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Quanti soldi per le famiglie affidatarie?

15 Luglio 2021 | Autore:
Quanti soldi per le famiglie affidatarie?

Quali sono i diritti e i doveri dei genitori affidatari? A quanto ammonta il contributo che, mensilmente, viene erogato a loro favore?

Diventare genitori affidatari può essere un’esperienza davvero gratificante. Grazie all’affido, infatti, è possibile prendersi cura di quei minori le cui famiglie versano in un momento di difficoltà tale da non riuscire a provvedere adeguatamente alla loro cura o di quei minori i cui genitori si sono rivelati inidonei a ricoprire il ruolo genitoriale.

La procedura per essere nominati genitori affidatari è semplice ma il compito che ne deriva è piuttosto oneroso in considerazione dei doveri che vengono a gravare sulle famiglie affidatarie. Al contempo, però, possono vantare alcuni specifici diritti, anche di tipo economico. In particolare il giudice che decide l’affidamento, se del caso ed in relazione alla sua durata, può disporre che gli assegni familiari e le prestazioni previdenziali relative ai minori siano erogati temporaneamente in favore delle famiglie affidatarie come ad esempio nel caso dell’indennità di frequenza.

Inoltre, le famiglie affidatarie percepiscono un contributo fisso mensile svincolato dal reddito. Ma in concreto quanti soldi per le famiglie affidatarie sono previsti? L’importo è determinato dall’entità dell’impegno richiesto agli affidatari e dalle decisioni delle singole amministrazioni che devono provvedere al pagamento (vedi i Comuni).

Pertanto, i soldi per le famiglie affidatarie variano da caso a caso sia in relazione al numero dei minori affidati sia con riguardo a quanto stabilito in merito dagli enti amministrativi competenti.

Affido: cos’è e quante tipologie esistono

L’affido è una misura temporanea, che può essere disposta per 24 mesi, eventualmente prorogabili, ma nel momento in cui cessa la situazione di difficoltà dal quale è derivato, il minore può fare rientro nella sua famiglia d’origine. Tuttavia, non sono rari i casi in cui l’affido si prolunga nel tempo ovvero quando mancano le condizioni necessarie per il ritorno del bambino nel nucleo familiare originario.

L’affido può essere:

  • consensuale, quando sono i servizi sociali locali a stabilire con un apposito atto amministrativo, la necessità di affidare temporaneamente un minore ad una famiglia diversa da quella di origine, previo consenso di entrambi i genitori. Pertanto, il giudice tutelare competente per territorio in base al luogo dove si trova il minore, pronuncia un decreto con il quale dà esecuzione al provvedimento dei servizi sociali locali;
  • giudiziale, che viene disposto dal tribunale per i minorenni, senza il consenso dei genitori, ad esempio quando il minore è stato allontanato dalla famiglia di origine perché vittima di abusi o maltrattamenti oppure perché i genitori sono tossicodipendenti.

Quali sono i doveri delle famiglie affidatarie

Le famiglie affidatarie accolgono presso di sé il bambino, provvedono al suo mantenimento e all’educazione, soddisfano i suoi bisogni e le sue esigenze affettive e materiali. Nell’adempimento di tali compiti devono comunque tenere conto delle indicazioni dei genitori, se non è stata pronunciata la decadenza della potestà genitoriale ovvero se il bambino non è stato allontanato dai genitori per condotta pregiudizievole [2]. Qualora sia stato nominato un tutore, gli affidatari devono tenere conto delle sue indicazioni, osservando le prescrizioni stabilite dall’autorità affidante.

Per i rapporti con la famiglia d’origine, le famiglie affidatarie devono seguire le indicazioni degli operatori dei servizi sociali e le eventuali disposizioni dell’autorità giudiziaria. È anche importante che venga favorito il rientro del minore nel proprio nucleo familiare secondo gli obiettivi definiti dai progetti all’uopo predisposti dai servizi sociali.

I genitori affidatari sono tenuti a consultare e ad ottenere il consenso di chi esercita la potestà genitoriale, nella specie la famiglia di origine o il tutore, in ordine a eventuali interventi medico-sanitari che esulano dall’ordinario (ad esempio, per un’operazione chirurgica) ma non anche per la cura delle comuni malattie del minore (vedi il morbillo o la varicella, una banale influenza, ecc.).

Parimenti, non possono scegliere autonomamente nei confronti del minore relativamente alla confessione religiosa (ad es. amministrazione del battesimo, comunione, cresima ecc.), ma devono concordare sul punto con gli esercenti la potestà genitoriale o con il tutore.

Agli affidatari sono delegati i rapporti con la scuola. Pertanto, spetta loro ad esempio firmare sul diario scolastico, giustificare le assenze, autorizzare le uscite, gestire i rapporti con gli insegnanti, esercitare l’elettorato attivo e passivo negli organi rappresentativi della scuola.

Inoltre, devono anche assicurare la massima riservatezza circa la situazione del minore e della sua famiglia di origine.

Quali sono i diritti delle famiglia affidatarie

Ai genitori affidatari spetta di:

  • essere preventivamente informati delle condizioni dell’affido, anche in attuazione di quanto disposto dall’autorità giudiziaria competente;
  • essere coinvolti in tutte le fasi del progetto di affido predisposto dai servizi sociali locali;
  • essere sentiti nei procedimenti civili in materia di potestà di affidamento e di adottabilità del minore affidato.

I genitori affidatari, altresì, hanno gli stessi diritti dei genitori biologici in materia di astensione obbligatoria e facoltativa, permessi e riposi dal lavoro. Cambia solo la decorrenza, dal momento che si deve fare riferimento alla data dell’ingresso del minore nel nucleo familiare e varia l’età massima del minore. Inoltre, sono previste specifiche coperture assicurative in quanto i minori in affido devono essere assicurati dall’ente locale di riferimento per infortuni, incidenti e danni provocati e subìti nel corso dell’affidamento.

Quanti soldi sono erogati alle famiglie affidatarie

Le famiglie affidatarie percepiscono un contributo fisso mensile di importo variabile. Ogni ente amministrativo competente al pagamento, nella maggior parte dei casi il Comune, lo stabilisce con apposite delibere e lo eroga su apposita richiesta della famiglia affidataria.

Per quanto riguarda l’importo, si ritiene che il contributo debba essere almeno pari alla pensione minima Inps ed adeguato anno per anno secondo l’indice Istat; tuttavia, non sempre è così. Infatti, volendo fare un esempio, basta pensare che per il 2020 la pensione minima Inps è stata di 515,58 euro mensili, mentre il contributo erogato dal Comune di Salerno è stato pari a 400 euro mensili per un minore in affido e a 650 euro mensili per due minori.

Oltre al contributo mensile, alcune amministrazioni rimborsano gli oneri sostenuti per interventi di cura e di particolare rilevanza per il progetto di affido. In queste ipotesi, le amministrazioni devono indicare le spese per cui è possibile richiedere il rimborso, le modalità e gli atti amministrativi necessari per l’erogazione dello stesso.


note

[1] Art. 330 cod. civ.

[2] Art. 333 cod. civ.


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