusione da parte di terzi e nemmeno del coniuge. E’ stato infatti precisato che nel delitto di rapina il profitto può concretarsi in ogni utilità, anche solo morale, nonché in qualsiasi soddisfazione o godimento che l’agente si riprometta di ritrarre, anche non immediatamente, dalla propria azione, purché questa sia attuata impossessandosi con violenza o minaccia della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto sussistente il dolo specifico del reato di rapina nella ingiusta utilità morale perseguita dall’imputato, che aveva sottratto mediante violenza alla ex fidanzata il telefono cellulare, al fine di rivelare al padre della donna, la relazione sentimentale che questa aveva instaurato con un altro uomo). (Sez. 2, Sentenza n. 11467 del 10/03/2015 Ud. (dep. 19/03/2015 ) Rv. 263163 – 01.

3. Il secondo motivo è inammissibile perché tenta d introdurre censure di merito che non possono essere oggetto del sindacato di questa Corte.

Nel caso in esame le due sentenze di primo grado e di appello si integrano reciprocamente e soprattutto la sentenza di primo grado, cui fa rinvio esplicito la sentenza impugnata, espone in maniera dettagliata il tenore delle dichiarazioni della persona offesa, che ha ricostruito in maniera coerente e costante le diverse fasi della aggressione, e sottolinea che la versione di quest’ultima oltre ad essere intrinsecamente credibile ha trovato significativi riscontri nelle dichiarazioni della datrice di lavoro che ha avuto modo di assistere alla aggressione.

La corte di appello, dopo avere confermato la piena credibilità delle dichiarazioni rese dalla persona offesa, in quanto coerenti costanti e riscontrate dalle dichiarazioni della titolare della lavanderia che aveva assistito all’aggressione e dal referto medico, ha sottolineato che al contrario l’imputato ha reso dichiarazioni non verosimili. La corte ha spiegato che la condotta non può essere qualificata in furto poiché è stata commessa con violenza alla persona.

Vero è che l’apprensione del telefonino è avvenuta in una fase precedente in assenza di testimoni oculari, ma non emergono, né vengono allegate dal ricorrente, ragioni per dubitare della complessiva credibilità della persona offesa.

Il ricorso non si confronta con le articolate argomentazioni rese dalla corte di appello e reitera le doglianze formulate con il gravame e già respinte, così incorrendo nel vizio di genericità.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila in favore della cassa delle ammende.

Così deciso il 4/2/2021


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6 Commenti

  1. MI sembra assurdo che il partner non si fidi e compia un gesto del genere. O stai insieme ad una persona e ti fidi pienamente oppure se hai qualche sospetto sulla sua fedeltà allora è meglio troncare e non diventare ossessivi e compiere gesti che ti fanno passare dalla parte del torto

  2. Ma sapete quante volte mi è capitato? Quante volte mi rilasso davanti alla tv e inizio a dare un’occhiata a quello che i miei amici hanno postato sui social. E quante volte ci scambiamo messaggi e iniziamo a ridere come matti. E lei cercando tracce di tradimento mi ha spesso strappato il cellulare dalle mani pensando che stessi flirtando con qualche altra donna

  3. IN genere, molti tendono a sottovalutare episodi di questo tipo, invece a mio parere non andrebbero affatto trascurati certi gesti, perché ci fanno capire che l’altra parte non ha fiducia in noi e teme che il proprio rapporto sia in bilico, oltre a rappresentare reato ovviamente

  4. Dopo un’accesa discussione con il mio ex a proposito di privacy lui ha visto che mi è arrivato un messaggio ed ha preteso che io gli sbloccassi l’accesso al mio smartphone per vedere chi fosse e perché mi stava cercando. Mi rendo conto che aver assecondato quel comportamento è stato sbagliato perché in altre occasioni si è sentito in diritto di pretendere lo stesso comportamento. Poi, dopo tanto tempo, ho capito chi avevo accanto ed ho rotto con lui

  5. Con la mia ragazza abbiamo deciso di andare a convivere. Ovviamente, quando si sta insieme l’uno spesso chiede all’altro di rispondere ad una chiamata o ad un messaggio in quanto l’altra persona è impegnata o non può farlo. Ma un conto è compiere certi gesti quando l’altra persona te lo chiede oppure sbirciare quando sta messaggiando con qualcuno, altra cosa è pretendere di leggere i messaggi e di invadere la privacy altrui. cosa gravissima a mio parere

  6. Quando vivi sotto lo stesso tetto non c’è molta privacy e diciamo che una persona lo deve mettere in conto quando decide di condividere la propria vita con un’altra persona, Bisogna sempre comportarsi nel rispetto dell’altro e della sua dignità. E se si hanno dei dubbi piuttosto che strappare il telefono in mano lo si guarda insieme

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