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Come dissociarsi da una causa condominiale

9 Marzo 2021
Come dissociarsi da una causa condominiale

Dissenso alle liti di un condomino: non vale quando l’amministratore può agire senza l’autorizzazione dell’assemblea.

Se si vive in un condominio litigioso non è detto che si debbano sopportare le conseguenze di tutte le azioni giudiziali promosse dall’assemblea. La legge prevede infatti il cosiddetto dissenso alle liti all’interno del condominio: un meccanismo grazie al quale è possibile evitare di pagare le spese processuali, dovute alla controparte, nell’ipotesi in cui la causa si chiuda con una condanna del condominio.

Vediamo, più nel dettaglio, come dissociarsi da una causa condominiale, tenendo appunto conto di ciò che dice la legge e di come questa viene interpretata nelle aule giudiziarie. Ma procediamo con ordine.

Il dissenso alle liti 

Per sapere come dissociarsi da una causa condominiale bisogna leggere l’articolo 1132 del Codice civile che disciplina il funzionamento del cosiddetto dissenso alle liti. Tale norma stabilisce quanto segue. Nel caso in cui il processo, che vede coinvolto il condominio, si chiuda con una sconfitta di quest’ultimo, il singolo condomino può evitare di partecipare al pagamento delle spese processuali dovute all’avversario e stabilite dal giudice con la sentenza di condanna (spese che comunque vanno sempre divise per millesimi).

Restano però dovute tutte le somme necessarie alla partecipazione al giudizio: spese vive, imposte e parcella all’avvocato che difende il condominio. Non ci si può quindi esimere dal versare la propria quota per tali oneri. Del resto, se la sentenza dovesse dare ragione al condominio, tutti se ne avvantaggerebbero, anche coloro che hanno dissentito dalla lite. 

Dunque, il condomino dissenziente non può dissociarsi dall’obbligo di sostenere le spese propedeutiche alla causa, ma può solo dissociarsi dalle conseguenze della soccombenza. Vediamo, qui di seguito, come fare.

Come dissociarsi da una causa condominiale

Il condomino che voglia dissociarsi dalla lite – e, in tal modo, separare la propria responsabilità da quella del condominio – deve, entro 30 giorni da quando ha avuto notizia della delibera con la quale l’assemblea ha stabilito di iniziare una causa o di resistere a una causa promossa da altri, notificare apposito atto all’amministratore. 

Come chiarito dalla Cassazione [1], tale notifica non deve avvenire necessariamente con forme solenni: non è cioè richiesto l’ufficiale giudiziario. Il dissenso può essere quindi comunicato anche a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento [1]. In alternativa, deve risultare dal verbale della seduta se l’amministratore ne prende formalmente atto in tale sede. 

Come anticipato le conseguenze relative al dissenso alla lite riguardano solo le spese processuali stabilite dal giudice in caso di soccombenza (ossia di condanna del condominio): il condomino che si è dissociato dalla causa non può essere chiamato a sostenere le relative spese: l’eventuale delibera che lo prevedesse sarebbe radicalmente nulla [2]. 

Salvo che il regolamento non lo vieti espressamente [3], il condomino dissenziente può partecipare e prendere la parola nelle assemblee in cui si discuta sull’opportunità di proseguire o meno la lite. 

Se l’assemblea, prima di deliberare se intraprendere o meno un’azione giudiziaria, incarica un perito o un avvocato di redigere un parere tecnico, il costo della relativa parcella deve essere ripartito anche con il condomino dissenziente; egli non può cioè esimersi dal contribuire alla spesa richiesta dalla consulenza (sia essa tecnica o legale); si tratta infatti di un onere non riconducibile alla difesa in giudizio ma propedeutico ad essa [4]. 

La giurisprudenza ritiene che il condomino che abbia fatto causa al condominio e che abbia vinto non debba partecipare alle spese legali sostenute dal condominio stesso di cui fa parte; il suo comportamento si deve infatti ritenere assimilabile a quello del condomino dissenziente alla lite.

Quando è possibile dissociarsi da una causa condominiale?

Secondo la Cassazione [5] – per come di recente richiamata da una sentenza del tribunale di Benevento [6] – il diritto di dissociarsi da una causa del condominio non può essere esercitato per i giudizi dove l’amministratore per agire non necessita dell’autorizzazione dell’assemblea o di una successiva ratifica da parte della stessa. Si pensi al caso in cui un condomino impugna una delibera dell’assemblea (ad esempio, per mancato rispetto dei quorum, per omessa convocazione, per la genericità del contenuto dell’avviso di convocazione, ecc.): in questo caso, non è possibile il dissenso alla lite da parte del singolo condomino.

La Cassazione ha detto che «in tema di condominio negli edifici, l’amministratore può resistere all’impugnazione della delibera assembleare e può gravare la relativa decisione del giudice, senza necessità di autorizzazione o ratifica dell’assemblea, giacché l’esecuzione e la difesa delle deliberazioni assembleari rientra fra le attribuzioni proprie dello stesso».


note

[1] Cass. sent. n. 2967/1978.

[2] Cass. sent. n. 5334/1996.

[3] Cass. sent. n. 15360/2001.

[4] Trib. Firenze sent. n. 4149/2006.

[5] Cass. ord. n. 5567/21 del 1.03.2021.

[6] Trib. Benevento, sent. n. 162/2021 del 21.02.2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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