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Covid: c’è l’accordo per produrre il vaccino russo in Italia

8 Marzo 2021
Covid: c’è l’accordo per produrre il vaccino russo in Italia

Un’azienda tricolore, la Adienne Srl, ha siglato il primo contratto europeo con la Russian Direct Investment Fund (Rdif).

Entro la fine del 2021, in Italia, potrebbero essere prodotti dieci milioni di dosi di vaccino russo Sputnik V. È proprio un’azienda italiana, infatti, la Adienne Srl, ad aver firmato il primo contratto in Europa per realizzare il siero del gigante eurasiatico.

La notizia arriva dalla Camera di Commercio italo-russa. Il contratto, rende noto il presidente dell’ente Vincenzo Trani, è stato siglato con il Russian Direct Investment Fund (Rdif), fondo sovrano statale istituito nel 2011.

Un comunicato stampa della Camera di commercio italo-russa annuncia che «la partnership permetterà di avviare la produzione già dal mese di luglio 2021, il processo produttivo innovativo aiuterà a creare nuovi posti di lavoro e permetterà all’Italia di controllare l’intero processo di produzione del preparato».

La firma del contratto è successiva all’impegno, profuso dalla Camera di commercio italo-russa dal mese di ottobre scorso, per favorire occasioni di incontro tra aziende italiane ed europee e controparti russe. Incontri finalizzati a capire se c’erano margini di cooperazione, per la produzione del vaccino Sputnik V.

Le riunioni, come specifica ancora il comunicato della Camera di commercio italo-russa, «hanno avuto lo scopo di identificare alcuni partner strategici in Italia per predisporre la produzione del vaccino Sputnik V sul territorio italiano utilizzando le conoscenze e le eccellenza italiane dell’industria italiana del farmaco per fronteggiare la crescente richiesta di dosi dei preparati vaccinali».

La lombarda Adienne Srl, che fa parte della multinazionale svizzera Adienne Pharma&Biotech, si è detta disponibile a siglare un contratto per l’avvio della produzione del siero nei suoi stabilimenti italiani in Lombardia e nel Centro Italia.

Il vaccino Sputnik, realizzato dall’istituto di ricerche russo Gamaleya, è stato il primo al mondo a essere registrato. Al momento, è in uso in 40 Stati del mondo ed è in corso di valutazione da parte dell’Agenzia europea del farmaco (Ema).

In Russia, però, pare che il vaccino Sputnik non stia decollando: solo il 2,7% della popolazione, composta da 147 milioni di persone, ha accettato di farsi iniettare le dosi del siero autoctono. C’è sfiducia nei russi, secondo ultimi sondaggi eseguiti da istituti di ricerche come Levada. Insospettisce anche il fatto che il presidente Vladimir Putin non si sia vaccinato.

Alla prova dei fatti e al netto delle diffidenze con cui è stato accolto, però, sembra proprio che Sputnik funzioni, come ha sottolineato di recente il direttore sanitario dell’ospedale Spallanzani di Roma, Francesco Vaia: «Se ci sono vaccini efficaci non vedo perché non possiamo utilizzarli – ha dichiarato Vaia al quotidiano Libero -. In Argentina, dove viene somministrato ormai da settimane, Sputnik V ha confermato la produzione di anticorpi neutralizzanti nel 100% dei casi».

Per Trani, della Camera di Commercio italo-russa, si tratta di «un accordo storico che mostra lo stato di salute dei rapporti tra i nostri due Paesi e sottolinea come le imprese italiane sanno vedere oltre le polemiche politiche».

«Sono certo – ha concluso Trani – che questa collaborazione permetterà nuovi investimenti nel settore farmaceutico in Italia con ricadute positive in termini occupazionali a beneficio dell’intero indotto».



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