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Quando c’è insolvenza fraudolenta

9 Marzo 2021
Quando c’è insolvenza fraudolenta

Scrocco: quando c’è reato per chi non paga un contratto o non adempie un’obbligazione.

Non pagare un debito non è reato, non nel nostro ordinamento che non consente di punire penalmente chi non ha i soldi o anche la volontà di adempiere a una obbligazione. L’inadempiente può tutt’al più rischiare una condanna civile da parte del giudice cui consegue poi il pignoramento dei beni. 

Ma quando si stipula un contratto o si contrae un debito già con la consapevolezza, celata alla controparte, di non volere o potere rispettare la parola data, il comportamento viene qualificato come reato, quello di insolvenza fraudolenta. In questo caso, il creditore può tutelarsi, oltre che con i mezzi civilistici appena visti, presentando anche una querela alle autorità.

È necessario a questo punto chiarire quando c’è insolvenza fraudolenta per distinguere le ipotesi in cui l’inadempimento è un semplice illecito civile da quelle in cui costituisce un illecito penale. Ma procediamo con ordine. 

Quando non pagare non è reato

Stabilire quando c’è insolvenza fraudolenta equivale un po’ a chiedersi «quando non pagare un debito è reato», per distinguerlo dai casi in cui invece non lo è. 

Per rendere le cose più chiare ricorreremo a tre esempi pratici.

Marco accetta dall’amico Luigi un prestito di mille euro, con la promessa di restituirgli i soldi non appena ne avrà le possibilità. Marco fa affidamento su un posto di lavoro che gli è stato più volte promesso e che gli consentirà di onorare il debito. Marco però non viene assunto e così non riesce a rispettare la parola data. 

Marco sottoscrive un abbonamento con una compagnia telefonica, ma nel corso del contratto si accorge che la linea non è così performante come credeva. Così smette di pagare le bollette e disdice il servizio senza neanche onorare la penale che gli viene imposta. 

Marco si reca presso una finanziaria per chiedere un prestito. Su richiesta della società, esibisce la sua ultima busta paga ma nasconde il fatto di aver ricevuto, solo il giorno prima, un preavviso di licenziamento. Così Marco perde il posto e non può più restituire i soldi che la finanziaria nel frattempo gli ha erogato.

La differenza tra queste ipotesi è la seguente. 

Nel primo caso, c’è la volontà di adempiere ma non c’è la possibilità. L’inadempimento è quindi determinato da un’incapacità del debitore.

Nel secondo caso, non c’è la volontà di adempiere.

Anche nel terzo caso non c’è la volontà di adempiere ma, a differenza dell’ipotesi precedente, tale volontà sussiste già al momento della conclusione del contratto e viene nascosta alla controparte.

Ebbene, l’ipotesi di insolvenza fraudolenta ricorre solo nell’ultimo dei tre esempi. Cerchiamo di capire il perché.

Quando c’è insolvenza fraudolenta

Ai sensi dell’articolo 641 del Codice penale, viene punito penalmente chi, nascondendo il proprio stato di insolvenza (ossia di incapacità economica a pagare), contrae un’obbligazione col proposito di non adempiere.

Non importa che l’obbligazione sia scritta o verbale, né rileva il soggetto con il quale l’obbligazione viene assunta (una società, un’amministrazione, un privato, ecc.).

L’insolvenza fraudolenta è una sorta di truffa che viene in rilevo al momento della conclusione di un contratto. Rispetto però alla truffa, l’insolvenza fraudolenta è caratterizzata da un inganno meno grave, che consiste nella dissimulazione del proprio stato di insolenza. Non sono quindi richiesti dei veri e propri «artifici» e «raggiri» (presenti invece nella truffa). Tant’è vero che l’insolvenza fraudolenta scatta anche in presenza di un comportamento reticente, volto cioè a tacere sulla realtà. Tant’è che all’insolvenza fraudolenta viene anche dato il nome di scrocco.

Facciamo qualche esempio pratico.

Matteo entra in trattoria pur avendo dimenticato il portafogli a casa e, senza dire nulla al ristoratore, consuma un pasto per poi confessare di non avere soldi.

Luigi sale a bordo dell’autobus o di un treno senza avere il denaro per il biglietto.

Condizioni dell’insolvenza fraudolenta

Per poter far scattare il reato di insolvenza fraudolenta è necessario innanzitutto che il soggetto colpevole contragga un’obbligazione con il proposito, sin dall’inizio, di non adempierla.

Si deve trattare di un’obbligazione contrattuale, quindi volontaria. Non rilevano quelle di altra natura. Quindi, chi commette un illecito o danneggi un’altra persona ma non ha la capacità o la volontà di risarcire non può essere querelato per insolvenza fraudolenta. 

Si richiede inoltre che il reo abbia nascosto il proprio stato di insolvenza. Vi rientra anche la menzogna, la reticenza o il semplice silenzio. Se però questi fatti arrivano ad alterare la realtà con dei veri e propri artifici o raggiri (si pensi a chi produca al computer una sentenza che riconosce il diritto a un lauto risarcimento o un finto contratto di lavoro), allora scatta il più grave reato di truffa. 

Occorre poi che il reo non adempia all’obbligazione.

È necessario infine il dolo, ossia la malafede, cioè la volontà consapevole di contrarre l’obbligazione e di tenere una condotta idonea a dissimulare il proprio stato di insolvenza, con in più il proposito iniziale di non adempiere l’obbligazione in questione.

Quando non pagare non è reato, che fare?

Se il mancato pagamento di un debito non costituisce reato, ossia non vi sono i presupposti dell’insolvenza fraudolenta, cosa può fare il creditore per recuperare i propri soldi? La legge gli consente di avviare una procedura di recupero crediti che si vale di una previa fase giudiziale, ossia dinanzi al giudice. In questa sede, si ottiene una condanna del debitore, la quale scaturisce o a seguito di un regolare processo o, in presenza di una fattura o di altra prova scritta del credito, a seguito dell’emissione di un decreto ingiuntivo.

Se il debitore non dovesse pagare anche dopo la condanna, il creditore potrebbe avviare il pignoramento dei beni del debitore.

Quando non pagare è reato, che fare?

Se il mancato pagamento integra l’insolvenza fraudolenta, il creditore  può – oltre alla procedura appena descritta – sporgere querela ai carabinieri, alla polizia o direttamente in procura della repubblica, per poi costituirsi parte civile nel corso del conseguente processo penale. 



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