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Compensi arretrati e restituzione somme indebite

16 Luglio 2021
Compensi arretrati e restituzione somme indebite

Il dipendente è tenuto a restituire le somme ricevute in eccesso dal datore di lavoro al netto delle ritenute fiscali e contributive.

Sei un lavoratore subordinato. Il tuo datore di lavoro non ti versa lo stipendio da due mesi. Raggiunto telefonicamente, il titolare dell’azienda ti ha comunicato che non ti verrà liquidata la retribuzione poiché tu devi restituire delle somme che hai indebitamente percepito. Vuoi sapere cosa prevede la legge in questi casi.

Il pagamento della retribuzione costituisce la principale obbligazione del datore di lavoro. Ma cosa accade se l’azienda deve recuperare delle somme erogate in eccesso al dipendente? Si può ammettere la compensazione tra compensi arretrati e restituzione somme indebite?

La giurisprudenza ha fissato delle regole precise che devono essere rispettate nel recupero dell’indebito retributivo, chiarendo anche che la restituzione deve avvenire al netto delle ritenute fiscali e contributive che, semmai, possono essere richieste dal datore di lavoro all’amministrazione finanziaria. Ma andiamo per ordine.

Obbligazione retributiva: cos’è?

Il contratto di lavoro è un contratto a prestazioni corrispettive la cui causa è lo scambio tra prestazione di lavoro e retribuzione. L’obbligazione principale assunta dal lavoratore con la firma della lettera di assunzione è lo svolgimento dell’attività di lavoro prevista nel contratto, nel rispetto dell’orario di lavoro e della sede pattuita e in linea con le direttive impartite dal datore di lavoro. Quest’ultimo, invece, firmando il contratto di lavoro si impegna soprattutto ad erogare regolarmente la retribuzione mensile al dipendente.

L’obbligazione retributiva deve essere adempiuta dal datore di lavoro nella misura pattuita nella lettera di assunzione, che non può comunque essere inferiore ai minimi retributivi previsti dal contratto collettivo di settore.

Per quanto concerne il momento in cui tale obbligazione deve essere adempiuta, in linea generale, il dipendente matura il diritto a percepire lo stipendio quando ha concluso la prestazione di lavoro mensile e, dunque, l’ultimo giorno del mese. Sono, però, i Ccnl a prevedere la data di erogazione dello stipendio (generalmente, il giorno 27 del mese oppure entro i primi 5 giorni del mese).

Indebito retributivo: cos’è?

L’indebito retributivo si verifica quando, a causa di un errore, il datore di lavoro eroga al dipendente un importo, a titolo di trattamento retributivo, superiore a quello spettante in base al Ccnl ed alla lettera di assunzione. Il calcolo della busta paga mensile comporta una serie di operazioni aritmetiche nell’ambito delle quali possono verificarsi degli errori che determinano l’erogazione al lavoratore di un quantum superiore al dovuto.

La giurisprudenza ammette pacificamente la possibilità del datore di lavoro di chiedere al dipendente la restituzione degli importi indebitamente erogati a condizione, però, che il datore di lavoro possa dimostrare che la maggiore retribuzione erogata è stata frutto di un errore essenziale e riconoscibile dall’altro contraente [1].

Indebito retributivo: deve avvenire al lordo o al netto?

Come noto, il datore di lavoro svolge, nei confronti del dipendente, il ruolo di sostituto di imposta. Ne consegue che l’azienda, quando eroga lo stipendio lordo mensile al lavoratore, provvede a trattenere dall’importo spettante le ritenute fiscali che devono essere versate all’Agenzia delle Entrate a titolo di Irpef. Quando si verifica un indebito retributivo di cui viene richiesta la restituzione al dipendente si pone l’esigenza di chiarire se il rimborso deve avvenire con riferimento all’importo lordo oppure all’importo netto, già epurato delle ritenute operate dal sostituto d’imposta.

La Cassazione [2] ha chiarito che il datore di lavoro non può pretendere dal lavoratore la restituzione delle somme retributive indebitamente percepite al lordo delle relative ritenute fiscali, poiché gli importi corrispondenti a queste ritenute non sono mai entrati nella sfera patrimoniale del dipendente ma sono stati versati all’Amministrazione Finanziaria sul presupposto, rivelatosi poi errato, che tali emolumenti erano dovuti al lavoratore a titolo di retribuzione. Procedendo in questo modo, infatti, si avrebbe un aggravio ingiustificato per il dipendente che sarebbe costretto a restituire al datore di lavoro più di quanto ha effettivamente ricevuto.

Il recupero delle ritenute fiscali può, dunque, avvenire solo agendo direttamente nei confronti dell’Amministrazione Finanziaria che ha ricevuto indebitamente delle somme relative ad una retribuzione rivelatasi indebita.


note

[1] Cass. 6681/2019.

[2] Cass. n. 517 dell’11.01.2019.


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