Contratti a termine: le ipotesi per mantenerli

9 Marzo 2021 | Autore:
Contratti a termine: le ipotesi per mantenerli

A fine mese, scade la proroga dei rinnovi senza causali: cosa pensa di fare il Governo per difendere soprattutto giovani e donne.

Governo al lavoro per fermare l’emorragia di contratti a termine registrata nell’ultimo anno: alla fine del 2020, i rapporti a tempo determinato erano quasi 400mila in meno rispetto allo stesso mese del 2019, e quelli scaduti e non rinnovati hanno sforato il milione e mezzo. Il Covid ci ha messo del suo, sicuramente: tra i settori più colpiti da questo fenomeno ci sono la ristorazione e il turismo, cioè due dei più interessati dalle chiusure e dalle limitazioni dovute alla pandemia. Ma il dato, comunque, c’è. Eppure, alle aziende era stato consentito di rinnovarli senza la causale imposta dalla legge. Una deroga introdotta durante l’emergenza coronavirus che scade alla fine di questo mese e sulla quale si vuole intervenire prima che i lavoratori a termine (giovani e donne in primis) paghino un prezzo ancora più alto di questa crisi.

Sarà il decreto Sostegni a cercare di rilanciare le assunzioni a termine, visto che sperare in quelle a tempo indeterminato, in questo momento, sarebbe un’utopia. E saranno ancora le causali lo strumento da utilizzare per evitare che dal 1° aprile si torni ad applicare la legge che mette i bastoni sulle ruote alle aziende intenzionate a rinnovare un contratto a tempo determinato.

Tre le possibilità al vaglio del Governo. La prima: rivedere il decreto legge del 2018 che, appunto, impedisce alle aziende di rinnovare il rapporto a termine se non con una causale ed in circostanze ben precise. Le causali andrebbero eliminate a regime e i datori di lavoro si dovrebbero adeguare a quanto stabilito dai singoli contratti di categoria.

Seconda ipotesi: una nuova proroga della deroga sulle causali fino al 30 giugno. Questa data comincia a diventare sempre più rossa sul calendario, perché è la stessa in cui – se tutto verrà confermato – scadranno i prolungamenti del divieto di licenziamento e la cassa integrazione Covid gratuita (altri due strumenti a sostegno dell’occupazione che dovrebbero essere contenuti nel decreto del ministero dell’Economia).

C’è, infine, una terza ipotesi simile alla seconda: una nuova proroga della contrattazione a tempo determinato, anziché fino al 30 giugno, con scadenza al 31 dicembre.

Finora, e dall’inizio della pandemia, i rapporti a termine sono stati oggetto di ben quattro interventi per evitare che la rigidità imposta dal decreto Dignità sui rinnovi facesse ulteriori danni. Ad oggi, le aziende hanno la possibilità di rinnovare i contratti fino a 12 mesi senza indicare il motivo per cui non lo trasformano in tempo indeterminato (cosa, invece, richiesta dalla legge del 2018). È possibile, inoltre, derogare anche le pause di 10 o 20 giorni tra un contratto e l’altro ed il limite massimo di quattro proroghe per ogni rapporto a termine. Questo regime, però, è riservato alle aziende che non ne abbiano già beneficiato.

L’urgenza di intervenire sui contratti a tempo determinato, dunque, è dettata da una doppia esigenza: la scadenza della proroga sulle causali prevista per il 31 marzo ed il fatto che tre assunzioni su quattro vengono fatte a termine. Per quanto sia importante incentivare i rapporti a tempo indeterminato, in un momento in cui le assunzioni sono una manna dal cielo occorre proteggere quelle che ci sono.



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