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Le Guide Separazione: nuove regole su affidamento figli, mantenimento e residenza

Le Guide Pubblicato il 24 febbraio 2014

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> Le Guide Pubblicato il 24 febbraio 2014

Coppie sposate e di fatto: con l’equiparazione dei figli naturali a quelli legittimi, il legislatore ha rivisto l’intera materia della potestà genitoriale  e delle decisioni inerenti alla vita dei figli.

La recente riforma del diritto di famiglia [1] stabilisce nuove regole per l’esercizio della responsabilità genitoriale, sia a seguito di separazione, divorzio, annullamento o nullità del matrimonio, che all’esito di procedimenti relativi ai figli nati fuori del matrimonio.

Mantenimento

La nuova legge [2] stabilisce che, salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascun genitore è tenuto a provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito. Se necessario ai fini di proporzionalità, il giudice stabilisce il pagamento di un assegno periodico [3].

Residenza del minore

In caso di separazione dei genitori, la decisione sulla residenza abituale del minore spetta ai genitori di comune accordo. In caso di contrasto, deve intervenire il giudice [4].

In caso di violazione, da parte di uno dei due coniugi, delle condizioni dettate si potrà avere addirittura l’eventuale modifica delle modalità di affidamento.

Viene rafforzata la posizione del genitore convivente: ciascun genitore, in presenza di figli minorenni, deve comunicare all’altro, entro 30 giorni, l’avvenuto cambiamento di residenza o di domicilio [5].

Viene, così, legittimato il trasferimento unilaterale del minore, salvo l’obbligo, per mancata comunicazione, del risarcimento del danno eventualmente verificatosi a carico del coniuge o dei figli per la difficoltà di reperire il soggetto.

Esercizio della responsabilità

A seguito di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità del matrimonio, la responsabilità di ciascun genitore non cessa [6]. Tuttavia, il genitore cui siano affidati i figli in via esclusiva ne ha – a meno che il giudice non disponga altrimenti – l’esercizio esclusivo della responsabilità [7]. Esercizio che resta esclusivo, anche in caso di impedimento di uno dei genitori. L’altro mantiene il diritto e il dovere di vigilare su istruzione ed educazione dei minori e può ricorrere al giudice se ritiene che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse.

Ascolto del minore

Nei procedimenti in cui si omologa o si prende atto di un accordo dei genitori, relativo alle condizioni di affidamento dei figli minori, il giudice può decidere di non disporne l’ascolto, se ritiene che l’audizione contrasti con i loro interessi o sia manifestamente superflua [8].

È quindi il giudice che ha l’ultima parola sulla decisione relativa all’ascolto dei figli (seppur, in linea generale, resta obbligatorio in tutti i procedimenti in cui debbano essere adottati provvedimenti che li riguardino).

Come cambia il mantenimento

Se un genitore non versa l’assegno di mantenimento al figlio e l’altro non ha risorse sufficienti per far fronte alle sue esigenze, il giudice può chiamare in causa i nonni e condannarli a contribuire al sostentamento del nipote [9]. Gli ascendenti devono infatti fornire ai genitori stessi “i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli. Anche i nonni, dunque, restano obbligati per legge a prestare aiuto economico, nell’ipotesi di inadeguatezza del genitore.

Tale obbligo di contribuzione degli ascendenti deve comunque essere quantificato sia in relazione alla loro effettiva capacità di reddito, sia in considerazione della condizione goduta dai genitori. Pertanto, l’insufficienza dei mezzi indicata dalla norma non va letta in chiave assolutistica. Il giudice potrebbe disporre una sorta di divisione degli obblighi contributivi fra ascendenti e genitori, proporzionata alle entrate dei singoli nuclei o persone. Parimenti, potrebbe accadere che ai nonni sia prescritto di occuparsi solo delle urgenze primarie dei minori.

In nessun caso, però, ci potrà essere un’istanza di mantenimento tesa a ottenere dagli ascendenti gli importi arretrati non pagati dal genitore tenuto al mantenimento. I nonni hanno solo un dovere sussidiario, cioè in caso di incapacità dei genitori, di fornire a questi ultimi le risorse per assolvere i loro compiti, salva possibilità di rivalsa nei confronti dell’onerato.

note

[1] L .219/2012, in vigore dal 1° gennaio 2013 che ha riscritto l’articolo 74 cod. civ.

[2] Art. 337-ter del Codice civile – introdotto dal Dlgs 154/2013.

[3] Scompare definitivamente l’assegno perequativo voluto dalla legge 54/2006.

[4] Art. 337-ter del Codice civile, introdotto dal Dlgs 154/2013.

[5] Art. 337-sexies cod. civ.

[6] Art. 317 cod. civ., modificato dal Dlgs 154/2013.

[7] Art. 337-quater cod. civ.

[8] Art. 337-octies cod. civ.

[9] Art. 148 co. 1., cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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1 Commento

  1. Lucia Fucarese io ritengo che queste leggi siano fatte, non per tutelare i minori ma ,per scaricare i doveri che lo stato dovrebbe adempiere, perchè mettere anche i nonni in causa, è togliersi dai propri doveri, visto che il cittadino pagano le tasse, in questo modo lo stato si toglie da tutto .Io vedo in questa legge delle grandi battaglie che si svolgeranno nelle famiglie fino all’esasperazione.E poi dicono che l’italia è il paese dei mammoni e per risposta arrivano queste leggi.

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