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Genitori separati: lecita la procreazione assistita?

16 Luglio 2021
Genitori separati: lecita la procreazione assistita?

In caso di separazione, il marito non può impedire alla moglie di portare a termine la procedura di fecondazione artificiale.

Hai sempre desiderato avere una famiglia numerosa con tanti bambini in giro per casa. Tu e tuo marito ci avete provato tanto, ma dopo vari tentativi e diverse visite specialistiche avete deciso di fare un figlio tramite la fecondazione artificiale. Tuttavia, una volta intrapreso il percorso, vi siete lasciati definitivamente. Ma la procreazione assistita è lecita per i genitori separati? Cosa prevede la legge? Di recente, un tribunale italiano ha riconosciuto ad una donna separata il diritto di utilizzare comunque gli embrioni creati con il coniuge e poi congelati. Il consenso prestato, infatti, può essere revocato fino al momento della fecondazione. L’argomento ti interessa? Allora mettiti comodo e prosegui nella lettura di questo articolo per saperne di più.

Cos’è la procreazione assistita?

Negli ultimi anni, si è registrato anche in Italia un notevole incremento delle coppie che cercano di avere un figlio tramite la procreazione medicalmente assistita (pma). In buona sostanza, si tratta di una procedura che consente a due persone di concepire un bambino anche senza avere un rapporto sessuale.

Quando si può ricorrere alla procreazione assistita?

Le coppie che non riescono ad avere figli, malgrado abbiano rapporti sessuali regolari durante i giorni fecondi oppure affette da infertilità (femminile o maschile) accertata dal medico, possono ricorrere alla procreazione medicalmente assistita. In tal caso, è necessario prima effettuare degli esami del sangue per verificare i livelli ormonali e sottoporsi a dei test di fertilità al fine di individuare la tecnica di fecondazione più idonea.

Come funziona la procreazione assistita?

Dopo aver effettuato le analisi del sangue e il test di fertilità, si procede con la stimolazione ovarica e con il prelievo degli ovuli tramite la cosiddetta aspirazione follicolare. Nel frattempo, viene raccolto lo sperma dell’uomo che sarà poi utilizzato per fecondare gli ovuli della donna. A seguito dell’inseminazione, gli embrioni vengono trasferiti nell’utero dopo aver eseguito una diagnosi prenatale (la diagnosi genetica preimpianto) per individuare l’eventuale presenza di patologie genetiche o di alterazioni cromosomiche negli embrioni.

Cos’è la Fivet?

Una delle tecniche più utilizzate è la fecondazione assistita in vitro, detta Fivet, che permette l’unione artificiale tra ovuli e spermatozoi attraverso le seguenti fasi:

  • induzione dell’ovulazione: attraverso la somministrazione di farmaci;
  • prelievo degli ovociti;
  • inseminazione e fecondazione degli ovociti da parte degli spermatozoi;
  • trasferimento degli embrioni nell’utero della donna.

La procreazione assistita comporta dei rischi?

Durante la fecondazione assistita possono verificarsi dei temporanei spasmi a livello addominale e lombare di entità variabile, ma del tutto tollerabili. Inoltre, c’è comunque la probabilità che la donna possa abortire oppure che possa avere un parto pretermine.

Quali sono i requisiti per accedere alla procreazione assistita?

Secondo la legge italiana [1], la procreazione medicalmente assistita è riservata solamente alle coppie:

  • eterosessuali;
  • maggiorenni;
  • viventi;
  • in età potenzialmente fertile;
  • coniugate o conviventi;
  • affette da sterilità o infertilità: in tal caso, occorre un certificato medico.

Di conseguenza, non possono accedere alla fecondazione i single, le coppie omosessuali, coloro che sono già in età avanzata e le persone vedove (ad esempio, non è possibile utilizzare il seme congelato del marito defunto).

Genitori separati: lecita la procreazione assistita?

La coppia che intende accedere alla procreazione assistita deve esprimere un consenso per iscritto che può essere revocato fino alla fecondazione (cioè fino all’incontro del seme con l’ovulo).

Secondo una recentissima pronuncia giurisprudenziale, detto consenso non è revocabile in caso di separazione della coppia. In altre parole, se marito e moglie si lasciano, la donna ha il diritto di andare avanti con la pma e procedere con l’impianto degli embrioni nell’utero in quanto vi è la necessità di tutelare l’embrione. Il caso esaminato dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere [2] riguardava una coppia sposata che, non riuscendo ad avere figli, aveva deciso congiuntamente di ricorrere alla tecnica della procreazione assistita. Tuttavia, una volta compiuta la fecondazione dell’ovocita, la terapia veniva momentaneamente sospesa a causa di alcuni problemi fisici della donna. Successivamente, la coppia si è separata e il marito si è rifiutato di prestare il consenso allo scongelamento degli embrioni e all’impianto.

Sulla questione, il giudice ha stabilito che, una volta portata a termine la fecondazione, la donna può completare il percorso e chiedere alla struttura di procedere con l’impianto dell’embrione anche in caso di separazione dal marito. Quest’ultimo, inoltre, non solo non può opporsi a questa scelta, ma sarà tenuto a riconoscere il figlio come proprio e, quindi, a farsi carico delle proprie responsabilità (come, ad esempio, il dovere di mantenimento).


note

[1] L. n. 40/2004 del 19.02.2004.

[2] Trib. Santa Maria Capua Vetere ordinanza depositata in data 27.01.2021.

Autore immagine: pixabay.com


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