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Quanti licenziamenti ci saranno alla fine del blocco

8 Marzo 2021 | Autore:
Quanti licenziamenti ci saranno alla fine del blocco

La Fondazione studi dei consulenti del lavoro parla di almeno un milione di esuberi e propone delle misure di contrasto alla disoccupazione.

Manca ancora l’ufficialità (il decreto Sostegno deve essere approvato nei prossimi giorni) ma ormai non ci sono dubbi sul fatto che il blocco dei licenziamenti sarà prorogato dal 31 marzo al 30 giugno a causa dell’emergenza Covid. Per tutto il primo semestre, dunque, i lavoratori dipendenti possono sentirsi al sicuro, a meno che l’azienda per la quale prestano attività fallisca, venga ceduta o proponga un accordo con i sindacati contenente un incentivo all’esodo. E fin qui, la stragrande maggioranza tira un sospiro di sollievo, almeno fino all’estate. E poi? Che succederà quando il divieto di licenziare non ci sarà più e i datori avranno maggiore libertà per snellire i propri organici?

Risponde oggi a questa domanda la Fondazione studi dei Consulenti del lavoro: secondo le sue stime, con lo sblocco dei licenziamenti la riduzione del numero di occupati, rispetto ad inizio 2020, potrebbe superare il milione solo nelle piccole e medie imprese.

Un milione in meno solo nelle Pmi, dunque. «Senza contare – osserva la presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine, Marina Calderone, all’agenzia Adnkronos – che già lo scorso anno questa misura ha disincentivato nuovi ingressi nel mercato del lavoro senza fermare l’emorragia dell’occupazione a tempo determinato e indipendente, o quella delle categorie più deboli sul mercato del lavoro come le donne».

Secondo Calderone, c’è solo una strada da seguire: «Si deve investire subito sulla riqualificazione e ricollocazione dei lavoratori in bilico attraverso, ad esempio, il Fondo nuove competenze, che incentiva le imprese che avviano percorsi di formazione e ricollocazione dei lavoratori. Senza dimenticare che ci sono aziende che non hanno usufruito di ammortizzatori sociali e che quindi andrebbero subito liberate dal divieto di licenziamento».

Tuttavia, aggiunge la presidente dei consulenti del lavoro, ci sono già delle misure operative da cui partire, «come l’assegno di ricollocazione, che dovrebbe essere rifinanziato e reso obbligatorio, e il reddito di cittadinanza, ridisegnandone gli scaglioni e il meccanismo di funzionamento. Si dovrebbe, poi, sostenere la piena operatività di Garanzia Giovani, ripensare il rapporto con le Regioni e il sistema dei servizi per il lavoro nell’ottica di una maggiore e migliore integrazione con i privati. Ma tutto questo – conclude Calderone – è il rovescio della medaglia delle politiche passive, per le quali occorre subito impostare una seria riforma».

Il decreto Sostegno, oltre alla proroga del divieto di licenziamento, contiene anche degli interventi sulla cassa integrazione, non solo per aumentare il tempo di fruizione dell’ammortizzatore sociale di emergenza ma anche per garantire tempi più celeri per i pagamenti. A tale scopo, dovrebbe essere sostituito da aprile il modello Sr41 con una diretta integrazione dei dati per l’ammortizzatore sociale nel flusso Uniemens. Secondo le stime dell’Inps, basteranno al massimo 40 giorni per risolvere la pratica contro una media attuale di 2-3 mesi.



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