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Le ore di straordinario rientrano nei contributi?

16 Luglio 2021 | Autore:
Le ore di straordinario rientrano nei contributi?

Lavoro svolto oltre l’orario normale: è soggetto alla contribuzione previdenziale Inps ed è utile per la pensione?

Con il termine lavoro straordinario si intende l’attività svolta dal dipendente oltre il normale orario di lavoro, pari a 40 ore settimanali, o al minor numero di ore settimanali previsto dal contratto collettivo applicato. In caso di orario multiperiodale, costituisce straordinario ogni ora di lavoro effettuata oltre l’orario programmato settimanale: se, ad esempio, in una settimana è svolto un orario programmato di 45 ore, la quarantaseiesima ora di lavoro va imputata a lavoro straordinario

Il lavoro straordinario ha comunque dei limiti: l’orario settimanale, comprensivo degli straordinari, non può infatti eccedere le 48 ore (da intendersi come media nell’arco di 4 mesi, o di 6 o 12 mesi in casi eccezionali). Peraltro, l’orario settimanale, considerando i riposi obbligatori, non può mai eccedere le 77 ore; se non sussiste una differente disciplina da parte del contratto collettivo, lo straordinario annuo non può superare 250 ore. Ma, considerata la particolare disciplina, le ore di straordinario rientrano nei contributi?

Per rispondere alla domanda, è importante tener presente che il lavoro straordinario deve essere considerato a parte, rispetto alla retribuzione collegata al normale orario di lavoro; può essere difatti compensato con una maggiorazione della retribuzione delle ore extra, secondo le disposizioni del contratto collettivo di lavoro applicato. In alternativa, lo straordinario svolto può essere compensato con dei riposi, alternativi o aggiuntivi rispetto alla maggiorazione della retribuzione.

Bisogna anche tener presente che, normalmente, tutto ciò che percepisce il dipendente concorre alla formazione della base imponibile previdenziale, cioè risulta assoggettato all’imposizione contributiva: in linea di principio, il criterio di armonizzazione [1] prevede che la generalità dei compensi fiscalmente imponibili risulti anche sottoposta a contribuzione previdenziale, salvo specifiche eccezioni.

Su quali voci dello stipendio si pagano i contributi?

Le somme corrisposte al dipendente per retribuire l’attività lavorativa sono normalmente interamente assoggettate a contribuzione.

In particolare, fanno parte dell’imponibile previdenziale:

  • la paga base, o minimo tabellare, o minimo-retribuzione o contrattuale;
  • la contingenza;
  • l’elemento distinto della retribuzione (Edr);
  • il terzo elemento;
  • gli scatti di anzianità;
  • le indennità di varia tipologia (di funzione, di cassa, di reperibilità, di vacanza contrattuale, di trasferta, di funzione, di presenza, chilometrica, di disagio ecc.);
  • la retribuzione per ferie godute o permessi goduti;
  • le indennità per ferie non godute (quando monetizzabili) o permessi non goduti (sono previste particolari modalità per l’individuazione del momento impositivo);
  • la retribuzione per festività non godute (sono previste particolari modalità per l’individuazione del momento impositivo);
  • la retribuzione per festività godute;
  • i ratei o la corresponsione delle mensilità aggiuntive (tredicesima, quattordicesima…);
  • i compensi e le maggiorazioni per lavoro straordinario o supplementare;
  • i premi di produzione e incentivi di varia natura.

Il compenso per lavoro straordinario fa dunque parte della retribuzione del lavoratore ed è assoggettato alla contribuzione previdenziale: in altre parole, il lavoro straordinario non è esente dai contributi Inps. Bisogna però considerare che, in casi specifici, il lavoro straordinario, pur essendo assoggettato a contribuzione, può essere escluso dalla base pensionabile per determinate quote di pensione, riferite a specifiche categorie di lavoratori.

Straordinario e Quota A di pensione per i dipendenti iscritti alla Cassa Stato

Per calcolare la Quota A retributiva di pensione, per i dipendenti iscritti presso l’ex Inpdap (ora gestione Inps dipendenti pubblici), in particolare presso la Cassa Stato Ctps (Gestione separata dei trattamenti pensionistici ai dipendenti dello Stato), si fa riferimento al trattamento economico spettante alla cessazione dal servizio, considerato per 12 mensilità. Gli elementi da considerare sono quelli risultanti nell’ultima busta paga.

Non tutti gli elementi rientrano però nella base pensionabile, ma vi rientrano, in particolare, le seguenti voci di stipendio:

  • stipendio tabellare, scatti di anzianità (se previsti), maturato economico;
  • indennità integrativa speciale (o di contingenza) anche se conglobata nello stipendio.

In aggiunta, è considerato anche il valore corrispondente al 18% dello stipendio, degli scatti di anzianità e del maturato economico.

Altri assegni o indennità non possono essere considerati se una disposizione di legge non ne preveda espressamente la valutazione nella base pensionabile. Poiché lo straordinario non è previsto dalla legge quale compenso computabile, non rientra nella base pensionabile.

Straordinario, Tfs e Tfr

Generalmente, per la determinazione del Tfs, cioè del trattamento di fine servizio, si utilizza la stessa retribuzione pensionabile utile alla quota A di pensione [2]: lo straordinario, quindi, non è utile ai fini della liquidazione in regime di trattamento di fine servizio [3].

Peraltro, lo straordinario è generalmente considerato non utile anche ai fini del Tfr, Il trattamento di fine rapporto, eccezion fatta per lo straordinario continuativo e forfettizzato.

Straordinario e Quota B di pensione per i dipendenti iscritti alla Cassa Stato

La seconda base pensionabile, per gli iscritti alla Ctps, è costituita dalla media delle retribuzioni annue per 12 mensilità, percepite negli ultimi dieci anni precedenti la decorrenza della pensione (in un arco di tempo più ampio, per chi possiede meno di 15 anni di contributi al 31 dicembre 1992) e debitamente rivalutate.

Dal 1° gennaio 1996, la retribuzione imponibile è costituita da tutto ciò che il lavoratore riceve in dipendenza del rapporto di lavoro. Da tale data, sono considerati anche gli elementi “accessori” corrisposti, quindi anche gli straordinari. Per i dipendenti dello Stato, che nel calcolo hanno già conteggiato in più il valore virtuale del 18%, gli accessori sono considerati solo per l’eventuale quota superiore a tale valore

Straordinario e Quota A di pensione per i dipendenti degli enti locali

Per calcolare la Quota A retributiva, per i dipendenti degli enti locali (iscritti alla Cpdel) si fa riferimento al trattamento economico spettante alla cessazione dal servizio risultante dall’ultima busta paga che ha le caratteristiche di fissità e continuità.

Fanno parte di tale retribuzione i seguenti elementi:

  • stipendio tabellare;
  • scatti di anzianità (se previsti),
  • maturato economico;
  • tredicesima mensilità e mensilità aggiuntive se previste dal contratto di categoria;
  • indennità integrativa speciale (o di contingenza);
  • tutte le indennità o assegni fissi corrisposti per l’attività svolta e previsti dal contratto collettivo di comparto.

Tutti gli altri componenti della retribuzione che non hanno le caratteristiche sopra richiamate, definiti “accessori”, quali gli straordinari, gli incentivi alla produttività etc. sono esclusi dal calcolo.

Straordinario e Quota B di pensione per i dipendenti degli enti locali

La seconda base pensionabile, per i dipendenti degli enti locali, è costituita dalla media delle retribuzioni annue moltiplicate per 13 mensilità, percepite negli ultimi dieci anni precedenti la decorrenza della pensione (o sulle annualità sino alla pensione, per chi possiede meno di 15 anni di contributi al 31 dicembre 1992), debitamente rivalutate.

Dal 1° gennaio 1996, anche per questi lavoratori, la retribuzione imponibile è costituita da tutto ciò che il lavoratore riceve in dipendenza del rapporto di lavoro. Da tale data, sono considerati anche gli elementi accessori corrisposti.

Lavoro straordinario e prepensionamento

Il lavoro straordinario non entra nella base di calcolo della contribuzione previdenziale che l’azienda deve versare al dipendente che percepisce l’assegno straordinario di solidarietà, un’indennità di accompagnamento alla pensione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con una nota sentenza [4].

La legge [5] dispone che la base di calcolo della contribuzione versata dall’azienda debba essere commisurata alla retribuzione media giornaliera ottenuta dividendo per 360 quanto percepito dal lavoratore nel corso dell’ultimo anno. Sull’importo così ottenuto, non possono influire variazioni in eccedenza o in difetto dovute a contingenti modalità di svolgimento della prestazione, come il compenso per lavoro straordinario.


note

[1] Art. 12 L. 153/1969; Artt. 49 Co. 1 e 51 TUIR; Art. 6 D.lgs. 314/1997.

[2] Cass. sent. 5831/2021, che conferma un orientamento già consolidato della Suprema corte (cfr. Cass. sent. 852/2018).

[3] Art.3, Co.2, L. 125/1968; Art.77 DI 12/07/1982.

[4] Cass. sent. 7695/2018.

[5] Art.7 Co. 10, Art.12 DM 158/2000.


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1 Commento

  1. Salve a tutti. Una settimana fa mi è stata riconosciuta dalla commissione medica provinciale l’invalidità del 100% ,di conseguenza anche la 104 del 1992 (comma 3 art. 3). La domanda che vi porgo è questa , alla Luce di quanto detto, mi spetta la pensione? A se ho un reddito di 33.000 euro. Grazie per la risposta

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